sabato, Ottobre 23

‘Frocio democristiano’

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«Frocio democristiano» ed altre lepidezze avrebbe detto Maurizio Sarri, allenatore del Napoli, a Roberto Mancini, omologo dell’Inter, durante la partita di Coppa Italia di Martedì 19 Gennaio 2016. La prima parte dell’epiteto, ‘frocio’, pare anche nella variabile «finocchio» e non si sa se pure con altri termini gergali regionali, è supposta (citazione da Totò, non ulteriore insulto dell’esuberante Sarri). Supposta, ché ci si deve affidare a quanto testimoniato dallo stesso presunto omosessuale centrista che l’ha denunciato a fine gara chiedendo la radiazione del macho comunista dal mondo del calcio, processi penali e forsanche pene corporali (del caso l’impalazione, come giusto contrappasso), in attesa della prova di telecamere, lettura di labiali e via dicendo. La seconda, ‘democristiano’, la si può più attendibilmente assumere come realmente pronunciata, stante l’autodenuncia del coach partenopeo: «Gli posso aver detto democristiano, gli posso aver detto qualsiasi cosa, ma non mi ricordo». Per la cronaca, o forse ormai per la storia, anzi ‘la Storia’ visto il peso epocale che l’episodio si avvia a rivestire, Mancini avrebbe replicato con un non tenero «Vecchio cazzone». Olè.

Non v’è al momento certezza che i due termini (‘frocio democristiano’) siano stati pronunciati affiancati in sequenza, e però ci si conceda la forzata, ma efficace, sintesi. Sarri non è peraltro nuovo alla, diciamo così, trattazione del tema. Nella stagione 2013-2014, quando ancora guidava il suo Empoli in serie B, dopo una sconfitta con il Varese sbottò di fronte alle telecamere in uno scoppiettante «Il calcio è diventato uno sport per froci. Abbiamo subìto il doppio dei falli, ma abbiamo avuto più gialli noi. E’ uno sport di contatto e in Italia si fischia molto di più che in Inghilterra con interpretazione da omosessuali». Ci permettiamo peraltro, in questa occasione, di suggerirgli di evitare la scusante ora avanzata: «Omofobo? La mia storia dice che non è vero, ho avuto e ho amici omosessuali». Sta meglio sulle labbra di Storace o Borghezio, estendibile anche a ‘negri’ ed ‘ebrei’, tutte tipologie che, a giudicare dalle appassionate dichiarazioni di amicizia che in caso di necessità vengono loro rivolte, devono avere pessime frequentazioni.

Per il resto non è che c’entri l’appena avvenuta depenalizzazione dell’ingiuria, che il Consiglio dei Ministri di Venerdì 15 Gennaio ha approvato in via definitiva nei due Decreti legislativi del ‘pacchetto depenalizzazioni’, che diviene quindi solo illecito amministrativo. Perché nei campi di calcio, tra le panchine, sugli spalti e negli studi televisivi ben altro si è sentito e si sente, con buona pace delle strepitose (in entrambi i sensi) lagnanze di Aldo Grasso sul ‘Corriere della Sera’. Lasciando libertà di interpretazione, e di insulto, a ciascheduno, ci permettiamo di proporre all’occasione anche il ricorso a ‘L’arte di insultare’ di Arthur Schopenhauer, edita in Itala da Adelphi, che già nell’Ottocento forniva utili parametri comportamentali. Una collazione di offese concretamente proferite e scagliate con assoluta ferocia contro tutto e tutti: la società, il popolo, le istituzioni, le donne, l’amore, il sesso, il matrimonio, i colleghi filosofi e professori, il genere umano, la storia… La vita insomma, con cui in generale ce l’aveva per motivi suoi. Una vera e propria ‘arte’, insegnata come nelle antiche scuole si insegnava l’etica, non con la teoria ma con l’esempio e la pratica.

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