mercoledì, Settembre 22

Friuli devastante, Salvini trionfante La botta dei Cinquestelle dimezzati e la lenta agonia PD sul tavolo per il Governo

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Una manciata di ore poi, dopo l’appena avvenuto voto regionale in Friuli-Venezia Giulia di domenica 29 aprile con lo strepitoso successo annunciato della neolega di Matteo Salvini (da quelle parti porta nel sole delle Alpi qualcosa di nuovo, anzi d’antico) che ha trainato la vittoria dell’ex centrodestra, e dopo la Direzione di quanto rimane del Partito Democratico di giovedì 3 maggio, comincia sul serio il ‘gioco’ per il primo (e ultimo?) Governo di questa diciottesima legislatura.

Il 57,2% in Friuli della coalizione salviniana (ormai, a chiamare le cose con il loro nome così va definita) aumenta di 14 punti percentuali (quattordici punti!) il già corposo successo in questa regione alle Politiche del 4 marzo scorso, quando arrivò al 43%. Con la Lega che cresce del 9%, passando da un già eccezionale 25,8% di inizio marzo al 34,9% di questo fine aprile. Cinque anni fa, alle precedenti politiche del 2013, era al 6,7%. Non occorre aggiungere altro. Silvio Berlusconi, e la sua Forza Italia, in leggero aumento causa scompaginamento altrui, un trend che lo ha portato dal 18,6% locale del 2013, al 10,7% di marzo, al 12,1% di adesso. Piccola ripresa, piccola consolazione, rispetto al Salvini triumphans. E con la terza componente Fratelli d’Italia al 5,5%, pure in modesta crescita rispetto alle politiche (5,3%), ma quasi condannata al ruolo di alleato subordinato rispetto al leader leghista.

Il risultato dei Cinquestelle è quasi drammatico in quest’ultimo passaggio. Politiche febbraio 2013 al 27,2%, Politiche marzo 2018 al 24,6%, Regionali aprile 2018 più che dimezzato all’11,7%. Ben 13 punti in meno rispetto ad appena cinquantasei giorni prima. Prosegue, invece, l’esperimento di miniaturizzazione del PD: Politiche febbraio 2013 al 24,7%, Politiche marzo 2018 al 18,7%, Regionali aprile 2018 al 18,0%, ancora in calo nonostante lo ‘spanciamento’ dei Cinquestelle, all’interno di una coalizione di Centrosinistra che arriva al 26,8% (alle Politiche 23%). Il PD ha avuto, in mezzo, l’effimero successo renziano delle Europee che in Friuli lo aveva spinto sino ad un eclatante 42,2%: un ricordo quasi ormai più triste che lieto, visto quant’è doloroso ricordare i giorni della fortuna in quelli della disgrazia. Da quelle parti rischiano di fare come quegli eredi che litigano per spartirsi i resti di un antico ricco patrimonio, quando ormai tempo e dissipazione hanno dissolto l’oggetto del contendere, danari o voti che siano. (Infine, per completezza, a queste Regionali del Friuli-Venezia Giulia il 4,3% va al Patto Autonomia di Sergio Ceccotti, realtà locale).

Allora adesso si comincia a giocare sul serio per il Governo. Saremo, almeno in questo caso, antimainstream, controcorrente rispetto alle opinioni correnti, ma al momento tutte le ipotesi (tutte) rispetto alla composizione del nuovo esecutivo rimangono pienamente sul tavolo. Con i leader e i leaderini che si incontrano, si corteggiano, si respingono, si prendono allontanano riprendono. Cercano di vincere l’avversario sfruttando la sua stessa spinta cinetica, provano ad atterrarlo o almeno ad atterrirlo. Per poi riprendere a salutarsi defilarsi spingersi attaccarsi vezzeggiarsi abbracciarsi sino alla prossima puntata. Relazioni che hanno come sottofondo la dinamica descritta da Trilussa nel suo ‘L’incontro de li sovrani’. «Bandiere e banderole, penne e pennacchi ar vento, un luccichìo d’argento de bajonette ar sole, e in mezzo a le fanfare spara er cannone e pare che t’arimbombi dentro. Ched’è? chi se festeggia? È un Re che, in mezzo ar mare, su la fregata reggia riceve un antro Re. Ecco che se l’abbraccica, ecco che lo sbaciucchia; zitto, ché adesso parleno… – Stai bene? – Grazzie. E te? e la Reggina? – Allatta. – E er Principino? – Succhia. – E er popolo? – Se gratta. – E er resto? – Va da sé… – Benissimo! – Benone! La Patria sta stranquilla; annamo a colazzione… – E er popolo lontano, rimasto su la riva, magna le nocchie e strilla: – Evviva, evviva, evviva… – E guarda la fregata sur mare che sfavilla». E così, anche ora anche qui, mentre i capi politici si incontrano e trattano, fingendo di litigare o apprezzarsi (o magari non fingendo, ma non cambia molto), il popolo si gratta mentre aspetta l’inevitabile fregata.

 

NB L’icastica chiosa finale di questo pezzo è intrisa di insopportabile qualunquismo, motivo per cui l’Autore del medesimo ci tiene a dissociarsi de sé stesso. Ma anche a lui, a volte, vengono in mente idee che non condivide. E di questi tempi, spesso.

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