martedì, Maggio 18

Fratelli Musulmani alla conquista dell'Europa – parte 3

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Beirut Nella sezione delle politiche della Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europa, si legge anche una serie di tendenze generali rappresentative di un’ottima risposta all’evoluzione della presenza islamica in corso in Europa e del grado di adeguatezza e gratificazione della Federazione in questa realtà. Queste politiche sono le seguenti:

  1. Considerazione del bene superiore dell’islam e dei musulmani in Europa al di sopra degli interessi regionali, settari, di partito, ecc.
  2. Interesse nella collaborazione e nell’avvicinamento con tutti i devoti in linea con gli obiettivi della Federazione e creazione di relazioni di conoscenza reciproca e allineamento con tutti gli attivisti dell’islam, evitando qualsiasi scontro.
  3. Apertura alla società e costruzione di relazioni di collaborazione con diverse parti, specialmente quelle che servono gli interessi dei musulmani e sostengono la questione del dialogo.
  4. Necessità di trattare con moderazione e realismo le questioni dei musulmani in Europa e le prese di posizione rispetto alle questioni dei musulmani al di fuori dell’Europa.
  5. Svolgimento delle attività all’interno delle cornici legali e desiderio di sfruttare le possibilità concesse dalle leggi.

Johnson cita nel suo studio altri obiettivi, considerati i più importanti nell’agenda dei Fratelli, che trovano espressione nell’assimilazione dei musulmani degli stati europei e degli Stati Uniti nel modello dei Fratelli Musulmani. Dall’abolizione del califfato islamico nel 1924, i musulmani non hanno più avuto un’istituzione dominante, una sorta di ombrello che li comprendesse tutti, perciò l’associazione si è assicurata di riuscire a offrire, sfruttando le sue capacità organizzative straordinarie, quell’istituzione comprensiva sostitutiva, anche se in forma teorica, che parlasse a nome dell’islam e riunisse i musulmani sparsi per il mondo. E in effetti in mezzo secolo, a partire dal suo insediamento nel continente europeo, l’associazione è stata in grado di dirigersi con passo saldo e determinato verso questo ruolo.

Allo stesso modo, Johnson si sofferma sul ruolo dei Fratelli come ombrello, o come stato teorico, per riunire l’islam nell’Occidente cristiano, rivolgendo l’attenzione al fatto che non è una coincidenza che la stragrande maggioranza dei finanziatori e dei benefattori delle diverse organizzazioni appartenenti all’associazione siano non europei di diverse nazionalità, che considerano l’associazione dei Fratelli un ombrello che riunisce tutti. La strategia dell’ombrello dominante, o dello stato comprensivo, nell’agenda dei Fratelli, riflette in qualche modo un’altra differenza sostanziale tra il lavoro dei Fratelli nei due contesti arabo a maggioranza musulmana e occidentale a maggioranza cristiana. L’associazione dei Fratelli, nel secondo contesto, non è l’organizzazione di massa che è nel primo, è invece un gruppo d’élite, poiché i membri effettivamente appartenenti all’associazione non sono più di una manciata di organizzatori che si assumono il compito di introdurre le strutture dell’associazione perché diventi simbolo dell’islam nell’Occidente cristiano. I membri nel Centro Islamico di Monaco e di tutte le organizzazioni che da esso sono derivate, secondo lo studio di Johnson, sono poche decine, non centinaia, migliaia o tantomeno milioni, come avviene invece in Egitto, per esempio, anzi, non vivono neppure nella città, e probabilmente nemmeno in Germania, e negano la possibilità di adesione ai turchi musulmani, che costituiscono più del 90% della comunità musulmana di Monaco dagli anni ’70 del secolo scorso; i membri e i leader tutti, secondo Johnson, continuano ad accumulare figure di comando emblematiche (l’élite) che godono di capacità organizzative in grado di servire l’agenda dei Fratelli nel contesto europeo.

 

Revisioni sul piano della performance istituzionale

Col passaggio dell’attività dalla fase della segretezza alla fase pubblica, dalla performance organizzativa vincolata alla segretezza all’ampio respiro del lavoro istituzionale manifesto, sono state effettuate revisioni molto importanti sul piano della performance istituzionale, che è possibile riassumere come segue:

1. Livello della formulazione dello statuto dell’Associazione dei Musulmani della Gran Bretagna, conclusa in forma definitiva e riconosciuta da parte del Consiglio della Shura convocato a Markfield in data 19/08/2001. Nella sua formulazione finale, lo statuto è considerato un documento istituzionale di grande importanza poiché la definizione degli obiettivi generali dell’Associazione nelle premesse fondamentali e il testo definitivo chiariscono, in forma legale, che l’Associazione adotta tutti i mezzi predisposti dalle leggi e dalla shari‘a per la realizzazione dei suoi obiettivi. Poi lo statuto passa al paragrafo dell’adesione per aprirla in maniera ampia e chiara, ne spiega gradi e condizioni, chiarisce la struttura amministrativa dell’Associazione con tutti i suoi livelli, i diritti e i doveri di ognuno di essi e, sulla base di tutto questo, stabilisce il principio del lavoro istituzionale dell’Associazione dei Musulmani della Gran Bretagna.

2. Livello dello studio dei diritti e dei doveri istituzionali: è diventato un diritto di ogni singolo membro dell’Associazione la conoscenza, fin dal primo momento dell’adesione e dell’ingresso nell’Associazione dei Musulmani della Gran Bretagna, dei suoi diritti e dei suoi doveri in questa istituzione. Questo rappresenta un salto di qualità causato dalla natura dell’istituzione e dalla particolare performance da essa richiesta. Mentre prima le normative che regolavano diritti e doveri erano segrete e ne venivano a conoscenza soltanto i membri di un certo livello, il manifesto dei diritti e dei doveri è diventato pubblico ed è stato messo in circolazione facilmente tra tutti gli interni e gli esterni all’istituzione.

3. Livello delle procedure e della contabilità istituzionale: la natura del lavoro segreto imponeva ancora una certa segretezza sulle relazioni presentate alle istituzioni ai vertici dell’associazione, ma l’estensione di questa segretezza poteva aumentare o diminuire al variare delle situazioni e delle condizioni di sicurezza. Dopo il passaggio al lavoro istituzionale legale, tutte le relazioni che i vertici esecutivi erano tenuti a presentare al Consiglio della Shura, o che le regioni erano tenute a presentare ai vertici esecutivi o della Shura, sono state messe a disposizione di tutti i membri dell’Associazione, i quali avevano diritto di prenderne visione e di conoscere le modalità esecutive dell’Associazione. Analogamente, è divenuto un diritto di ogni membro della conferenza generale quello di ricevere le relazioni dei vertici (della Shura o esecutivi) un certo periodo prima dell’incontro, in modo da avere un tempo sufficiente per studiarle, analizzarle e porre domande in merito, mentre in precedenza la segretezza imponeva spesso che le relazioni fossero distribuite al momento dell’arrivo alla conferenza e potevano essere ricevute persino oralmente, in base al livello di segretezza dell’attività.

 

Revisioni sul piano del metodo e dei programmi di formazione

L’evoluzione degli scopi generali dell’attività come risultato di lunghe revisioni determinò l’inizio di un cambiamento sul piano dei programmi di formazione, e cominciò a essere introdotto un lessico nuovo che rifletteva un maggiore interesse per la realtà europea e le sue esigenze di pensiero e propaganda. Chiunque esamini tutti i programmi approvati dall’Associazione dei Musulmani della Gran Bretagna, in cui il gruppo si impegna a seguire quanto proposto dalla Federazione delle Organizzazioni Islamiche in Europa, osserverà che le revisioni a questo proposito sono ancora deboli e lontane dal livello richiesto.

 

Revisioni sul piano del discorso di propaganda e del movimento

Il discorso del movimento fin dalla sua apparizione si è lasciato influenzare dalla natura degli obiettivi e delle revisioni di cui abbiamo parlato. Nel momento in cui gli obiettivi del movimento nel loro insieme erano concentrati sul sostegno alle questioni dei musulmani nel Mashreq islamico e dell’operato islamico, che era violentemente attaccato in Egitto, Siria, Iraq, ecc., il discorso del movimento nel suo complesso ruotava attorno a tali questioni. Con l’evoluzione degli obiettivi e la revisione degli interessi, questo discorso cambiò e iniziò a rispondere alle esigenze della realtà europea.

Se volessimo semplificare le revisioni sul piano del discorso, dovremmo analizzare questo discorso e il percorso delle sue revisioni dall’inizio fino ai giorni nostri nella maniera seguente:

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