domenica, Ottobre 24

Fratelli d’Italia, l’Italia s’è persa

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«Questo popolo di santi, di poeti, di navigatori, di nipoti, di cognati», diceva Ennio Flaiano. E di una «Italia fondata sui cognati», parlava Enzo Biagi (se non era lui, è comunque ben attribuita). La novità è che la linea dei legami familiari si accorcia e siamo tornati all’Italia dei fratelli. Che già Romolo e Remo… Adesso è l’Italia dei ‘Fratelli Pizza’, Pino & Lino, Giuseppe e Raffaele, che invece di benedire Dio della fortuna di un marchio bell’e pronto ed avviarsi ad una sana e magari importante attività di ristorazione nazionale ed internazionale, avrebbero preferito bordeggiare a fil di politica. E intrallazzi, almeno stando alle prime risultanze giudiziarie ed investigative dell’inchiesta ‘Labirinto’ i cui risvolti ‘pubblici’ sono iniziati nelle prime ore di lunedì 4 luglio 2016. Le radici stanno nella nuova indagine della Procura di Roma, guidata da Giuseppe Pignatone, condotta operativamente dal Nucleo centrale valutario della Guardia di Finanza. Un intreccio di tangenti che coinvolge politici, funzionari e imprenditori, finalizzato agli appalti dei ministeri. E in cui sputano i fratelli Alfanofratelli Alfano, Angelino & Alessandro. Il primo presunto Ministro dell’Interno, non indagato, il secondo pesantemente coinvolto almeno da un’intercettazione che vede a colloquio un Pizza ed un collaboratore del supposto Ministro.

E’ tornata alla grande (o alla piccola, ma mica tanto piccola) l’Italia dei faccendieri e degli strani figuri. I Pio Pompa e i Renato Betulla Farina, i Roberto Celeste Formigoni ed i Filippo Penati, i Luigi Bisignani ed i Maurizio Gasparri, i Renato Ringhio Brunetta e tutti gli altri epigoni. Antichi e nuovi magliari, ritornanti personaggi da inimitabilmente nostra Commedia dell’arte, penalmente responsabili o meno che siano. E se l’Italia dei cognati viene momentaneamente soppiantata da quella dei fratelli spiace, al momento, che ‘Fratelli d’Italia’ sia non casualmente il peraltro glorioso nome dell’Inno nazionale. E allora, all’epoca di Goffredo Mameli e di Michele Novaro i due patrioti che rispettivamente lo scrissero e musicarono, stava per qualcosa di bello e significativo. Adesso già faceva pensare più che altro a Ignazio La Rissa La Russa e Giorgia Meloni ed alla loro creaturina politica, se poi ci si mettono anche gli ultimi avvenimenti, la tristezza domina.

Abbiamo ricominciato questa narrazione con ‘L’Italia di Pizza e fichi’ su ‘L’Indro’ ne ‘il Contrappunto’ del 4 luglio 2016. «Peccato, Italia» pensavamo, ma il peccato vero è degli italiani. Ché da un lato l’Italia della famiglia è sempre lei. Resiste a tutto. «E’ una persona di cui mi fido ciecamente, anche perché è il compagno di mia sorella» aveva detto ad inizio di questa legislatura, nel 2013, Riccardo Fraccaro, deputato del Movimento Cinque Stelle, cui tuttora appartiene, eletto in Trentino Alto Adige e posto addirittura nel delicato compito di Segretario dell’Ufficio di presidenza della Camera. Lo faceva specificando il perché di un compito che a quel volenteroso giovane montanaro veniva attribuito: «Sto cercando di poter dare dei soldi, magari 600 euro al mese a un trentino e altri 600 un altro mese a un altoatesino, di supporto alla realtà locale». Il ‘familismo amorale’ resiste a tutto e tutti, ed è una delle nostre principali tabe. Il ‘Tengo famiglia’, che sempre secondo Flaiano avrebbe dovuto assurgere a motto patrio («Sulla bandiera italiana dovrebbe esserci la scritta: tengo famiglia») è uno dei nostri più pericolosi talloni d’Achille. Mentre dovrebbe essere invece, in realtà, fonte di comportamenti altamente morali, ché proprio a quella ‘famiglia’ bisognerebbe essere orgogliosi di poter poi rispondere. Quanto a quel che si sta delineando, e le cui conseguenze rischiano di divenire di ora in ora sempre più pesanti per il Governo stesso causa coinvolgimento dell’architravico Ministro alla guida anche del Nuovo Centro Destra, attendiamo comunque prudentemente il procedere dell’inchiesta. Restando soprattutto in fiduciosa attesa che ‘fratelli d’Italia’ torni presto un bel modo di dire, e di fare.

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