mercoledì, Luglio 28

Francis Lemarque, il poeta schiavo di una canzone Il 20 aprile 2002 muore il poeta, musicista e cantante Francis Lemarque, cantore della Parigi intellettuale

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Il 20 aprile 2002 muore il poeta, musicista e cantante Francis Lemarque. Amico di Jacques Prévert è uno degli animatori musicali delle notti dell’intellettualità parigina oltre che uno dei simboli musicali della Parigi degli chansonniers.
Ha scritto storie di vita, brani di protesta e feroci satire contro la società che lo circonda eppure la sua popolarità nel mondo si regge ancora oggi quasi esclusivamente su ‘À Paris, un suo brano divenuto uno standard internazionale. Lui non se n’è mai lamentato anche se quella canzone rischia di non rendere giustizia a un percorso artistico come il suo.

Nasce il 25 novembre 1917 a Parigi. All’anagrafe è registrato come Nathan Korb, figlio di una delle migliaia di coppie di giovani ebrei arrivati in Francia dopo essere fuggiti dall’incubo dei ‘pogrom‘, i massacri antisemiti che periodicamente infiammano i Paesi dell’Europa dell’Est.
L’infanzia trascorre senza troppi scossoni nel quartiere della Bastille, dove il padre ha un apprezzato laboratorio di sartoria e dove la famiglia vive in un appartamento situato al primo piano di un palazzo in Rue de Lappe, proprio sopra il Bal de Trois Colonnes, uno dei più frequentati locali da ballo della zona.
Nel 1928, a soli undici anni, lascia la scuola per lavorare in un’officina. Negli anni Trenta  forma un duo musicale con suo fratello ma lo scoppio della seconda guerra mondiale cambia tutto, soprattutto per una famiglia ebrea nella Parigi occupata dai nazisti.
Nel 1940 riesce a sfuggire alla rete degli occupanti e dei loro collaboratori e si rifugia a Marsiglia. Qui incontra Jacques Canetti, uno dei più geniali impresari dell’epoca che gli dà una mano e qualche consiglio. È proprio lui a suggerirgli il nome d’arte di Francis Lemarque e a trovargli qualche scrittura nelle colonie francesi del Nord Africa dove si esibisce accompagnato dalla chitarra di Django Reinhardt.
Quando gli arriva la notizia che sua madre è stata deportata perché ebrea, capisce che non si può più stare a guardare nell’attesa che tutto passi. Lascia la musica ed entra nella Resistenza con il falso nome di Mathieu Horbet. Catturato viene rinchiuso in prigione. Non ci resta per molto. Liberato con un po’ di fortuna e tanta inventiva torna in azione guidando un gruppo di combattenti con il nome di Lieutenant Marc.

Dopo la Liberazione di Parigi torna nella capitale giusto in tempo per vivere l’eccitante esperienza della Comune artistica di St. Germain-des-Prés dove musica, poesia, letteratura, pittura, cinema e teatro s’incontrano. Nel 1946 assiste per caso a un concerto di Yves Montand, un talentuoso interprete d’origine italiana che gode della protezione e del sostegno di Edith Piaf. Colpito dalla straordinaria verve comunicativa di quel cantante prova a scrivere alcuni brani disegnandoli sulle sue caratteristiche vocali e interpretative. Nasce così una collaborazione benedetta dal successo straordinario di brani come ‘Ma douce vallée’, ‘Bal petit bal’ e, soprattutto, ‘À Paris’.

Nel 1949 Francis Lemarque, ormai considerato uno dei grandi autori di successo della canzone francese, pubblica anche i primi dischi come interprete. Nel 1951 vince per prima volta il prestigioso Prix Charles-Cross.
Nel dicembre del 1996 i principali interpreti della canzone francese lo omaggiano all’Auditorium des Halles di Parigi con una serata dedicata alle sue composizioni. Il tempo, però, non gli è amico. Uno dopo l’altro gli uomini e le donne che l’hanno accompagnato nella sua lunga carriera se ne vanno e il 20 aprile 2002 anche lui chiude per sempre gli occhi a Varenne-Saint-Hilare, in una casa ai bordi della Marna che dagli anni Cinquanta era diventata il suo rifugio.

 

 

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