sabato, Giugno 25

Francia: Zemmour alla ribalta dal seminterrato ideologico del Front National Eric Zemmour con 'Reconquete' è figlio dell'etnonazionalismo che un tempo è stato del Front National, sintomo di una Francia e di un mondo occidentale profondamente travagliati, incarnazione della paura

0

Eric Zemmour, l’outsider dell’estrema destra francese, il nazionalista ‘ebreo berbero’ (è di origine ebrea algerina), come ama definirsi, il novello Trump di Francia, sabato 4 dicembre, a pochi giorni dall’ufficializzazione della sua candidatura alle presidenziali 2022, avvenuta il 30 novembre, ha tenuto il suo primo comizio elettorale, a Villepinte, alle porte di Parigi, nel corso del quale ha presentato il suo partito, ‘Reconquete‘.

Più che un comizio è parsa una gran scazzottata, dove di mezzo ci è finito pure lui, il candidato che dovrebbericonquistarela Francia a se stessa e alle sue radici -‘Reconquista’ si richiama alla ‘Reconquista‘ che nel Medioevo permise ai regni cristiani della penisola iberica di riprendersi i territori occupati dall’Islam, con la conquista finale di Granada nel 1492- una Francia secondo lui in declino.
Il suo programma, secondo quanto emerso dal comizio di sabato, è sintetizzabile in: «immigrazione zero diventerà un obiettivo chiaro della nostra politica» -convinto come è che la Francia sia ‘sommersa’ dall’immigrazione e che rischi di «perdere la propria identità» sotto l’influenza dell’Islam, che secondo lui è «incompatibile» con i valori occidentali-, «eliminare gli aiuti sociali agli stranieri extra-europei, abolire l’aiuto medico di Stato» agli stranieri e ai migranti. E poi, via lo ius soli ed «espellere sistematicamente tutti i clandestini presenti sul territorio francese». Il tutto giurando di «non essere razzista, tutto ciò che vogliamo è difendere la nostra eredità», anzi, si è detto desideroso di «tendere la mano» a «quei musulmani che vogliono diventare nostri fratelli», assimilandosi alla società francese, ma si propone di vietare alle famiglie di dare nomi di battesimo non francesi ai bambini.

Un programma fedele al personaggio: fan della teoria razzista delGrand Remplacement‘, resa famosa dai suprematisti bianchi a Charlottesville nel 2017 -‘le Grand Remplacement postula che la popolazione europea bianca sia sotto un assalto culturale e demografico da parte di non europei, in particolare nordafricani, turchi e sub-sahariani, sotto forma di migrazione di massa-, sostenendo che i datori di lavoro hanno il diritto di rifiutare candidati neri o arabi, e stato condannato due volte per incitamento all’odio, difensore del regime di Vichy, ha paragonato l’Islam al nazismo, crede che la politica sia un affare per uomini, mentre le donne dovrebbero fare figli e dedicarsi alla loro cura.
Nell’annunciare la candidatura ha detto
«nessun altro politico ha il coraggio di salvare il Paese dal tragico destino che lo attende». «Ho deciso di candidarmi alle elezioni presidenziali in modo che i nostri figli e nipoti non soffrano di barbarie, in modo che le nostre ragazze non siano velate… in modo che possano ereditare una Francia come era conosciuta dai nostri antenati», dove antenati sta per gli antenati della ‘Francia bianca che fu’: da Giovanna D’Arco a Napoleone a De Gaulle.
Di Donald Trump ha detto che «è riuscito a unire le classi lavoratrici e la borghesia patriottica. Questo è quello che ho sognato… per 20 anni». Infatti, la campagna che sta conducendo è molto trumpiana, nello stile, nelle battute, nella capacità di attrarre pubblico anche solo per farsi stupire. «Zemmour spera che le sue stridenti proposte di immigrazione e l’industria francese attireranno le classi lavoratrici e che le sue connessioni nei circoli parigini aiutino a portare a bordo la borghesia francese, una combinazione che, in parte, riflette l’approccio di Trump», affermaPolitico. «Più direttamente, le continue provocazioni di Zemmour, gli attacchi all’establishment dei media e l’amore per i social media sono una pagina presa direttamente dal playbook di Trump».

Prima ancora di candidarsi ufficialmente, l’ex polemista aveva già sconvolto la Francia,riuscendo a imporre la sua agenda politica di sicurezza e identità nel dibattito pubblico. Ci è riuscito per una serie di ragioni. In primo luogo perchè gran parte degli osservatori concordano che il Paese si è spostato molto a destra, e, in questo spostamento, le posizioni del Presidente Emmanuel Macron e quelle della destra estrema del Rassemblement National di Marine Le Pen sono sempre meno distanti, considerando che Le Pen ha assunto un tratto più moderato al fine di attrarre il voto della destra moderata, se non proprio di centrodestra, dall’altro Macron ha dovuto tener conto del fatto che il Covid-19 ha rafforzato gli impulsi conservatori dei francesi, con una maggioranza che chiede di chiudere ulteriormente il Paese agli stranieri e che è preoccupata per l’economia, in particolare la tenuta del potere di acquisto, il che ha determinato, appunto, lospostamento a destra nella politica post-pandemia.
Ora c’è da attendersi una campagna elettorale per le presidenziali infuocata e «fonte di preoccupazione per i vicini europei», per dirla con Dominique Moïsi, Visiting Research Professor al King’s College di Londra e consigliere speciale per la geopolitica dell’Institut Montaigne, il quale definisce il candidatoThe Embodiment of Fear‘, ‘l’incarnazione della paura‘. La paura dell’Europa difronte a uno Zemmour che «scivola nelle crepe di un sistema politico di fronte allo sgretolamento della tradizionale divisione destra/sinistra a favore dell’ascesa dei partiti politici estremi». Premettendo che «stabilendo la sua carriera nella continuità delle eredità di Bonaparte e del generale de Gaulle, Eric Zemmour non dovrebbe provocare altro che enormi risate», Moïsi, afferma però che Zemmour deve essere preso sul serio. «Non in sé e per sé, ma come sintomo di una Francia e di un mondo occidentale profondamente travagliati». «Ci sono pericolose somiglianze con gli anni ’30 nella sua ascesa al potere, nella sua stessa retorica, ma ancor di più nei dibattiti che accende». Per questo, «i valori di tolleranza, uguaglianza, giustizia, decenza -o semplice rispetto l’accuratezza storica- dovrebbero mobilitarci contro Zemmour. A differenza del generale de Gaulle, non cerca di unire i francesi, ma di dividerli e polarizzarli,fino a una possibile guerra civile».
«
Zemmour incarna una Francia che dubita e una che ha paura. E questa paura prevale», afferma Moïsi, e prosegue: «l’immagine che la Francia sta attualmente proiettando nel mondo è preoccupante. Il Paese deve trovarsi in uno stato molto grave se [Zemmour] raccoglie più del 15% di intenzioni di voto per un’agenda politica basata sulla paura e sull’odio, guidata da un candidato guidato da un sentimento di umiliazione e da un personale desiderio di vendetta». «Per contrastare la pericolosa miscela di manipolazione e cinismo portata dalle abili provocazioni di Zemmour, rimangono solo due soluzioni: la moderazione appassionata e il buon senso etico. Ciò richiede fermezza e chiarezza. Non è l’islamismo a costituire la principale minaccia per la Francia, ma un’evoluzione ‘all’americana’ verso l’estrema polarizzazione della nostra società».

Nel 2017, alla vigilia delle elezioni presidenziali francesi che hanno visto vincitore Macron,Robert Zaretsky, docente di storia all’HonorsCollege dell’Università di Houston, pubblicava su ‘Foreign Policy‘, un intervento che conviene rileggere.
Zaretsky esordiva dicendo che in attesa del voto, «in bilico non è solo il futuro della Francia, ma anche quello dell’Europa», «quella basata sulle istituzioni e le leggi dell’Unione europea». A mettere in bilico quella Europa, allora, c’era il Front National con Marine Le Pen, «la candidata per il partito di estrema destra del Front National, ha incentrato la sua campagna sul ricentramento della Francia come Nazione sovrana», scriveva Zaretsky, facendo riferimento al proposito di Le Pen di portare la Francia fuori dall’Europa -oggi quello non è più l’obiettivo e il Front National ha cambiato nome in Rassemblement National. Robert Zaretsky consigliava a Le Pen di andarsi a vedere i «progetti per un’Europa alternativa»che poteva trovare nel «seminterrato ideologico del suo partito. Se si avventurasse lì, Le Pen scoprirebbe -o riscoprirebbe- gli scritti di pensatori associati alla cosiddetta Nouvelle Droite, o Nuova Destra francese». «Disprezzando i valori universali dell’Illuminismo che sono alla base dell’UE, questi pensatori propongono invece un’Europa unita tenuta insieme da quelle che, ai loro occhi, sono le inconfutabili e irresistibili pretese di razza ed etnia».
Zaretsky, nel suo intervento, ricostruisce il percorso ideologico dell’etnonazionalismo, da Jean Thiriart -cofondatore di Jeune Europe, «un movimento che inizialmente trovò un terreno comune con i membri dell’Organizzazione Armée Secrète, il gruppo paramilitare e terrorista francese contrario all’indipendenza dell’Algeria da Francia»-, il cui posto «nel sistema solare di estrema destra assomiglia a un esopianeta», ad Alain de Benoist -fondatore di GRECE, think tank etno-nazionalista francese al quale si deve il termine Nuova Destra.

Benoist sostiene che la divisione tra sinistra e destra è obsoleta; con il terminedestra‘, afferma Benoist, si intende «l’atteggiamento che considera la diversità del mondo, e di conseguenza le relative disuguaglianze da esso necessariamente prodotte, come un bene, e la graduale omogeneizzazione del mondo,auspicata e realizzata dall’ideologia egualitaria,un male». Benoist, dice Zaretsky, «ha sfidato l’intero spettro dei partiti politici tradizionali in Francia. Conservatori non meno che progressisti, gollisti non meno che socialisti, trovarono poco terreno comune con il territorio delimitato da Benoist».

Molti degli aderenti a GRECE si sono poi spostati, negli anni ’80 e ’90, verso il Front National. «Non sorprende che, dato l’acronimo della sua istituzione, Benoist localizzi la propria eredità europea nell’antica (e pagana) Grecia. L’antica Grecia tende ad esaltare i valori razziali, che presuppongono differenze razziali. Benoist sfuma abilmente il confine tra razza e cultura, valore e differenza, è un’ideologia razzista, secondo gran parte degli osservatori. Jean-Marie Le Pen ha visto in Benoist un garante intellettuale della sua visione del mondo razzista», che combatte, come disse tempo fa Jean-Marie Le Pen, «per salvare l’Europa boreale [del nord]e il mondo bianco». «Invocando l’affermazione tossica che gli europei discendono da una razzaartica‘ o ariana», afferma Robert Zaretsky, «il vecchio Le Pen, e in effetti Benoist, non è solo. Scrittori come Jean Raspail (uno degli autori preferiti di Steve Bannon), Eric Zemmour e Renaud Camus mettono tutti in guardia contro ciò che Renaud ha descritto come ‘le Grand Remplacement‘ –vale a dire, la minaccia che l’immigrazione e la globalizzazione rappresentano per il carattere razziale dell’Europa». Secondo Benoist, «l’Occidente sta barcollando verso la fine della sua giornata». La prognosi di Benoist è cupa: «Il mondo sembra essere entrato in una fase implosiva, anzi, terminale».
«Sebbene non tutte le loro preoccupazioni si sovrappongano», dice Zaretsky, «
GRECE e ilFront National continuano a condividere profonde affinità», con una Marine Le Pen che«condivide la stessa visione apocalittica del conflitto tra Oriente e Occidente che si trova negli scritti di Benoist (oltre a quelli del saggista Eric Zemmour e del romanziere Michel Houellebecq)» . Questo lo stato dell’arte nel 2017.
Nel 2021 il Front National è sostituito dal Rassemblement National, e la sfida per l’Eliseo si prevede veda in campo non Marine Le Pen, (anche se i sondaggi sono ancora molto poco indicativi) bensì Eric Zemmour.
Da considerare, a voler guardare i sondaggi, che sommando le intenzioni di voto di Le Pen, Zemmour e Valérie Pécresse, presentata dalla destra neogollista del partito Les Républicains, si arriva a quota tra 44% e 45%. Circa la metà dei francesi.
«Quello che era iniziato come uno sforzo apparentemente donchisciottesco negli anni ’60 per influenzare le idee dei leader politici e culturali sul tema dell’Europa è ora, mezzo secolo dopo, una visione del mondo sempre più diffusa e tossica.
È un’immagine dell’Europa unita di oggi proiettata in uno specchio oscuro del pensiero apocalittico e razzista. Nel caso della Francia, gli elettori decideranno se quelle idee si sposteranno o meno dal discorso intellettuale alla politica statale», concludeva, il 7 marzo 2017, Robert Zaretsky. La conclusione al 7 dicembre 2021 è ancora la stessa, sono solo cambiati i protagonisti. 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->