sabato, Settembre 18

Francia, verso il reato di prostituzione field_506ffb1d3dbe2

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Parigi – Come si suol dire, la prostituzione è il mestiere più antico del mondo. E anche uno di quelli che accende più facilmente il dibattito. In Francia, la questione è tornata d’attualità a causa di una nuova proposta di legge sulla penalizzazione dei clienti della prostituzione. Il progetto è arrivato all’Assemblea Nazionale (la Camera francese) lo scorso 29 novembre, e domani l’Assemblea Nazionale sarà chiamata esprimere il voto definitivo.

Se ne parlava già dal mese di settembre, di questa legge, quando la deputata socialista Maud Olivier ha presentato un rapporto sull’argomento ai suoi compagni di partito. Oggi relatrice del disegno di legge, insieme a Guy Geoffroy (UMP, centro destra), Olivier può contare sul sostegno di alcune figure di spicco, come il Ministro delle Pari Opportunità Najat Vallaud-Belkacem; ma sono in molti, anche nel suo schieramento politico, a opporsi a questo progetto. 

Che cosa prevede questa famigerata proposta? Tra le misure principali c’è quella di sanzionare i clienti della prostituzione  -un’attività tollerata in Francia, all’infuori dello sfruttamento-  con una multa di 1500 euro, il doppio in caso di recidiva. Saranno creati anche degli stage «di sensibilizzazione alle condizioni di esercizio della prostituzione», simili a quelli imposti, ad esempio, ai consumatori di sostanze stupefacenti. La legge prevede, inoltre, di lottare contro i siti Internet legati al racket e di abolire il delitto di adescamento passivo. Infine, dovrebbero essere creati dei «percorsi di uscita dalla prostituzione» e altri strumenti di accompagnamento per le persone che desiderano abbandonare la strada. ‘Persone’ perché il testo, secondo i suoi sostenitori, non fa differenza tra i sessi e sarà applicato uniformemente a chi si prostituisce

Non appena il contenuto della proposta ha cominciato a circolare, il dibattito è esploso. Pro e contro si sono scatenati alla radio, alla tv e sui giornali, ciascuno brandendo le proprie cifre. Il problema è che è difficile stabilire delle statistiche con certezza, in un mondo sommerso legato, in gran parte, alla criminalità. 

Secondo un rapporto parlamentare del 2011, basato sulle cifre dell’OCRTEH (Ufficio Centrale per la Repressione della Tratta degli Esseri Umani), un’organizzazione legata alla Polizia Giudiziaria, ci sarebbero 20.000 prostitute (di ogni sesso) in Francia. Questa cifra, però, si basa sull’attività della Polizia, e quindi essenzialmente sugli arresti di chi lavora in strada, senza tener conto di quanto accade nei bar, nei centri di massaggi, su Internet, e così via. «Solo la prostituzione visibile è quantificata», contesta lo STRASS, il Sindacato del Lavoro Sessuale. Secondo le diverse stime, il numero delle prostitute potrebbe elevarsi fino a 40.000.

Gli uomini rappresenterebbero tra il 10% e il 20% delle prostitute, almeno per quanto riguarda la prostituzione per strada, e sarebbero in maggioranza transgender (travestiti o transessuali). Le cifre oscillano anche per quanto riguarda la prostituzione minorile, che riguarderebbe tra le 4.000 e le 8.000 persone, secondo le diverse associazioni. Anche il fenomeno delle persone anziane costrette a vendere il proprio corpo è difficilmente quantificabile.

Per quanto riguarda l’origine delle prostitute, il 90% sarebbero straniere, e di frequente in una situazione irregolare. Anche in questo caso, lo STRASS mette questi numeri in discussione, denunciando «l’amalgama tra le prostitute migranti e le vittime della tratta», pur riconoscendo che i clandestini (e le clandestine) sono più esposti al racket dello sfruttamento sessuale. Un racket che, dopo la caduta del Muro di Berlino e l’apertura delle frontiere, avrebbe preso delle proporzioni tentacolari secondo l’OCRTEH. 

La proposta di legge è sostenuta strenuamente da alcuni deputati. In primis, ça va sans dire, da Maud Olivier. «Questo testo s’iscrive nella continuità delle leggi contro le violenze fatte alle donne», ha dichiarato la deputata il 29 novembre, all’Assemblea Nazionale. A chi afferma che la prostituzione può essere una scelta di vita, Olivier replica che «il 90% delle prostitute sono vittime dello sfruttamento». Dal punto di vista giuridico, infine, la deputata sottolinea che il codice civile francese istituisce «il principio della non patrimonialità del corpo umano»

Questa posizione abolizionista ha incontrato il sostegno di altri rappresentanti politici, in particolare a sinistra, tra cui spicca il Ministro Najat Vallaud-Belkacem, che è anche portavoce del Governo. Nella società civile, la proposta è stata accolta favorevolmente da alcune associazioni che si occupano delle difesa e della re-inserzione delle prostitute, da alcuni collettivi femministi e da un gruppo di medici, capeggiato dal genetista Axel Kahn; questi ultimi, in un articolo pubblicato da Le Monde, hanno ricordato che la prostituzione non è solo un veicolo di trasmissione delle malattie sessuali, ma anche una fonte di «violenze, stupri, aggressioni e traumi» di cui spesso l’opinione pubblica non è sufficientemente consapevole.

A proposito di opinione pubblica, la posizione dei cittadini in merito alla proposta di Olivier sembra essere ambigua. Un sondaggio TNS Sofres di qualche tempo fa, ordinato dal Governo, indicava che il 73% dei francesi pensa che «la lotta contro la prostituzione passa anche attraverso la responsabilizzazione del cliente». Eppure, secondo un sondaggio CSA/BFM TV di qualche giorno fa, il 68% della popolazione è contrario alla «condanna giudiziaria dei clienti delle prostitute», una percentuale che aumenta tra gli uomini (79%) e gli over 35 (dal 72 all’82%). Insomma, la sensibilizzazione sì, l’abolizionismo, per ora, no.

Anche le associazioni mediche e femministe non sono tutte favorevoli alla penalizzazione dei clienti. Alcuni parlano di «regressione sociale», sottolineando che i clienti e le prostitute saranno spinti alla clandestinità, rafforzando il racket e aggravando i rischi sanitari per chi si prostituisce, visto che l’attività sfuggirà ad ogni forma di controllo e prevenzione. Anche lo STRASS insiste sul pericolo della precarizzazione e della stigmatizzazione, e parla di «un approccio ideologico»

Le stesse argomentazioni si ritrovano in una petizione firmata da ventisei parlamentari di tutti gli schieramenti, secondo cui la legge «è un testo d’ispirazione moralizzatrice, marcato da una preoccupazione d’igienismo sociale». Alcuni, invece, insorgono contro l’abolizione del reato di adescamento passivo, giudicato uno strumento molto utile nella lotta contro il racket. Il Ministro dell’Interno Manuel Valls, inizialmente ostile a questo aspetto della legge, sembra aver ammorbidito le sue posizioni, anche se ha insistito sulla necessità di ottenere «altri mezzi di informazione» per combattere lo sfruttamento e individuare le organizzazioni criminali. 

Infine, ha fatto molto discutere il ‘Manifeste des 343 salauds‘ (il Manifesto dei 343 maiali’), intitolato ‘Touche pas à ma pute‘ (non toccare la mia puttana); il testo, pubblicato dalla rivista ‘Causeur’ e firmato da alcune personalità note al grande pubblico, insisteva sulla difesa della «libertà», con un tono che si autoproclamava umoristico. Le affermazioni maschiliste e il riferimento al ‘Manifeste des 343 salopes‘ (‘Manifesto delle 343 puttane‘), pubblicato nel 1971, in difesa del diritto di abortire, sono stati giudicati fuori luogo. Il principio della libertà, però, è stato ripreso anche da altri opinionisti. 

Il testo della proposta di legge tornerà all’Assemblea Nazionale domani 4 dicembre, per un voto definitivo. Non è detta l’ultima parola, ma è molto probabile che sia approvato.

 

 

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