venerdì, Ottobre 22

Francia, tra presidenziali e allerta terrorismo

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E’ il 39enne Karim Cheurfi l’uomo che ieri sera ha sparato sugli Champs-Elysees a Parigi uccidendo un poliziotto e ferendone altri due, prima di essere colpito mortalmente. L’attentato è stato rivendicato dall’Isis. Stamani tre persone ritenute vicine all’assalitore sono state fermate e interrogate dai servizi antiterrorismo. Si viene a sapere poi che l’uomo era stato arrestato lo scorso febbraio per avere minacciato la polizia ed era poi stato rilasciato per mancanza di prove. Si è dissolta invece l’ipotesi di un collegamento con il Belgio: l’uomo ricercato, infatti, si è presentato spontaneamente al commissariato ad Anversa, ha un alibi e nega ogni coinvolgimento nei fatti di Parigi.

«Nulla deve ostacolare l’appuntamento democratico», ha detto il Primo Ministro francese Bernard Cazeneuve riguardo il primo turno delle presidenziali in programma domenica. Scossi i candidati, con François Fillon che ha annunciato la volontà di «creare le condizioni per una coalizione internazionale contro il totalitarismo islamico», che vada «da Washington a Mosca». E che l’attentato possa influire sul voto lo fa capire anche il presidente Usa Trump: «Un altro attacco terroristico a Parigi. Il popolo francese non sopporterà più a lungo cose del genere. Avrà un grosso impatto sulle elezioni presidenziali!». Un messaggio subliminale nei confronti magari della Le Pen?

Torna a farsi bollente il clima intorno alla Corea del Nord. Fonti militari americane hanno riferito questa mattina alla ‘Cnn‘ che l’aeronautica militare della Cina avrebbe messo i caccia in stato di ‘massima allerta’ nel caso la situazione a Pyongyang dovesse precipitare all’improvviso. Secondo diversi media locali anche la Russia starebbe spostando diversi equipaggiamenti militari pesanti lungo la breve striscia di confine che la separa dalla Corea del Nord. Il portavoce del Cremlino Dmirty Peskov però non ha voluto confermare la notizia.

Libia e la lotta all’Isis: questi i temi al centro del primo incontro alla Casa Bianca ieri sera tra Paolo Gentiloni e Donald Trump. Su Tripoli Gentiloni ha definito ‘fondamentale’ l’impegno anche politico degli Usa per dare stabilità al Paese ed evitare che si divida anche per l’influsso di altre potenze. Trump all’Italia riconosce la «leadership per la stabilizzazione del Paese». In Siria, afferma Gentiloni, l’Italia non è impegnata nelle operazioni militari e non intende farlo. E di fronte al pressing di Trump per portare al 2%, come previsto dalla Nato, le spese per la difesa, sottolinea che lo farà progressivamente: «L’impegno è stato preso». Gentiloni che poi, in un intervento al think thank di destra ‘Center for Stategic and International Studies, ha ribadito: «Questo può essere l’anno della sconfitta di Daesh».

Novità sul caso Del Grande arrivano dal ministro degli Esteri Angelino Alfano: «L’incontro di Gabriele Del Grande con il console e l’avvocato ha già avuto luogo. Gabriele ha avuto anche l’opportunità di incontrare da solo il proprio avvocato. Ci risulta che stia bene, sta facendo uno sciopero della fame nutrendosi solo di liquidi. Ha comunque l’assistenza di un medico che io ho richiesto e ottenuto dalle autorità turche». E il legale, Taner Kilic, all’Ansa dice: «Non ci è stata data alcuna informazione su eventuali capi di imputazione nei confronti di Gabriele. La sua detenzione è del tutto illegale. Non c’è nessun impedimento giuridico al rimpatrio, è un provvedimento punitivo». Intanto a spingere per la sua liberazione è stato ieri anche il capo del governo, Paolo Gentiloni: «Spero che il problema sia rapidamente risolto. È solo un esempio del fatto che abbiamo bisogno di un impegno su un processo inclusivo di tutta la popolazione turca, nel rispetto dei diritti fondamentali».

Andiamo in Germania, dove l’uomo arrestato perché sospettato dell’attentato contro l’autobus del Borussia Dortmund ha confessato di aver agito per motivi finanziari, prevedendo che le azioni della squadra sarebbero scese in Borsa dopo l’attacco. L’uomo ha tentato di depistare le indagini, producendo false tracce sulla responsabilità dell’Isis.

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