martedì, Aprile 13

Francia, stop alle violenze nel nome di Israele Intervista a Denis Charbit sulla Lega di difesa ebraica, gruppo filo-israeliano e ultranazionalista

0

 Ligue defense juive_3

 Parigi – Dopo i recenti scontri avvenuti a Parigi in occasione di alcune manifestazioni pro-palestinesi, in Francia il tema del conflitto mediorientale continua a scuotere l’opinione pubblica.
Secondo alcune indiscrezioni pubblicate a fine luglio dal quotidiano ‘Libération’ e in seguito confermate da fonti ufficiali, il Ministero degli Interni avrebbe preso in considerazione la possibilità di far sciogliere il gruppo della Ligue de defense juive (LDJ), la Lega di difesa ebraica, movimento nazionalista di ultradestra, resosi spesso protagonista di atti violenti come risse, pestaggi e intimidazioni nei confronti di tutti coloro considerati come ‘nemici di Israele’.
Nato nel 2000 su ispirazione del suo omologo americano, la Jewish Defense League, il gruppo prese inizialmente il nome di Libertée democratie et judaisme, per assumere tre anni dopo l’attuale denominazione.  Nello Statuto pubblicato sul loro sito ufficiale, si legge che «Dalla sua creazione, la lega di difesa ebraica è sempre stata presente con il fine di proteggere gli ebrei di Francia contro la violenza sia verbale che fisica dei loro nemici». Una sorta di associazione non registrata ufficialmente e attiva principalmente nella regione parigina, che avrebbe il compito di monitorare e reprimere ogni tipo di manifestazione antisemita. La LDJ conterebbe poche centinaia di membri, tutti rigorosamente di fede ebraica.

La decisione di smembrare questo gruppo sarebbe stata presa all’indomani dei violenti scontri avvenuti a Parigi il 13 luglio, durante una manifestazione pro-palestinese. Secondo diverse testimonianze, confermate anche da video circolati sui vari social network, alcuni membri della LDJ avrebbero provocato i manifestanti, scatenando una violenta rissa con contusi e feriti.
Anche se la scelta di dissolvere la LDJ ha riscontrato il generale appoggio dell’opinione pubblica e della classe politica, non sono mancate critiche nei confronti di un provvedimento giudicato da alcuni arbitrario e inattuabile. La LDJ, infatti,  non costituisce ufficialmente un’associazione e pertanto non ci sarebbero le condizioni per procedere.
Tra i principali oppositori, spicca inaspettatamente il nome di Marine Le Pen. La leader del Front National, partito di estrema destra salito più volte agli onori delle cronache per dichiarazioni di chiaro stampo antisemita, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di RTL, affermando che «la LDJ esiste perché un gran numero di  ebrei si sente minacciato. Si ha l’impressione che stia nascendo un nuovo antisemitismo in Francia, frutto del confronto tra diverse comunità».

Per avere un quadro completo della situazione e per capire le dinamiche sociali che ruotano attorno a questo argomento, abbiamo intervistato Denis Charbit, professore di scienze politiche alla Open University di Israele e autore di numerosi studi sui rapporti culturali tra Francia e Israele.

 

Professor Charbit, che peso ha la LDJ all’interno della comunità ebraica francese?
La collettività ebraica non ha alcun rapporto con questi personaggi, anche perché non ha mai ricevuto un aiuto concreto dalla LDJ. Sono sicuro che se il Governo deciderà di mettere fine a un movimento così aggressivo, non ci sarà nessuna opposizione da parte degli ebrei francesi.

Chi c’è dietro la LDJ?
Si tratta di un movimento estremista composto da uno sparuto gruppo di individui dediti esclusivamente alla violenza. Non penso che si possa parlare di una vera e propria organizzazione dotata di una struttura gerarchica, né tantomeno di oscuri gruppi di potere che tirano le file da dietro le quinte. Io stesso ho avuto a che fare con alcuni di loro durante delle conferenze che ho tenuto in Francia. Sono stato interrotto nel bel mezzo del mio discorso da degli invasati che hanno cominciato a urlare slogan e frasi estremiste. Sono delle “teste calde” con cui non è possibile instaurare un dialogo pacifico e obiettivo.

La dissoluzione della LDJ potrebbe quindi non avere alcun effetto diretto sulla comunità?
Le conseguenze non potranno che essere positive. Togliendo di mezzo una frangia così estrema e pericolosa si potranno evitare futuri disordini e, conseguentemente, le solite critiche che vengono puntualmente rivolte a manifestanti e simpatizzanti filo-israeliani.

In questi giorni in Francia c’è un grande dibattito attorno a questo argomento. Anche la classe politica si è divisa in merito a un possibile provvedimento del Ministero degli Interni. Come mai tanto fervore?
Francamente mi sembra che sia stato sollevato un gran polverone attorno a questa storia. Sono rimasto stupito dal fatto che alcuni giornali hanno addirittura sbattuto questo caso in prima pagina, dandogli una rilevanza a mio parere eccessiva. Stiamo parlando di un esiguo numero di giovani facinorosi che non hanno alcuna base ideologica. Il loro unico scopo è quello di creare confusione con atti violenti e mirati

Un simile provvedimento potrebbe avere anche degli effetti negativi?
Disciogliere un’associazione significa disperderne i suoi componenti, vietandogli ogni tipo di riunione e assembramento. Questo comporterebbe delle difficoltà nel controllare e seguire le attività di tutti i suoi membri. Conoscere le abitudini di un gruppo può aiutare le forze dell’ordine a monitorare meglio i soggetti più violenti, magari utilizzando degli agenti infiltrati. Lo scioglimento della LDJ potrebbe rendere il lavoro più difficile alla polizia, obbligandola a monitorare ogni singolo sospetto.

Marine Le Pen ha recentemente preso le difese della LDJ. Come si spiega questo insolito endorsement da parte della leader del Front National?
Non mi sorprende il fatto che sostenga un movimento così violento ed estremista: si tratta della stessa cultura politica che ha sempre caratterizzato la linea del Front National. Non escludo il fatto che, con una simile mossa, abbia anche cercato di accattivarsi le simpatie di quegli ebrei più estremisti, cercando di guadagnare voti in una fetta di elettorato che gli è generalmente ostile. Penso che tra attualmente tra le file del Front National ci sia un acceso dibattito riguardante l’atteggiamento da avere nei confronti del conflitto in Medio Oriente. Ci si chiede quale potrebbe essere la migliore linea politica per il partito in termini di consenso elettorale. Le dichiarazioni della loro leader sulla LDJ rappresentano forse la prima vera presa di posizione sull’argomento.

Ultimamente il Presidente Hollande è stato criticato per aver rilasciato delle dichiarazioni giudicate da molti filo-israeliane. Si è parlato spessodi una possibile influenza da parte di alcune lobby israeliane. Come giudica queste accuse?
Si tratta di teorie prive di fondamento, come quelle riguardanti il sostegno del Qatar e dei gruppi petroliferi ai movimenti filo-palestinesi. Questi argomenti contribuiscono a incrementare la povertà del dibattito politico francese.  Tirare in ballo il lobbismo sionista alimentando la cultura del sospetto è uno dei metodi più efficaci per cadere nella trappola del complottismo. Non nego il fatto che una figura come quella del Presidente della Repubblica Francese possa ricevere delle pressioni, ma da qui a dire che Hollande non riesca ad avere una visione personale della situazione mi sembra esagerato e fuori luogo.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->