domenica, Maggio 16

Francia, scatta il fermo per Nicolas Sarkozy Parigi: la sindaca Hidalgo annuncia studio di fattibilità sull'ipotesi di rendere i trasporti pubblici gratis. Siria, morti 15 minori in una scuola della Ghuta

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Nicolas Sarkozy è stato fermato nel quadro dell’inchiesta sui presunti finanziamenti libici alla sua campagna elettorale del 2007. E’ la prima volta che l’ex presidente viene interrogato su queste accuse, dopo l’apertura dell’inchiesta nel 2013. Lo stato di fermo può durare fino a 48 ore, dopodiché Sarkozy potrà essere presentato davanti al magistrato.

Al centro dell’inchiesta sui presunti finanziamenti dell’allora dittatore libico Gheddafi a Sarkozy, ci sarebbero bustarelle per 5 milioni di euro in denaro contante. Fonti vicine al dossier parlano di ‘indizi gravi e concordanti’. Il premier francese Edouard Philippe, intervistato questa mattina dai media francesi, ha detto di non voler fare alcun commento sul fermo di Sarkozy ma ha evocato una «relazione intrisa di rispetto». «E’ utile che la giustizia possa progredire e far luce», il commento invece del ministro dell’Agricoltura, Stéphane Travert.

Nel frattempo a Parigi la sindaca Anne Hidalgo, protagonista di controverse decisioni sulla mobilità nella capitale francese, ha annunciato uno studio di fattibilità sull’ipotesi di rendere i trasporti pubblici gratis per tutti. La sindaca socialista, ancora alle prese con le polemiche sulla chiusura dei Lungosenna, ha detto ai microfoni di France Bleu che «la questione della gratuità dei trasporti è una delle chiavi della mobilità urbana in cui i veicoli inquinanti non sono più centrali. Non bisogna cercare le soluzioni nell’armamentario del passato». Ma l’opposizione tuona: ‘Chi pagherà?’.

Andiamo in Siria, perché almeno 15 minori, tra cui diversi bambini, e tre donne sono stati uccisi stamani in un raid aereo governativo contro una scuola nella Ghuta, a est di Damasco, usata come rifugio dai civili. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, secondo cui la scuola dove erano ammassate famiglie si trovava ad Arbin, una delle località assediata dalle forze governative.

Con l’occupazione turca di Afrin «tutto il nord della Siria è in pericolo». A denunciarlo è un alto dirigente curdo-siriano, Aldar Xelil, all’indomani dell’ingresso nella città principale dell’enclave dei soldati di Ankara e delle milizie locali sue alleate. Secondo Xelil, Erdogan punta a ristabilire l’influenza in Siria che fu dell’impero Ottomano. Mentre lo stesso Erdogan ha affermato che l’operazione militare turca ad Afrin proseguirà ancora per un po’, fino alla messa in sicurezza dell’enclave curdo-siriana, con la rimozione di mine e trappole esplosive, in modo da permettere il ritorno degli sfollati.

La Cina non vuole vedere guerre commerciali con gli Usa e non ci sarebbe alcun vincitore qualora ce ne fosse una. A dirlo il premier Li Keqiang, nella conferenza stampa di chiusura del Congresso nazionale del popolo, aggiungendo che «le dispute devono essere risolte con i negoziati, le consultazioni e il dialogo». Il presidente cinese ha poi affermato che la Cina non costituisce una minaccia per altri Paesi e «non è alla ricerca di egemonia ed espansione».

Nel frattempo, rimanendo nel quadrante asiatico, Corea del Sud e Usa hanno deciso di riprendere le esercitazioni militari congiunte dal 1° aprile, chiudendo la moratoria decisa in nome della tregua per onorare le Olimpiadi di PyeongChang e il disgelo tra Seul e Pyongyang. La ripresa delle esercitazioni è stata confermata anche dal Pentagono che, in una breve nota, afferma che la Corea del Nord è stata informata del calendario e della natura difensiva delle esercitazioni.

In Russia alla fine arriva la chiamate anche del presidente Usa Donald Trump a Vladimir Putin, per congratularsi della rielezione. Lo fa sapere il Cremlino. Nel corso della telefonata i due leader hanno discusso la possibilità di un futuro incontro. Putin e Trump hanno anche parlato di Siria e Ucraina, notando la necessità di risolvere entrambe le crisi, e di Corea del Nord, concordando sulla riduzione della tensione nella penisola e sull’importanza di risolvere la crisi con mezzi pacifici.

Cade la prima testa in seguito al datagate che ha investito Facebook. Si è dimesso il responsabile della sicurezza della sicurezza delle informazioni Alex Stamos, che ha parlato di disaccordi interni su come affrontare la vicenda e su come i vertici del gigante dei social media hanno gestito la questione delle fake news che vengono diffuse attraverso la piattaforma. L’addio di Stamos dagli esperti è visto come un segnale delle tensioni che stanno attraversando in queste ore il gruppo dirigente di Facebook.«Abbiamo invitato Mark Zuckerberg al Parlamento europeo. Facebook chiarisca davanti ai rappresentanti di 500 milioni di europei che i dati personali non vengono utilizzati per manipolare la democrazia». Così in un tweet il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani.

Chiudiamo con la questione migranti. L’Italia è seconda tra i Paesi Ue per numero di domande di asilo nel 2017, con il 19,5% delle richieste totali pari a 126.550. Lo riferisce l’Eurostat. Si tratta del 4% in più rispetto alle 121.185 del 2016. La Germania si conferma primo Paese Ue con il 31%, ma con un netto calo del 73% rispetto al 2016. Anche a livello Ue le domande sono calate del 46% sull’anno, con 650mila prime richieste di asilo contro le 1.206.500 del 2016.

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