Francia, riforma del lavoro: au revoir alle 35 ore

Cosa ne pensa del successo della petizione lanciata da Caroline de Haas? Perché le persone sono contro questa riforma?

A preoccupare i sindacati – e gli oppositori della riforma – è il fatto che il governo metta l’accento sulla singola azienda e non sull’intero settore di riferimento. Una società che volesse ridurre il proprio personale, infatti, potrebbe tagliare ‘artificialmente’ il proprio giro d’affari ed entrare in ristrutturazione. In questo modo, sarebbe difficile per il lavoratore opporsi a un licenziamento per motivi economici.

I giovani francesi sono tornati in piazza il 17 marzo per protestare contro la proposta di riforma del lavoro, 115 licei sono stati occupati e ci sono state proteste in molte città francesi, si parla di almeno centomila  manifestanti. Una settimana fa, quando è stata la prima protesta contro la ‘Loi travail’, i licei occupati erano stati 90, e nel frattempo il governo del premier Manuel Valls ha rivisto la proposta di legge – ‘alleggerimento’, lo chiamano – per andare incontro alle richieste dei sindacati e dei giovani. Se i sindacati hanno parzialmente accolto l’iniziativa, gli studenti invece vogliono andare fino in fondo, dicono le associazioni giovanili, e il fondo è l’eliminazione totale della riforma. Il governo è nervoso, e ancora di più lo è il presidente, François Hollande, che ricorda la storia e sa che quando i ragazzi cominciano ad appassionarsi alla piazza, la via delle riforme diventa stretta, e pericolosa. E l’anno prossimo si vota alle presidenziali, e i socialisti arriveranno all’appuntamento divisi e ammaccati da un mandato pieno di problemi e di faide.

Quali sono i punti più contestati della questa legge? Cosa vogliono i sindacati e gli oppositori al disegno di questa legge?

Non ci sono state spiegazioni pedagogiche, nessuna concertazione tra il governo e gli sindacati di lavoratori e, questo è stato un difetto. Hanno voluto far passare questa legge senza parlarne prima ai lavoratori e arriva ​​su un campo già piuttosto caldo. In Francia il confronto con le parti sociali fa parte della riforma stessa e il premier Valls dopo le proteste ha presentato una nuova bozza di riforma più accomodante. I sindacati, ancora prima che la legge arrivasse in Parlamento, si erano già posti alla testa della protesta di lavoratori e studenti e presentato controproposte. I cittadini sono accorsi numerosi per far sentire la loro voce, hanno firmato in oltre un milione una petizione online per il ritiro della legge e riempito le piazze di mezza Francia.

Il governo farà un passo indietro quindi?

Il progetto fornisce risposte al problema del lavoro, è sempre migliore di quello che esiste già perché fornisce più flessibilità. In termini di occupazione si trova cambiato sopratutto la natura del contratto a tempo indeterminato, sarà leggermente meno protettivo ma più giovani avranno accesso a contratti a tempo indeterminato ma il licenziamento economico sarà facilitato. Gli oppositori sono un’espressione democratica, le persone che non vogliono cambiare l’esistente, soprattutto quando interferisce sul tempo di lavoro. Con il sostegno dei sindacati riformati passerà sicuramente questa legge, ma nella sostanza bisogna cambiare alcuni dettagli.

Certo, la disoccupazione è molto alta, il tasso di disoccupazione è poco sotto l’11% ma significa che le aziende possono assumere facilmente? Le società francese in realtà hanno difficoltà a reclutare in molti settori? In vista della crescita dei salari, nonostante la disoccupazione, un caso praticamente unico in Europa, sentiamo veramente che le aziende non vogliono separarsi dai loro dipendenti attuali. Essi ritengono, a torto o a ragione, che siano in media più produttivi dei disoccupati. Ricatto per la delocalizzazione è immediatamente intervenuto a sostegno della tesi di scambio ineguale. Ma attenzione, nel disegno di legge, il costo orario in caso di aumento del tempo di lavoro non può cadere.

E’ difficile credere che la legge aiuterà a lottare contro il costo del lavoro slovacco, quattro volte più basso di quello francese! L’uso della legge nello scopo di ricatto alla delocalizzazione non resiste ad una seria analisi economica. Non c’è alcuna ragione per cui il tempo di lavoro in termini di accordi fatti a scapito dei dipendenti. Le proteste in piazza e dall’interno del partito socialista costringono il premier Valls a una parziale marcia indietro.