domenica, Maggio 9

Francia, riforma del lavoro: au revoir alle 35 ore

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Il dibattito politico in Francia è dominato in questi giorni dal progetto di riforma del Codice del lavoro elaborato dal ministro Myriam El Khomri. A causa della forte opposizione degli studenti e dei sindacati il primo ministro Manuel Valls ne ha rinviato di due settimane la presentazione in Consiglio dei ministri e questa settimana incontrerà una ad una le parti sociali, sindacati ed associazioni imprenditoriali.

La nuova riforma del lavoro continua da diverse settimane ad opporre dipendenti e studenti ai datori di lavoro e al governo. I primi denunciano la facilità di licenziamenti mentre i secondi sostengono che aiuterà le assunzioni. Mercoledì 9 e giovedì 17 marzo decine di migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere il ritiro del disegno di legge, ma anche per dimostrare al governo che essi non lasceranno perdere nulla. Anche sui social la lotta si vede con l’hastag #OnVautMieuxQueCa.

Il 70% dei francesi si oppone al testo perché in gioco c‘è un ‘acquis’ del diritto del lavoro francese, invidiato in molti Paesi, la settimana lavorativa di 35 ore. Ma sette francesi su dieci dicono invece di essere contrari al progetto di legge sulla riforma del diritto del lavoro e il 65% vuole che sia fondamentalmente cambiato, secondo un sondaggio di Odoxa pubblicato il 6 marzo. E il 57% supporta le proteste organizzate mercoledì 9 marzo contro questo testo. Allo stesso tempo, il 52% degli intervistati ritiene però che il testo possa promuovere l’occupazione e l’attività economica nella riforma della legge e del codice del lavoro.

Ed è il punto di vista dell’economista Alain Trannoy, Directeur d’études à l’Ecole des hautes études en sciences sociales (EHESS) che si iscrive come un sostenitore di questa legge, anche se alcuni punti sono da chiarire.

 

Quali sono i principi fondamentali della riforma del codice del lavoro? Perché era necessaria questa riforma? Si tratta di una semplificazione?

Punto primo: i licenziamenti. La riforma del lavoro “El Khomri” in pratica amplia il ventaglio delle cause di licenziamento senza reintegro del lavoratore indicando le ragioni economiche di un calo degli ordini o delle vendite per diversi trimestri consecutivi e perdite di produttività per diversi mesi, ma anche modifiche dell’attività dal punto di vista tecnologico o della semplice riorganizzazione aziendale. In particolare, il primo ministro Manuel Valls ha promesso che l’articolo sui licenziamenti sarà riformulato «al fine di evitare che i grandi gruppi possano provocare artificialmente difficoltà economiche nei loro stabilimenti francesi per giustificare i licenziamenti» facendo una distinzione tra i risultati del gruppo e quelli della società. Come accaduto in Italia, l’intento è quello di ridurre al minimo la discrezionalità dei giudici e di rendere meno oneroso possibile il licenziamento.

Si cambia anche sull’orario di lavoro e sul calcolo degli straordinari. Oggi un lavoratore francese non può lavorare più di 10 ore al giorno, ma con la riforma del lavoro potranno salire a 12. Così come il modello delle ore settimanali: le 35 ore medie che possono salire ad un massimo di 48 ore, con la riforma arriveranno a 60 ore. Restano le ore di straordinario, ma il loro pagamento verrà schiacciato al ribasso sul 10% minimo di retribuzione. Queste modifiche restano anche nella seconda versione della legge francese, ma si ribadisce il principio per cui valgono gli accordi aziendali: il datore di lavoro non può aumentare l’orario di lavoro con una decisione unilaterale, è necessario un accordo di filiale.

Rappresenta un segno di fiducia dato alle aziende? E’ anche un segno di fiducia nella ripresa economica e alla lotta contro la disoccupazione ?

Fino ad oggi, il quadro normativo per il licenziamento collettivo in Francia restava vago, il progetto di legge proposto da Myriam El Khomri stabilisce più nel dettaglio i motivi che possono essere invocati per licenziare. Nel Regno Unito per esempio un dipendente può essere licenziato senza bisogno di una ragione particolare se ha un’anzianità di almeno due anni. Ma con l’esempio della Spagna e l’adozione di una legge nel 2012 simile alla legge del lavoro francese, il Paese ha visto un aumento di 300.000 contratti in contratti a tempo indeterminato l’anno successivo.

La legge va veramente contro i diritti dei lavoratori o viene facilitato l’accesso al mondo del lavoro ?

Malgrado tutto, se in un’impresa i dipendenti non vogliono deviare dal codice del lavoro, non hanno nessuna ragione per accettare.  Con i licenziamenti economici o il diritto alla formazione, infine questa legge sarà più costosa per la comunità. Anche se non saranno finanziati gli aiuti ai giovani questa legge costerà di più che il codice attuale. L’altro problema è che il costo non è noto, non hanno studiato quanto costerà implementare questa legge. E’ un progetto voluto dall’Unione Europea in modo di fare le riforme per ripristinare la crescita in Francia. Il Paese non è abbastanza competitivo, ormai diventerà più adattabile, ma si potrà vedere solo a lungo termine.

Facilita i licenziamenti?

Sì, i criteri sono semplificati, quando ci saranno inversioni di congiuntura, ad esempio se cadesse l’attività avrà ovviamente un impatto sulla caduta delle assunzioni. Questa legge è buona per le aziende. In Germania ad esempio, anche in tempi di crisi, riescono a trattenere i dipendenti riducendo i sussidi di disoccupazione, quando gli ordini sono in calo. A breve termine, vedremo una piccola ripresa del mercato del lavoro francese, con 100.000 posti di lavoro creati in questo anno nei settori in crescita, come l’aeronautica. Ma il settore petrolifero può facilitare la ridondanza per motivi economici.

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