venerdì, Maggio 14

Francia, medici in rivolta contro la riforma

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Parigi – La Francia ha terminato il 2014 senza dottori. Medici di base e specialisti hanno deciso di incrociare le braccia dal 22 al 31 dicembre, in uno dei momenti più delicati, non solo per le feste natalizie e di fine anno. In questo periodo, l’ondata influenzale della stagione raggiunge il suo picco, costringendo a letto gran parte dei francesi. Secondo il sindacato Confédération des syndicats médicaux français (CSMF), solamente per la vigilia di Natale sette dottori su dieci hanno tenuto chiusi i loro ambulatori, facendo registrare un’adesione dell’80% allo sciopero. Per far fronte alle emergenze, gli ospedali hanno aperto i pronto soccorsi nonostante l’adesione delle guardie mediche, che hanno lavorato portando un bracciale bianco in segno di protesta.

Per la Francia si tratta di un evento storico, visto che per trovare un precedente bisogna fare un salto indietro al 2001, quando ci fu una mobilizzazione simile dei dottori che richiedevano una riorganizzazione del sistema tariffario.

La miccia che ha innescato la mobilitazione della categoria del personale è la riforma prevista nel settore della sanità pubblica, presentata il 15 ottobre al Consiglio dei Ministri dal Ministro della Sanità e degli Affari Sociali, Marisol Touraine, e che dovrebbe essere discussa in Parlamento il prossimo aprile. A scatenare le ire dei sindacati ci sarebbero alcuni punti giudicati inaccettabili e pericolosi per l’intero settore.

Primo fra tutti, la revisione del “sistema del terzo pagante”, che attualmente prevede la possibilità di posticipare il pagamento della visita solamente per quattro categorie di pazienti: le vittime di incidenti sul lavoro, chi è affetto da malattie legate alla professione e chi gode della copertura medica universale e complementare (CMU-C) o dell’Aide medicale d’Etat (AME). La riforma prevede un’estensione obbligatoria che comincerà a partire dal prossimo luglio con chi ha diritto all’Aide Complementaire de la santé (ACS), per poi arrivare a coprire tutti gli iscritti alla previdenza sociale a partire dal 2017. Nonostante sia necessario un cambiamento in questo senso per facilitare l’accesso alle cure (nel 2012 il 26% dei francesi ha rinunciato a curarsi per motivi economici), la proposta è stata aspramente criticata dai sindacati dei medici, che hanno puntato il dito contro il metodo che verrebbe adottato. Anche se in linea di principio si sono mostrati favorevoli a un cambiamento che permetta a tutti il diritto alle cure, i rappresentanti di categoria hanno richiesto il ritiro della proposta.

Claude Leicher, presidente del sindacato Medecins Generalistes France, ha espresso i timori riguardo questa misura in un’intervista al quotidiano 20 Minutes: «Noi non ci opponiamo al principio, ma al carattere obbligatorio della riforma». Secondo il rappresentante sindacale i problemi principali sarebbero legati alla mancanza di mezzi dei dottori, che non riuscirebbero a far fronte alla domanda di tutti i pazienti: «Bisognerebbe creare un sistema molto più semplice, non abbiamo il tempo per tutte le pratiche burocratiche». Della stessa opinione Michel Combier, segretario generale del sindacato Union régionale des professionel de santé (URPS): «Quello che mi preoccupa è che sarà obbligatorio. Questo progetto porta a deresponsabilizzare il malato, è vero che la salute non ha prezzo ma ha comunque un costo». Ai problemi di natura pratica si aggiungono poi quelli economici: sui 23 euro stabiliti dalla previdenza sociale per una consultazione base, i costi di gestione variano da 1,5 a 4 euro. Un aumento del numero di pazienti porterà quindi un innalzamento delle spese negli studi medici.

Il secondo punto della legge che ha sollevato non poche polemiche riguarda la possibilità di potersi vaccinare in farmacia. L’obiettivo è quello di facilitare l’accesso ai vaccini, allargando l’offerta e abbassando i costi (anche se non è ancora ufficiale, il prezzo dovrebbe aggirarsi attorno ai 10 euro contro i 23 euro richiesti in uno studio). Secondo un sondaggio condotto dall’Institut de veille sanitaire, solamente il 50% degli ultrasessantenni arriva a vaccinarsi ogni anno contro l’influenza stagionale, contro il 75% previsto. Anche questo ha provocato dei forti dibattiti sulle modalità e sulla reale efficacia di tale misura. Molti dottori hanno ricordato l’importanza di un consulto medico prima di eseguire il vaccino, cosa che naturalmente non avverrebbe in farmacia. A questo si aggiunge il rischio di creare delle tensioni tra le due categorie professionali, che potrebbero sfociare in una pericolosa concorrenza che andrebbe a discapito dei pazienti.

In una situazione simile, non sono naturalmente mancate le accuse dei partiti d’opposizione, che non hanno perso occasione di cavalcare l’onda delle proteste per criticare i progetti del governo. L’UMP ha chiesto il ritiro in toto del progetto di legge con un comunicato pubblicato il 22 dicembre, in coincidenza con l’inizio dello sciopero. Il Front National di Marine Le Pen, invece, si è limitato a pubblicare sul proprio sito una lettera di solidarietà indirizzata ai medici francesi e firmata da Wallerand de Saint-Just, segretario dipartimentale del partito.

Dinnanzi a queste proteste, Marisol Touraine si è mostrata aperta al dialogo e disponibile a trovare un punto di incontro, anche se ha cercato di sminuire i reali problemi: «Con l’eccezione del ‘terzo pagante’, uno degli elementi basilari del progetto di legge, sono poche le misure che provocano opposizione». Il ministro ha poi aggiunto: «Sono pronta a discutere non sui principi ma sulle modalità, che spero siano le più semplici possibili, con più garanzie possibili». Nonostante queste dichiarazioni, i sindacati hanno lamentato una chiusura da parte del governo, che fino ad oggi si è mostrato impermeabile alle richieste avanzate.

Secondo Jean Paul Ortiz, presidente della Confédération des syndicats médicaux français (CSMF), questa riforma porterebbe a una statalizzazione del settore sanitario nazionale, indebolendo la categoria dei professionisti che verrebbero così sminuiti a semplici dipendenti statali. Il timore dei medici è quello di vedere la propria professione svalutata a causa di un rimaneggiamento confuso e mal strutturato, che potrebbe ingolfare una struttura già fragile. Quelle dei sindacati sono motivazioni fondate che meritano la giusta attenzione, ma non bisogna comunque dimenticare i forti interessi economici che sono inevitablmente legati alle proteste.

Le riforme previste sono perfettamente in linea con quanto annunciato da Hollande durante la campagna del 2012. La revisione del settore sanitario è sempre stato uno dei punti chiave di questo governo, che ha promesso più volte un miglioramento del sistema, con l’abbattimento dei costi per assicurare a tutti i cittadini l’accesso alle cure. Alcune misure, come quella riguardante il sistema del terzo pagante, permetteranno a Hollande di dare un segnale forte, soprattutto all’interno del suo stesso partito. Spesso accusato di portare avanti una linea politica troppo liberale e lontana dai veri ideali del Parti Socialiste, il Presidente della Repubblica ha finalmente l’occasione di rifarsi con una mossa che lo riporterà nei ranghi della sinistra francese. Nonostante le tante critiche, la Francia ha un urgente bisogno di ristrutturare il sistema della previdenza sociale. Per attuare un vero cambiamento, però, il governo dovrà sanare la frattura creatasi con i dottori francesi, che per il momento restano sul piede di guerra minacciando altri scioperi per l’inizio del 2015.

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