domenica, Novembre 28

Francia: Macron conquista l’Eliseo

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Ha vinto l’establishment o l’anti-establishment, la continuità o il cambiamento?

Ha vinto il rinnovo. Lui aveva detto ad Hollande ‘François stai sereno’ e il giorno dopo uscire in modo forte dal governo, smarcandosi dalla Presidenza Hollande di cui è stato ministro. Quindi lui è un prodotto dell’elite, dell’establishment francese, ma che ha rotto la dialettica politica destra-sinistra, attraverso un movimento che non è un partito. Cosa che abbiamo visto anche in altri Paesi, come il Movimento 5 Stelle. Certamente è una forza nuova. Il fatto che i giovani sotto i 24 anni abbiano votato in larga misura per lui, attraendo di fatto il voto giovane in modo forte, fanno di Macron un elemento di grossissimo rinnovo per la politica francese, ma la sua sociologia personale è comunque quella di una persona con ottimi studi, grossa preparazione intellettuale e quindi nato anche dalla fucina dell’establishment, ma non è possibile ridurlo ad un’ennesima proposta dell’ establishment perché per far questo lui ha completamente rinnovato il gioco politico.

Il populismo ha ricevuto una forte batosta?

Nettissima batosta. Certo c’è l’ astensionismo, ma con 20 milioni di voti lui è passato da 8,5 milioni al primo turno a 20 al secondo turno, mentre la progressione della Le Pen è stata assai più modesta, passando da 7,5 a 10. Molti dicono che la Le Pen ha doppiato il risultato del padre del 2002, ma il corpo elettorale è cresciuto e la demografia francese è in estensione. Quindi, la batosta c’è stata e a questa ha contribuito anche la sua contro-performance del dibattito fra i due turni, in occasione della quale si è dimostrata aggressiva e incompetente e molto inconsistente sul problema centrale dell’ Europa e specificamente sul fatto che la Francia dovesse uscire dall’ Euro, dando delle spiegazioni talmente confuse che si è screditata da sola.

 Questo secondo turno delle presidenziali ha registrato due record assoluti: quello dell’ astensionismo che si è attestato al 25% e quello delle schede bianche, giunto al 12%. Quali considerazioni si possono fare sulla base di questi dati?

Non dimentichiamo che nel 2012, al secondo turno con l’elezione di Hollande contro Sarkozy, l’astensionismo era quasi al 20%. Ma il livello di astensionismo fa parte di un aspetto fisiologico delle elezioni presidenziali perché il ballottaggio francese fa sì che tra dieci candidati vi arrivino solo due. E’ ovvio che molte persone che avevano il loro campione al primo turno non votino altri al secondo turno. Può essere avvenuto anche questa volta, ma è avvenuto anche in un passaggio in cui la dialettica era destra-sinistra. Quindi l’astensionismo forte ha anche una parte fisiologica, come è accaduta anche in altre elezioni presidenziali.

Macron è stato più capace o più fortunato?

E’ stato un politico che ha saputo unire la virtù e la fortuna. Ha colto le opportunità e ha fatto il suo gioco politico. Si è smarcato da Hollande in un modo psicologicamente anche molto violento, perché ha fatto come Renzi quando ha detto a Letta ‘Enrico stai sereno’.  Hollande mai lo avrebbe immaginato. Questa è una dote politica non indifferente. E’ ovvio che ha saputo cogliere le occasioni. Sei mesi fa Macron non aveva spazio politico. Questo è il bello della politica perché se non ci fosse stata una primaria della destra che avesse prodotto un candidato che è stato poi screditato dai suoi affari, Fillon, e la stampa con il Canard Enchainé che ha avuto un ruolo molto importante nello scandalo sarebbe stato diverso. Ma anche la dinamica della primaria a sinistra ha disegnato Hamon come candidato, che però era nettamente più a sinistra di quanto non lo sarebbe stato Valls, aprendo un grosso spazio al centro.

Quindi queste due dinamiche gli hanno aperto uno spazio al centro. Quando la sua campagna era un po’ rallentata ha saputo stringere alleanza con Bayrou, che ha avuto comunque un 8% all’ultima presidenziale al primo turno. Certamente grande fortuna, ma anche grande bravura politica, non ha perso un colpo e ha colto tutte le opportunità. La sua assunzione della Presidenza con i due discorsi, la messa in scena del camminare a piedi di fronte alla Piramide del Louvre è stata una cosa ineccepibile dal punto di vista dell’ interpretazione del ruolo del Presidente della Repubblica.

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