martedì, Settembre 28

Francia: Macron a Lourdes, ovvero Cesare e Dio in una società plurale «Vergogna. È uno scandalo! Siete un ateo, un ateo di prim’ordine». Questa l’invettiva che un uomo ha lanciato contro il Presidente in raccoglimento. Ma quali elementi sottende?

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Non crediamo mai abbastanza

a ciò in cui non crediamo

(M. Conte S. 2004)

Sollecitato dalla Redazione mi viene chiesto di commentare l’aggressione verbale subìta pochi giorni fa dal Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron in visita in un luogo noto per il turismo religioso internazionale, il santuario di Nostra Signora di Lourdes, luogo di sofferenze, tour operator, invocazioni nei miracoli. Il fattaccio è che mentre Macron aveva le mani congiunte in raccoglimento, un uomo ha cominciato ad inveire contro di lui con parole significative ed emblematiche del tempo di divaricazioni e polarizzazioni su cui soffermarsi. Infatti gli gridava contro «Vergogna. È uno scandalo! Siete un ateo, un ateo di prim’ordine». Questa l’invettiva che sottende diversi elementi che provo a mettere in fila.

Innanzi tutto Macron è un Presidente che va anche dove non vorrebbe per compiti istituzionali più vari sinceri o strumentali veda Lui. Poi, se Macron è laico perché va a Lourdes? Non lo so, forse di nuovo per motivi sinceri o strumentali (tra un anno si vota per le presidenziali e Lui non è che sia messo proprio bene tra gilet gialli, manovre economiche e le decisioni contro il separatismo religioso, di cui dirò). Poiché è la massima carica dello Stato va dove andrebbe anche un cattolico al contrario, in un luogo di sana perdizione laica, mentre i laici (oltranzisti?) se ne chiedono i motivi. Certo troppe volte i politici professantisi laici si ‘piegano’ a manifestazioni pubbliche di religiosità alquanto discutibili. Qualche esempio. Si ricorda il compagno Antonio Bassolino, Sindaco di Napoli che all’Immacolata Concezione saliva la scala dei pompieri con caschetto per salutare in Piazza del Gesù la Santa? Messaggio ambiguo e fuorviante perché operi da sindaco con onore ed onestà intellettuale, non travalicando campi altrui che tu non frequenti. Conversioni fulminanti? Ed il Di Maio che bacia tutto compunto nella sua giacchetta impiegatizia il sangue di S. Gennaro? C’è molta confusione, oppure queste finte prove di acquiescenza popolare servono gli scopi personali di chi amministrando uno Stato laico, LAICO, utilizza i simboli devozionali per consenso?

In ultimo, quel grido accorato rivolto a Lourdes ad uno ateosgorgante da un tizio religioso pone la questione più rilevante. Ovvero, tu sei laico ed invece di restare nei tuoi confini, vieni a scavalcarli per entrare nei miei ‘territori’ dove io sono l’unico ad aver titolarità di dire qualcosa. Quindi io ti ricaccio indietro, parla nel tuo recinto, non permetterti di venire ad ‘occupare’ il mio. Questa la barbarie nell’epoca delle società delle tribù, un diffuso atteggiamento verso la parte avversa segnale di un progressivo barbarico abisso. A cui hanno di molto contribuito premesse ed esiti nefasti di una globalizzazione del denaro del profitto e della distruzione della Terra, molto meno dei diritti sociali e civili, sempre più persi lungo la strada di nuove forme di sopraffazione e schiavitù. Imperando un innalzamento simbolico e reale di confini, muri, filo spinato che proliferano in questi anni bui con il controllo armato delle frontiere, ché nessuno passi nel ‘mio’ territorio dove sono nato e dunque è ‘mio’ per diritto di sangue, come dicono tutte le destre becere (Meloni e Salvini compresi nei loro pedestri ragionamenti guerreggianti) in una sorta di assolutismo etnico fonte dell’unica identità per cui combattere, impegnate a trovare improbabili legami fra razza etnicità comportamenti e caratteristiche intellettuali. Del che, razza è una perdente finzione dell’Ottocento, mentre etnicità nel suo presunto senso biologico è il suo correlato del Novecento. Insomma un falso patriottismo di un ‘solo sangue’, quello mio e dei miei uguali. Via dunque tutti gli altri. A Capitol Hill nell’insurrezione dei criminali trumpiani c’era questo nell’aria e nelle teste, abbastanza poco abitate, degli insurrezionalisti. Pensiero di morte ma vincente in menti poco avvezze a riflettere ed educate male.

Già, chi e come doveva strutturare percorsi di consapevolezza e coscienza culturale, di educazione e rispetto, di memoria ed azione? Oggi infatti qualcuno flebilmente ripensa con nostalgia ad un’educazione civica, al civismo alla tolleranza ed al rispetto per tutti, fattori costitutivi di formazione di una coscienza civile fondata sul rispetto delle diverse idee. Alfine, mi si dirà, ma il cattolicesimo è maggioranza del sentire nazionale. Certo, questo in Italia, con il Papato nel cortile di casa… Ma in Francia? Lì innanzi tutto si è in una nazione che ha nella sua memoria storica la Rivoluzione francese che ha modificato assetti e poteri temporali e religiosi, mandato a casa l’Ancien Régime e regolato lo strapotere, anche economico, del clero. Dove il senso dello Stato monarchico centrale si è rifunzionalizzato nella République laica, con l’antica legge del 1905 sul separatismo religioso oggi rivista da Macron nell’aggiungere nuovi vincoli per prevenire estremismi terroristici e/o religiosi risorgenti in Francia, a cominciare dalla strage del 2015 alla Redazione del giornale satirico Charlie Hebdo. Il sentimento di appartenenza al campo religioso impegna la popolazione che per un 48% si professa cattolico ed un 34% che non sente alcuna affiliazione religiosa. Al contrario del tradizionale Stato italiano, lì il laicismo è considerato seriamente in un rapporto di reciprocità tra République e chiesa cattolica, come dimostrano gli annuali ‘Incontri di Matignon. Qui in Italia ci aveva provato il Cardinal Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano, con la sua ‘Cattedra dei non credenti importante occasione di incontro tra cristiani e non credenti, tra cui Cacciari, dal 1987 al 2002, anni che visti oggi sono da considerare di forte apertura e ‘rivoluzionari’ per il metodo. Non fondato sul convincere l’altro alle proprie opzioni di senso, ma luogo aperto di confronto e scambio tra sapienti in un mondo in forte mutamento. Semplicemente impensabile oggi, in epoca di nuovi oscurantismi, va detto, più per arroccamenti delle Chiese e dei suoi potenti gestori in Terra, i quali vedono un Papa come Francesco I come una specie di ‘diavolo’ sotto mentite spoglie.

Quella legge del 1905 ha consentito e circoscritto un ambito di dialogo fondato sulla preservazione di una neutralità statale in relazione a tutte le confessioni, facendo della laicità l’elemento di garanzia della libertà religiosa individuale. Altro elemento impensabile in Italia dove come ho raccontato, addirittura si travalica il senso dello Stato laico, molto blando, e si indicono funzioni religiose in uffici fiscali pubblici! Un obbrobrio nel disinteresse generale, frutto di paciosa ignoranza su tutto ciò che travalica l’interesse personale. Contribuendo così ad avvelenare i pozzi della polis e quelli dei riferimenti religiosi. In Francia inoltre si deve tener conto del fatto che oltre alle questioni strettamente di fede, la chiesa cattolica è in una crisi finanziaria preoccupante. Difatti un terzo delle oltre 90 diocesi versa in gravi difficoltà economiche. A causa della pandemia, poi, le entrate dei fedeli sono diminuite del 35% nonostante le robuste donazioni dei fedeli (39%). Con il che, la chiesa francese non riesce a sostenere l’aumento di persone in condizioni di particolare disagio. Poi altri due temi pesano molto nell’attuale situazione francese. Per un verso la condanna alla segretezza ed al silenzio che ruota attorno alla piaga diffusa degli abusi sessuali, come in ogni parte del mondo, assolutamente non rubricabili a pochi casi, essendo stata un’atroce pratica della chiesa nel suo complesso che ha perso molta della sua autorità morale su cui deve riflettere molto seriamente. Al riguardo la prossima pubblicazione in ottobre del rapporto conclusivo della Commissione indipendente sugli abusi dovrà dire parole chiare e nette.

L’altra questione pure seria è il disagio in cui vivono i preti che secondo la conferenza Episcopale in un sondaggio coinvolge la metà nella solitudine, con un 20% che ha sviluppato sintomi depressivi, e con 2 su 5 che fanno abuso di alcool. Tutto ciò detto riporta con altro animo all’invettiva iniziale contro Macron frutto per Michele Serra (‘la Repubblica’ 18 luglio) di un malanimo personale con cui le stesse persone religiose, come tanti altri di nessuna od altra fede, si confinano in una facile maledizione “unico metodo conosciuto per sentirsi dalla parte della ragione” (Serra). Privi ormai di uno sguardo prospettico che riesca a far dialogare temi strutturali e sentimenti personali. Qui la frattura società/istituzioni/singoli emerge in tutta la sua immediata invettiva. Come se il pensiero fosse ormai soffocato da azioni ‘esemplari’ in cui le persone si rifugiano per utilizzarle come armi della propria impotenza, poiché fuori piove un mondo molto freddo. Al fondo permane una difficile compromessa relazione sociale che molti non vogliono più rischiare, rappresi in un Io minimo dinanzi a tematiche che proprio in un mondo globale necessiterebbero di accortezza sensibilità impegno.

Cosicché riflettere oggi sui temi della laicità e della fede significa tentare un confronto tra confini concettuali sempre più confusi che le due posizioni dovrebbero assumere e dei rispettivi comportamenti da tenere in uno Stato laico (per quelli teocratici non si pone proprio il problema) dovendone però specificare le caratteristiche. Così un laico assume la propria quale posizione invalicabile e poi ciascuno deciderà come riterrà secondo propria coscienza, non con il dettato dei testi sacri. Qui ci addentriamo in un mondo scivolosissimo in cui i temi teorici filosofici, culturali, antropologici di rilevante importanza sembrano non avere più luoghi sedi e persone per confrontarsi in modo civile. Il tema programmatico è: come bisogna difendere la società? Si interrogava il filosofo Foucault. E gli individui dai soprusi statali? Ovvero, quali decisioni scelte ed azioni sono in capo a me individuo raziocinante che cerca di valersi di un libero arbitrio, poco libero e molto arbitrario, invece di seguire precetti codici e norme a me superiori? Ovvero, oltre gli individui che cosa è che fa società, l’intrigo di norme leggi autorità istituzioni che devono sovrastare l’individuo, pena la perdita della società tutta? Qui non mi avanzo, ché dovrei chiedere alla Direttrice uno spazio adeguato per un’argomentazione esaustiva dell’agire umano. Quesito qui non declinabile perché complesso, se non per dire che appare necessario riprendere le fila di riflessioni interrotte su ciò che è uno Stato Laico in società ormai pluraliste, e che cosa sia religione/i in nazioni plurietniche con molte minoranze tra loro contrapposte. Dovendo sapere che ciascuna minoranza rivendica la propria fede quale la ‘migliore’ (fonte di micro assolutismi), mentre lo Stato delle leggi, non delle norme morali, ha il difficile compito di contemperare esigenze tra loro in contrasto. Insomma applicando il principio del monopolio della violenza statuale, accorda salvacondotti alle diverse religioni culture stili di vita garantendo una pax instabile ed in costante divenire. Il contrario di un ‘essere’ assoluto con cui ogni ‘Chiesa’ vorrebbe affermare il proprio Dio.

Secondo, la laicità non ha più i toni fortemente ateistici del passato essendosi radicato nelle coscienze individuali di persone che nell’assumere in modo chiaro un principio costitutivo di esistenza lasciano ampio spazio di rappresentazione di sé a chi invece decide che credere costituisca il fine a/con cui improntare comportamenti e scelte, azioni e decisioni. Ma anche questi ultimi sempre più lontani dai precetti normativi della dottrina e dei dogmi. Parlare delle azioni e delle dinamiche di un Paese a noi vicino, la Francia, che un suo percorso di laicità lo ha compiuto fino in fondo, dove la rivoluzione francese acquista i caratteri di uno spartiacque decisivo nella formazione degli individui, comporta una riflessione anche da noi decisiva. Certo i tempi oscurantisti di nuovi bastioni che si innalzano tra noi e gli ‘altri’ non lasciano sperare sull’effettiva possibilità di riuscire a parlarsi. Ma forse siamo ormai proiettati in un mondo delle immagini in cui l’uso della parola appare sempre più negletto.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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