martedì, Giugno 22

Francia, le dimissioni lampo di Valls field_506ff510725be

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Libia morning glory
Il Ministro dell’Economia francese, le cui critiche alle politiche economiche del Paese hanno indotto il Primo Ministro a presentare le dimissioni del governo, non sarà incluso nel rimpasto dell’esecutivo. E’ stato lo stesso Arnaud Montebourg ad annunciarlo ai giornalisti. Le dimissioni di Valls sono arrivate al culmine di un duro scontro con il ministro dell’Economia, che  ha esortato il premier ed il Presidente a cambiare politica economica. Hollande ha comunque dato incarico a Valls di formare il nuovo governo – che sarà annunciato domani – seguendo gli orientamenti che il Presidente ha definito per il Paese. La mossa dell’inquilino dell’Eliseo potrebbe essere legata alle esternazioni di Arnaud Montebourg, che nel fine settimana aveva usato parole durissime contro l’austerità imposta dalla Germania. «Bisogna alzare i toni», aveva avvertito, precisando: «Quando dico Germania, parlo della destra tedesca che sostiene Angela Merkel. La Francia non ha alcuna intenzione di allinearsi agli assiomi ideologici della destra tedesca». E «anche la Bce», aveva aggiunto, «deve cambiare marcia e mettersi a fare quello che fanno tutte le banche centrali del mondo, in particolare quelle dei paesi che hanno saputo far ripartire la loro crescita».

Il Parlamento libico non  ha nominato un Presidente ma un nuovo Capo di Stato maggiore, dopo aver annunciato ieri l’intenzione di dare all’esercito i mezzi per contrastare le milizie armate. Si tratta di Abdel Razak Nazuri che prende il posto di Abdulati al Obeidi. Obeidi era stato silurato nei giorni scorsi dopo aver ammesso l’incapacità delle forze armate ormai al collasso di controllare la Libia. La situazione è ormai al collasso, a dimostrarlo i continui arrivi di migranti nelle acque italiane. «L’Unione europea deve intervenire tra le forze in campo: molti problemi dell’immigrazione derivano dal fatto che il Paese è fuori controllo». Lo afferma il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Sandro Gozi. Intanto numerosi deputati del Congresso libico, sciolto dalle scorse elezion,i che hanno eletto il nuovo Parlamento si sono riuniti a Tripoli, mentre testimoni riferiscono di nuovi combattimenti lungo una delle arterie che portano allo scalo. La riunione del Gnc, a cui hanno fatto appello le milizie di Misurata dell’operazione Alba che hanno conquistato l’aeroporto, ha riunito 80 membri secondo i media locali, 34 secondo fonti estere.

Anche l’Abkhazia, repubblica secessionista georgiana sul Mar Nero riconosciuta da Mosca insieme alla vicina Ossezia del sud dopo la guerra del 2008 con Tbilisi ha un nuovo Presidente incaricato di formare un governo:  Raul Khadzhimba. La Commissione elettorale centrale ha annunciato che alle elezioni di ieri Khadzhimba (a maggio uno dei leader di una protesta di piazza che ha portato alla caduta dell’allora presidente Alexander Ankvad) ha ottenuto il 50,57% dei voti e ha così vinto le elezioni già al primo turno.

Il Premier incaricato iracheno, Haider al-Abadi, stamani ha fatto il punto sulle trattative per la formazione del nuovo governo in Iraq e la lotta contro i jihadisti dello Stato Islamico (Is) nel nord del Paese. Il Primo Ministro, ha inoltre presentato la sua nuova squadra di governo in parlamento riducendo da trenta a venti il numero di Ministri.

Al via oggi in Egitto il vertice dei Paesi del nord Africa per discutere della situazione in Libia. Fra gli organizzatori dell’incontro, il Ministro degli Esteri algerino Ramadan Lamamra atterrato sabato sera al Cairo. I disordini che stanno avvenendo in Libia rappresentano una minaccia per i paesi confinanti, in particolare l’Egitto e Algeria.

Se domani a Minsk ci sarà l’atteso faccia a faccia tra Putin e Poroshenko, la Russia si aspetta «prima di tutto una discussione franca sulla soluzione della crisi ucraina e sulle questioni umanitarie». Così commenta il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, citato da Itar-Tass. «Sono ancora molti i temi da discutere»  ha aggiunto  «la crisi interna all’Ucraina stessa, la terribile catastrofe umanitaria nell’Est del Paese, la necessità di un cessate il fuoco». E mentre arriva con certezza la notizia che la Federazione russa non è stata invitata al summit della Nato in Galles in programma il 4 e 5 settembre il presidente della Rada Olexandr Turchinov sostiene che il processo di integrazione europea dell’Ucraina deve essere condotto contemporaneamente a quello di integrazione di Kiev nella Nato.

Secondo quanto riferisce il Times il video dell’esecuzione di James Foley potrebbe essere una messa in scena e la decapitazione vera e propria del giornalista americano potrebbe essere avvenuta in un altro momento, lontano dalle telecamere.

Inoltre «quel che accaduto nelle ultime settimane in Iraq è servito di fatto a deviare e occultare l’indignazione mondiale per le stragi di Gaza, che avevano fatto sobbalzare non solo la gente comune, ma anche -per fare due nomi- Barack Obama e Ban Ki Moon, autori di battute critiche restate miseramente tali, ma che comunque non corrispondono agli stereotipi di molto mondo pacifista nei loro confronti», scrive per ‘L’Indro’ Claudio Moffa in un’attenta analisi sostenendo la tesi già portata avanti dal Times.  Dal famoso quotidiano britannico avanzano conclusioni suggerite da alcuni tecnici ed esperti di una società forense -della quale non si conosce però il nome- per i quali il londinese protagonista del video potrebbe essere solo un attore e non il carnefice dell’ostaggio. In base all’analisi dei fotogrammi, è emerso che non si vede sangue nel corso della decapitazione, sebbene il jihadista passi il coltello per almeno sei volte sul collo di Foley. Intanto, sempre secondo il Times, le autorità britanniche sarebbero già risalite all’identità del terrorista con forte accento inglese ma aspettano a rivelarla per ragioni di sicurezza. Da giorni il sospetto chiave è Abdel Majed Abdel Bary, ex rapper londinese di 23 anni.

Proseguono i raid israeliani su Gaza che da mezzanotte hanno ucciso quattro palestinesi, tra cui due donne e un bambino di tre anni, portando il bilancio totale dei morti a 2.124. Da quando è venuto meno il cessate-il-fuoco il 19 agosto, sono stati uccisi 106 palestinesi in oltre 350 raid israeliani sulla Striscia, mentre da questa sono stati sparati oltre 650 razzi contro il territorio israeliano. Intanto, circolano voci su una nuova proposta di cessate-il-fuoco che riporterebbe le delegazioni al Cairo per riprendere i colloqui.

 

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