sabato, Maggio 15

Francia, la recessione si avvicina field_506ffb1d3dbe2

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parigi

La Francia rimane indietro in un’Europa a due velocità. Messo alle spalle il periodo di recessione, fatto salvo per Parigi l’attività nel settore privato in tutta l’area euro ha registrato un miglioramento questo mese, nell’ambito di una crescita economica tuttavia ancora fragile nel suo complesso. Stando a quanto emerso dagli ultimi dati pubblicati da Markit, la produzione nei Paesi della cosiddetta periferia indebitata dell’Eurozona si è ripresa in dicembre.

Dopo che la Germania ha riportato una crescita sostenuta, la Francia assume sempre di più le sembianze della ‘malata d’Europa’, oscillando al confine tra area virtuosa e travagliata della regione. Le aziende transalpine fanno sempre più fatica, con la flessione dell’attività del settore privato che si è accentuata in dicembre. Secondo Howard Archer di IHS Global Insight. «C’è seriamente il pericolo che la Francia scivoli in una recessione e questo aumenta i timori circa la mancanza di competitività francese».

La Banca centrale francese, tuttavia, la pensa diversamente, avendo rivisto la scorsa settimana le stime sul Pil del quarto trimestre in rialzo a +0,5% da +0,4%, dopo la contrazione di -0,1% del periodo precedente. In confronto, cozzano fortemente la crescita solida del manifatturiero tedesco, al ritmo più rapido dagli  ultimi 30 mesi, e quella dei servizi. La stima dell’indice composito del PMI è stata di 55,2 in dicembre.  L’indice equivalente francese, sintesi dell’attività del comparto manifatturiero e di quello servizi, invece è scivolato dai 48 punti del mese scorso a quota 47, a segnalare come la seconda economia della zona euro stia nuovamente scivolando in recessione nell’ultimo trimestre dell’anno. L’indicatore si è confermato sotto la soglia dei 50 punti, chef a  da spartiacque tra crescita e contrazione, toccando i minimi da sette mesi.

Secondo l’economista di Markit Chris Williamson si tratta di un dato compatibile con una contrazione del Pil pari allo 0,1% nell’ultimo trimestre dell’anno per Parigi, dopo il calo di pari entità registrato nel terzo trimestre. Il dato dell’Eurozona, di contro, ha mostrato una crescita in area 52,1 in dicembre, dai 51,7 di novembre. Si tratta ancora solamente delle stime ‘flash’, ma suggeriscono che la crescita è tornata nella maggior parte dell’area e non solo nella locomotiva tedesca. L’area euro dovrebbe registrare un aumento del Pil dello 0,2% nell’ultimo quarto dell’anno.

Dai dati sul saldo primario commerciale, intanto, emerge un ulteriore ampliamento del gap tra Sud e Nord d”Europa e la divergenza tra la prima e la seconda economia d’Europa. Finora, il maggiore surplus è stato senza sorprese registrato dalla Germania (+148,3 miliardi di euro nel periodo gennaio settembre). Seguono a ruota Olanda (40,5 miliardi), Irlanda (28,5 miliardi), Italia (19,6 miliardi), Belgio (11,6 miliardi) e Repubblica Ceca (10,6 miliardi). I maggiori deficit sono stati riportati in Francia (-57,5 miliardi), Regno Unito (-55,1 miliardi), Grecia (-14,5 miliardi) e Spagna (-11,6 miliardi).

In generale, il saldo commerciale è quasi raddoppiato nell’area anno su anno, ma il trend è dovuto più a un calo delle importazioni che a un balzo delle esportazioni. In ottobre l’avanzo primario è stato pari a 17 miliardi e 200 milioni di euro rispetto al resto del mondo. Il mese dell’anno precedente era stato di 9 miliardi e 600 milioni. Nel complesso nel blocco a 18 il ritmo della fragile ripresa economica della zona euro si avvia a chiudere il 2013 su nuovi massimi. Dall’indagine congiunturale tra i direttori acquisti per il mese di dicembre emerge una accelerazione a 52,1 dal 51,7 della lettura finale di novembre. Il dato risulta migliore delle stime elaborate da ‘Reuters’ in un sondaggio tra gli economisti, la cui mediana di fermava a 51,9. L’indice si è confermato sopra la soglia dei 50 punti per tutto il secondo semestre.

Dicembre si sta rivelato un mese positivo per le società europee impegnate nell’attività manifatturiera, con la produzione che è salita per il sesto mese consecutivo. Il tasso degli incrementi è il più alto da aprile 2011. Più modesta invece la crescita del settore dei servizi. In questo caso l’andamento dell’espansione è il più lento degli ultimi quattro mesi. L’incremento dell’indice PMI nel privato dopo due mesi consecutivi di cali è un bel sollievo e rimette in riga la ripresa. Come spiega sempre l’analista Williamson, l’ultimo trimestre le aziende hanno visto l’accelerazione più marcata dalla prima metà del 2011 e ora hanno riportato due trimestri di fila di crescita.

Le notizie non sono tutte positive, tuttavia. L’espansione del Pil dello 0,2% è poca cosa. Significa che la ripresa rimane debole e fragile, soggetta a possibili battute d’arresto improvvise. Non solo: la ripresa non è distribuita in maniera equilibrata. La crescita è concentrata nel manifatturiero, mentre le esportazioni hanno contribuito a una crescita del settore al ritmo più rapido degli ultimi due anni e mezzo, mentre la domanda interna fiacca ha portato a un rallentamento dell’avanzamento del settore dei servizi. 

L’elemento più preoccupante è la natura squilibrata della ripresa tra i vari Stati membri. Se la Francia dovesse chiudere gli ultimi tre mesi dell’anno in rosso, a livello di prodotto interno lordo, vorrebbe dire rientrare di nuovo in una fase di recessione tecnica Al contrario la Germania continua a correre, con un Pil che è visto crescere dello 0,5%. La sensazione è che tutti questi motivi spingeranno la Bce a mantenere in vigore le politiche ultra accomodanti ancora per un po’.

Il presidente della Bce Mario Draghi ha espresso la preoccupazione che gli accordi finanziari che si stanno studiando per allestire sistemi anticrisi sulle banche europee finiscano per risultare «inadeguati». In questo modo le decisioni da prendere dal sistema unico di risoluzione delle crisi bancarie potrebbero diventare eccessivamente complesse. «I prossimi giorni – ha affermato Draghi durante una audizione al Parlamento europeo – ci diranno se si può fare un altro passo cruciale verso l’Unione bancaria».

Quando il Ministro tedesco per le Finanze Wolfgang Schäuble, politico conservatore della CDU, primo partito della coalizione di larghe intese di fresca formazione, si è presentato davanti ai giornalisti appena prima di mezzanotte martedì scorso era chiaro che nulla era stato ancora messo in ghiaccio per il futuro dell’unione bancaria in Europa.

Dopo negoziazioni fiume con i suoi omologhi europei durate ben 14 ore, Schäuble non è riuscito a trasformare l’evento in un momento epocale per l’Unione monetaria in Europa. L’esitazione di Berlino nelle trattative minaccia di fare deragliare tutto il progetto. Tutto è stato rimandato al 18 dicembre, quando l’Ecofin si riunisce ancora una volta prima del summit Ue. «Ci stiamo arrivando», ha detto Schauble ai giornalisti, precisando che la «decisione politica» può essere presa solo nelle prossime settimane.

 

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