sabato, Ottobre 23

Francia: la ministra che non legge libri La responsabile della Cultura ammette in tv: son 2 anni che non leggo un libro

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Ho sempre pensato che a essere troppo sinceri, ci si va solo a perdere.

Lo ha sperimentato sulla sua pelle la ministra della Cultura francese, Fleur Pellerin che, in un’intervista a Canal Plus ha confessato, senza immaginare di provocare una tempesta di sabbia che, a causa degli impegni di lavoro, son due anni che non accosta un libro. Per leggere, legge, ma si tratta di memorie di lavoro, progetti legislativi, agenzie di stampa. Insomma, tutta roba scritta, sì, ma lontana anni luce dalla letteratura.

Anzi, con una propensione al martirio mediatico, Fleur ha anche risposto di non conoscere nessun libro di Patrick Modiano, che ha appena vinto il Premio Nobel per la Letteratura. Insomma, un mostro sacro, in Francia, tanto che c’è qualche critico letterario che non esita ad accostarlo a Marcel Proust.

Beh, perlomeno non ha chiesto: “Modiano, chi?”, né ha assunto un’aria vacua, ipotizzando che si trattasse di un magnate della produzione delle carte da gioco.

Però, non ci si riesce a spiegare come mai, qualche settimana prima non si sia ricordata di aver partecipato ad un pranzo insieme con lui; e che, al momento in cui fu diffusa la notizia della vittoria, da brava responsabile del Dicastero culturale, abbia licenziato un comunicato stampa giubilante e plaudente.

Per l’establishment culturale francese che, da sempre, si vanta di avere una marcia in più sul versante intellettuale,specialmente nei confronti di noi italiani, la dichiarazione candida della ministra è stata una vera e proprio sberla in pieno viso.

Alti e disperati lai si sono levati dai giurati del sommo Premio Goncourt, che hanno quasi allestito una messa in stato d’accusa della ministra fedifraga.

Comunque, sotto sotto, c’è da lodarla perché, son certa, un uomo sarebbe stato molto meno disinibito e, preso in castagna, si sarebbe arrampicato su specchi alti quanto la Torre Eiffel.

Sì, rispetto al genere, sono partigiana, non lo nego: ma troppe volte ho assistito a scene esilaranti di politici nazionali che parevano Tarzan, ad aggrapparsi a liane improbabili per coprire con una foglia di fico la loro evidente ignoranza.

Viva la faccia, Madame Pellerin, dimostrazione di quanto ormai sia ininfluente, in politica, occuparsi di qualcosa riguardo alla quale non si abbia la benché minima competenza. Magari senza procurarsi neanche dei collaboratori che siano in grado di colmare lacune più profonde della Fossa delle Marianne.

Mi dite che è stato sempre così? Ma, perlomeno, in media, mettiamo vent’anni fa, avevamo politici in grado di farsi una buona infarinatura di tutto e con consulenti altrettanto efficienti, che, per esempio, predisponevano schede di focalizzazione su singole tematiche, in particolare se il ministro era in un agone giornalistico.

Mi pare di ricordare che persino Mr B., pur autore, in materia culturale, di gaffes memorabili, avesse una squadra di “negri” che leggevano libri per lui.

Tornando alla douce France e lasciandoci alle spalle l’amére Italie, chère Madame Pellerin, la domanda assassina può sempre scappare: ma è possibile che non si riesca a immaginare che, all’indomani di una vittoria francese al Nobel per la Letteratura, non ci fosse una domanda sullo scrittore che aveva conquistato questo premio così prestigioso?

Con un jeu de l’esprit – tanto per rimanere Oltralpe – ho voluto immaginare che la stessa cosa fosse accaduta in Italia. Certo, Dario Franceschini ha 15 anni più della Pellerin. E, oltre a leggerli, i libri li scrive pure, per cui credo che se la sarebbe cavata assai meglio.

Mi pare di ricordare, anzi, che con la sua opera prima del 2006, il romanzo ‘Nelle vene quell’acqua d’argento‘ (Bompiani), oltre ad aver vinto in Italia un paio di premi – e questo può essere più o meno ‘normale’: il Città di Penne e il Bacchelli -, abbia persino fatto un’incursione nella patria della collega, vincendo, con quel libro, tradotto da Gallimard col titolo ‘Dans les veines ce fleuve d’argent’ – mica pizza e fichi – il Premio Premier Roman di Chambery.

Da notarsi che, il libro ha pure avuto una riedizione tascabile. Dopo di quello, ha pubblicato altri due romanzi, piuttosto fortunati, sempre con Bompiani: ‘La follia improvvisa di Ignazio Rando’, del 2007 e ‘Daccapo’, nel 2011 (un titolo che, pur raccontando tutta un’altra storia, visto così, d’emblée, mi sembra insieme profezia politica e di vita privata… con le recenti nozze…

Poiché credo che, già sia capitato, oppure comunque capiterà, che la Pellerin e Franceschini s’incontrino, ed essendo il libro del nostro Ministro del 2006, ovvero assai prima che fosse scattato il sabbatico letterario della sua collega francese, può essere capitato che la Fleur (ma non une Fleur de Culture…) abbia potuto leggere il libro del “nostro”, dato che è stato anche ristampato in edizione economica?

La questione mi fa sorridere e ricordare che, facendo salvo il caso Franceschini, ovunque, nei Governi, italiani e non, si faccia spazio alle giovani generazioni, ci si possa trovare in imbarazzo con dilettanti allo sbaraglio che aprono bocca e gli danno fiato… ciò può avvenire anche con quelli di età più avanzata, ma comunque deboli in preparazione culturale.

Se l’OCSE boccia da tempo il nostro sistema scolastico, forse, fra la campionatura utilizzata per stilare le grame classifiche si potrebbe essere trovato anche qualcuno che ora siede in Parlamento.

Ma le interviste fra gli studenti sono anonime e… non lo sapremo mai!

 

 

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