lunedì, Maggio 16

Francia: la guerra in Ucraina fa bene a Macron, … e forse anche all’Europa L'ansia dei francesi per la guerra potrebbe dare a Macron una spinta decisiva alle elezioni presidenziali di aprile. Ma gli osservatori internazionali sono critici circa il suo attivismo sullo scenario bellico

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Ci sono due date cerchiate sull’agenda del Presidente Emmanuel Macron, il 10 aprile 2022,primo turno delle elezioni presidenziali di Francia, e il 24 aprile, ballottaggio tra i due candidati più votati (se nessun candidato il 10 aprile avrà superato la soglia della maggioranza assoluta). Gran parte degli ultimi sondaggi lo danno vincente. L’elemento che gioca a suo favore è la guerra in Ucraina.
Il Presidente ha messo in mostra le sue capacità diplomatiche, sperando di ottenere slancio dal prendere le redini della UE (la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea), poi, contestualmente,
si è proposto comel’interlocutore dell’Europa sovrana con Mosca. E’ stata quest’ultima una sfida politica in linea con la sua ‘idea’ di Europa. La sfida è stata vinta solo a metà, almeno per il momento, ma l’elettorato lo sta comunque seguendo. E, come fanno notare alcuni osservatori, le immagini dei leader europei riuniti attorno a Macron per i colloqui di guerra in Ucraina a Versailles, il 10 marzo, lo aiuteranno sicuramente a continuare a costruire il suo profilo di attore chiave nella crisi in corso, anche se nei fatti non è così.
Resta il fatto che
l’ansia dei francesi per la guerra potrebbe dare a Macron una spinta decisiva alle elezioni presidenziali di aprile. E’ il fenomeno definito del ‘raduno intorno alla bandiera‘, cioè l’idea di politologi e sondaggisti che le grandi crisi internazionali aumentino la coesione nazionale sia tra le élite che tra gli elettori. E questo si traduce generalmente in un maggiore sostegno per l’incumbent, afferma Gilles Ivaldi, ricercatore in scienze politiche a Sciences Po. I risultati del sondaggio elettorale del Centro per la ricerca politica di Sciences Po Paris (CEVIPOF) condotti dal 2 al 3 marzo, «suggeriscono che tale ansia è un driver significativo della recente ondata di sostegno a Macron».

Ivaldi illustra e spiega cosa rileva il sondaggio. «Secondo questo sondaggio, la guerra in Ucraina è diventata una questione politica saliente per il 50% dei francesi. Per un altro terzo, la guerra sarà importante per il loro voto di aprile, fino al 55% tra gli elettori di Macron. Tra i timori del terrore nucleare, una stragrande maggioranza(90%) afferma di essere molto o in qualche modo preoccupata per la guerra e le sue conseguenze».

«Come ci si aspetterebbe, dallo scoppio della guerra abbiamo assistito al sostegno incrociato dei partigiani al Presidente, da sinistra a destra dello spettro politico». Le voci dissonanti sono state poche. «Anche gli sfidanti della destra radicale,come Marine Le Pen ed Éric Zemmour, hanno dovuto sostenere il Presidente, subendo il colpo per le loro posizioni pro-Putin e, nel caso di Le Pen, per i suoi passati legami finanziari con la Russia. Più al centro della politica francese, Valérie Pécresse, la candidata repubblicana, sta ancora lottando per farsi sentire nella campagna elettorale dopo un disastroso incontro a Parigi il mese scorso. Ancora più importante, la candidata al partito LR non è ancora riuscita a trovare il suo spazio politico tra Macron e l’estrema destra. Come suggerisce il nostro sondaggio, nessuno degli sfidanti sembra convincere gli elettori che potrebbero fare un lavoro migliore come futuro comandante in capo. Per circa il 60% dei francesi, le cose andrebbero anche peggio se uno dei candidati radicali vincesse le elezioni».
In affetti, annotano gli osservatori politici anche dall’altra parte dell’Atlantico, «
in Francia, la guerra di Putin sta cambiando atteggiamento alla luce delle elezioni presidenziali». Lo si nota nei partiti più importanti da destra a sinistra, soprattutto là dove si collocano gli ex amici di Putin. «Prima della guerra, i partiti populisti e di estrema destra come Rassemblement National,erano piuttosto ottimisti nei confronti della Russia; in un sondaggio del Pew Research Centercirca un anno prima dell’ammassamento di truppe russe ai confini dell’Ucraina, il 55% dei sostenitori del Rassemblement National considerava la Russia favorevolmente, mentre solo il 30% degli altri elettori lo faceva. Ma le opinioni sono cambiate radicalmente. In un sondaggio dell’opinione pubblica francese all’inizio di marzo, circa il 92% degli intervistati ha espresso preoccupazione per la situazione. Tre cittadini francesi su quattro hanno affermato di sostenere l’Ucraina, con solo il 3% che ha espresso sostegno alla Russia di Putin», afferma J. Alex Tarquinio, giornalista indipendente e past Presidente nazionale della Society of Professional Journalists. «“C’era un’inclinazione verso la Russia, principalmente a causa dello scetticismo nei confronti degli Stati Uniti e della NATO, e una lunga tradizione di equilibrio francese in politica estera”, ha affermato Célia Belin della Brookings Institution. Ora, ha detto, “i francesisostengono ampiamente Macron in questa crisi e non sono più affatto simpatizzanti della Russia».«La guerra ha costretto alcuni candidati con una storia di ‘Putinfilia’ a un dilemma sul fatto e quanto lontano fare marcia indietro, ma non è chiaro che si muovano velocemente come l’opinione pubblica francese». In fatto di Putinfilia, i camponi sono a destra Marine Le Pen, all’estrema destra Éric Zemmour, all‘estrama sinistra Jean-Luc Mélenchon, e tutti hanno più o meno fatto marcia indietro. «Dopo l’invasione, Le Pen, Mélenchon e Zemmour hanno tutti ammesso che la Russia è l’aggressore. Ma tutti e tre si sono opposti a fornire all’Ucraina armi difensive», sottolinea Tarquinio.

«Nonostante le lamentele socioeconomiche interne e le frustrazioni per l’aumento del costo della vita, i francesi si stanno radunando attorno al leader del loro Paese», afferma Gilles Ivaldi. «I sondaggi mostrano un aumento sostanziale degli indici di gradimento per Macron dall’inizio della guerra in Ucraina: il Presidente è in rialzo di cinque punti nel Barometro ELABE- Les Echosdi marzo».
«Secondo il nostro sondaggio, Macron ha aumentato il suo vantaggio al primo turno di quattro punti, dal 26% appena prima della guerra al 30% il 2-3 marzo. Nel ballottaggio, è destinato a vincere con un margine molto ampio contro uno dei suoi potenziali contendenti».
Gli elettori, prosegue Gilles Ivaldi, «si rivolgono a Macron da tutta la linea: di tutti i ‘nuovi’ elettori che si sono radunati attorno al Presidente nell’ultima settimana, circa un terzo (30%) proviene da uno dei più lontani candidati di destra, un quinto (20%) da destra, un quarto (25%) da sinistra,mentre un altro 25% in precedenza aveva dichiarato che si sarebbe astenuto o avrebbe votato in bianco. Inoltre, i nostri dati suggeriscono che l’ansia di guerra può essere un fattore determinante dei cambiamenti individuali».
C’è il dubbio della tenuta. Gli effetti di questa spinta che viene dalla guerra in Ucraina potrebbero rilevarsi effimeri, ci sono precedenti in questo senso, afferma Gilles Ivaldi, c’è da aspettarsi che le mutevoli circostanze politiche, economiche e internazionali influiscano sul corso della campagna. La vicinanza dell’appuntamento elettorale, però, potrebbe giocare a favore della rielezione di Macron.

Se per la maggioranza dei francesi, Emmanuel Macron è un buon Presidente in questa fase storica, tanto da meritare la rielezione, agli occhi di alcuni osservatori internazionali non è esattamente così, guardando come si è mosso nel contesto della crisi ucraina. Le sue azioni «stanno inviando messaggi contrastanti all’estero, e non è la prima volta», afferma Joseph Downing, docente Senior in Relazioni Internazionali e Politica all’Aston University, in Inghilterra.
«È importante capire la pressione che i presidenti francesi sentono per riaffermare la Francia sulla scena mondiale.
Nel 2011, un sondaggio ha rilevato che l’81% degli elettori francesi era preoccupato per il calo dell’influenza francese a livello globale. La personalità internazionale di Macron è stata molto diversa dai suoi due predecessori come presidente. Nicolas Sarkozy è stato aggressivo sulla scena internazionale e alquanto sconsiderato nel guidare l’intervento del 2011 in Libia. All’altro capo dello spettro, il presidente del Partito socialista François Hollande era quasi del tutto assente.
Macron ha cercato di definire la sua presidenza come quella che riafferma la posizione della Francia sulla scena globale senza gli eccessi di Sarkozy, in uno stile tenue ma deciso».
Non è un caso che i temi che ha dichiarato sarebbero stati al centro del semestre francese alla guida del Consiglio Europeo, ovvero sovranità europea, nuovo modello di crescita (carbon border tax e salario minimo in testa), controllo delle frontiere, ha deciso sarebbero stati anche il fulcro della sua campagna per la rielezione. Qualcosa di simile alla campagna elettorale del 2017, visto che ai suoi occhi è forte l’intreccio tra le politiche portate avanti in Francia e le politiche europee.
Secondo Downing,
il lavoro condotto da Macron sul riposizionamento della Francia sulla scena globale, fino ad ora, «non è andato liscio».
«Con la missione di far rivivere un’influenza francese duratura e a lungo termine nel mondo, Macron ha cercato di promuovere la Francia come un attore importante e influente della sicurezza internazionale, ma ha incontrato diversi ostacoli lungo la strada. Ha insistito sull’operazione anti-jihadista Barkhane nel Sahel, che ora coinvolge 5.000 soldati. Ma questo sforzo ha avuto risultati contrastanti e alla Francia è stato recentemente chiesto di andarsene dal governo maliano. La posizione di Macron è stata anche significativamente minata dalla firma improvvisa e inaspettata dell’alleanza di difesa AUKUS tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti, che ha lasciato la Francia al freddo. Questo è stato visto a livello globale come un voto di sfiducia nel complesso militare-industriale francese».
Anche consapevole di queste difficoltà a livello internazionale,
nella vicenda ucraina, poi, Macron ha cercato di dimostrarsi molto assertivo. «È uno dei numerosi leader mondiali, compresi Turchia, Israele e India, che hanno tentato di collocarsi come mediatori nella crisi che è seguita all’invasione della Russia. Macron ha parlato più volte con Putin, tentando anche di mostrare la sua importanza come leader mondiale andando a Mosca per incontrare Putin direttamente. Questo è stato, tuttavia, un disastro di pubbliche relazioni. La vista di Macron seduto, sminuito all’estremità del tavolo comicamente lungo di Putin, ha provocato una presa in giro. Più sostanzialmente, nonostante ripeta e potenzialmente legittimi le richieste di Putin, il Presidente francese non ha fatto alcun progresso nell’evitare il conflitto», sostiene Joseph Downing.
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Questa è la versione di Macron di un approccio di lunga data alla politica estera che deriva dalla realtà della Francia post-coloniale negli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Relegato allo status di potenza globale di second’ordine e sospettoso della forza degli Stati Uniti, il Presidente Charles de Gaulle portò le forze francesi fuori dalla Nato, nel 1966, e disse a tutte le forze statunitensi di lasciare la Francia. La posizione di De Gaulle, che considera la Francia un membro scettico, ma potente, dell’alleanza occidentale, rimane popolare in Francia. Ma non sempre si traduce in una maggiore influenza a livello globale perché ha portato la Francia a essere vista come potenzialmente inaffidabile in tempi di crisi. Il tentativo di Macron di collocare la Francia come parte dell’alleanza occidentale, ma come potenziale alternativa all’egemonia anglofona di Stati Uniti e Regno Unito sembra aver giocato bene in patria, dove la sua campagna elettorale va sempre più rafforzandosi. Ma mentre Macron può interpretare l’intermediario del potere globale, un primo passo falso è stato spingere per un’Ucraina neutrale per garantire la pace», il che lo ha disallineato dai leader occidentali.
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Macron rimane in contatto con Putin,insistendo sul fatto che mantenere aperte le linee del dialogo è di vitale importanza. Tuttavia, è stato anche affermato che ciò potrebbe essere visto come un privilegio delle relazioni tra Parigi e Mosca a spese dei partner europei, in particolare degli Stati nordici e baltici. Una mossa per rimanere rilevante e per rispondere alle preoccupazioni interne sulla posizione globale ridotta della Francia che ha aumentato le tensioni per la Francia a livello globale. Né gli alleati internazionali hanno dimenticato i commenti sorprendenti di Macron del 2019, quando dichiarò che la Nato stava diventandocerebromorta‘. Rimproverare il patto di sicurezza transatlantico che ha assicurato la pace in Europa per più di mezzo secolo faceva parte di uno sforzo più ampio per creare un ‘esercito dell’UE‘. A livello internazionale, questo è stato visto come una follia, dato il duraturo predominio degli Stati Uniti militarmente e, fino a tempi molto recenti, la riluttanza degli Stati europei a soddisfare le linee guida della Nato di spendere il 2% del PIL per la difesa. Senza garanzie di sicurezza da parte dell’esercito più potente del mondo, gli Stati Uniti, e senza nemmeno il più grande investitore d’Europa grazie alla Brexit britannica, è improbabile che un esercito dell’UE possa essere un deterrente militare credibile».
Conclude Joseph Downing: «
È probabile che Macron vinca ad aprile, almeno in parte a causa di un ‘rimbalzo di guerra’ per la sua campagna. Ma dovrà affrontare una lotta molto più dura per riaffermare la sua popolarità personale, o addirittura il prestigio francese sulla scena mondiale».

Gli osservatori francesi sono meno severi e meno pessimisti. «Dalla sua elezione nel 2017, Emmanuel Macron ha adottato un’ambiziosa agenda di politica estera sia a livello globale che europeo. Sebbene si sia descritto come un diplomatico proattivo e iconoclasta nel tentativo di rinvigorire il ruolo fondamentale della Francia negli affari mondiali, durante i suoi cinque anni Macron ha dovuto affrontare un ambiente internazionale sempre più ostile. Non solo ha dovuto confrontarsi con attori internazionali dirompenti come la Russia o la Cina, ma ha anche dovuto fare i conti con il peggioramento delle relazioni con vecchi alleati come Stati Uniti e Regno Unito», afferma Jean-Marie Reure, analista per il quotidiano online ‘InsideOver‘. «A livello europeo, Macron ha fermamente sostenuto una nuova forma di sovranità europea sul campo, affermando che “solo l’Europa può concedere una vera sovranità, questa è la nostra capacità di esistere nel mondo di oggi per difendere i nostri valori e interessi”. Questa dichiarazione di intenti, a un livello più pratico, implica concretamente il rafforzamento dell’architettura internazionale dell’UE costruendo una politica di difesa e un’industria comuni che costituirebbero il primo passo verso un esercito europeo. Insomma, l’obiettivo di un’indipendenza strategica per la Francia di De Gaulle è stato trapiantato da Macron a livello europeo. Questo a sua volta comporta una certa indipendenza dagli USA e dalla NATO dominata dagli USA. Sebbene lo sforzo di Macron fosse comprensibile a causa del palese disinteresse dell’Amministrazione Trump per le questioni di sicurezza europea, ed è ancora alla luce del perno degli Stati Uniti verso l’Asia, gli sforzi della Francia sono stati accolti da critiche da altri stati membri dell’UE come la Polonia e gli Stati baltici. Anche nel campo dell’industria della difesa, il tentativo della Francia di un’ulteriore integrazione europea è stato ostacolato da differenze strategiche tra gli Stati membri, come lo stallo dei progetti MGCS (Main Ground Combat System) e FCAS (Future Combat Air System)».

Così, secondo Reure, «prima della decisione della Russia di iniziare le operazioni militari, la crisi ucraina sembrava essere l’ultima occasione per Macron di creare uno slancio per la coesione europea e affermare la (relativa) indipendenza strategica dell’UE. Al riguardo, Ue e Usa avevano interessi divergenti che in pratica legittimavano una ‘via europea’ per risolvere diplomaticamente la crisi. Dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia e dall’uso della minaccia nucleare, tali differenze sono ora quasi insignificanti, poiché i Paesi della NATO sembrano mostrare una rinnovata unità, almeno temporaneamente». Posto questo quadro dello stato delle cose, oggi «gli Stati membri dell’UE si stanno radunando all’unanimità dietro la bandiera della NATO, poiché la possibilità di negoziati immediati con la Russia è svanita».
In futuro, però, riprenderanno i negoziati, e a questo punto, «l’inversione di marcia della politica di difesa tedesca, insieme alla decisione dell’UE di inviare supporto militare all’Ucrainapotrebbe quindi costituire la base di una nuova cultura della difesa in Europa». Il che potrebbe significare una nuova occasione per Macron per affermare la sovranità europea e dunque vincere la sua partita politica, per l’Europa e per il prestigio della Francia sullo scenario globale. Insomma, la guerra in Ucraina potrebbe essere la grande occasione per l’Europa ‘soggetto politico terzo, sovrano’ e per Macron.

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