domenica, Maggio 9

Francia, la carta dei vini sta per cambiare

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Parigi – Dal 1 gennaio 2016, la deregolamentazione del settore vitivinicolo autorizzerà l’impianto di nuovi vigneti in tutta la Francia e i vini senza indicazione geografica potranno essere venduti. Questa decisione, adottata a Bruxelles nel 2007, ha lo scopo di consentire ai coltivatori di estendere i loro vigneti o piantarne nuovi e liberalizzare la cultura del vino. Una ‘rivoluzione culturale’ e un ‘disastro’ per i puristi, appassionati del territorio o i produttori di champagne. Perché potremmo produrre la ricetta del famoso vino altrove come in Lozère o in Vendée, per esempio. Un ‘champagne finto’, ma che non può ancora ottenere la denominazione di origine controllata (DOC).

La notizia era attesa dal 2007. Nove anni più tardi, si tratta di una riforma sui diritti di impianto delle viti che potrebbero scuotere la mappa dei vigneti francesi. I vignaioli possono piantare nuovi appezzamenti in tutto il territorio nazionale. Ma per non sconvolgere il delicato equilibrio tra domanda e offerta, l’aumento è stato fortemente limitato all’1% del vigneto francese. Un aumento delle terre del vino francese costituito da poco più di 8057 ettari su un totale di circa 800.000. Tuttavia, l’impianto di nuovi vigneti è regolato con una domanda di approvazione che deve essere fatta al FranceAgriMer.

Una decisione di Bruxelles che permetterà di trovare accanto al Saint-Emilion o il Crozes-Hermitage, ‘vini senza indicazione geografica’ ed è proprio questo che non piace a tutti. VSIG: quattro lettere che significano ‘vini senza indicazione geografica’, ma quattro lettere che vogliono dire soprattutto ‘deregolamentazione’ delle terre del vino francese.

Gabrielle Vizzavona, esperta in vini e liquori francesi e docente presso l’INSEEC di Parigi, la scuola di commercio leader nella formazione sul vino, ha accettato di rispondere ad alcune domande per far luce su quel che sta accadendo nel mondo del vino francese.

 

Che cosa significa questa nuova deregolamentazione del settore vitivinicolo?

L’incremento delle indicazioni geografiche protette e AOC (DOC) non sono interessate dal nuovo regolamento quindi per me l’impatto sarà minore. Dal momento che solo 8000 ettari di vigneti classificati possono essere aggiunti.

Quali sono le implicazioni per il settore del vino?

Ora per piantare di più bisogna giustificarsi economicamente. Però la tendenza in Francia tende a valorizzare le AOC, la creazione di nuove denominazioni gerarchici e di origine controllata, non a impiantare nuovi vigneti senza indicazioni geografiche protette.

La conseguenza sarà che verranno creati alcuni vini un pò originali in regioni che fin qui non producevano vini. E perché no? Non è cosi brutta l’idea. Nelle regioni popolari come Bourgogne o Champagne, l’impianto di nuovi vigneti sarà molto basso con un impatto debole per lo status quo delle denominazioni di origine controllata.

In particolare, dal 1° gennaio, il vecchio sistema dei ‘diritti di impianto’ lascia quindi spazio alle ‘autorizzazioni all’impianto’, che offrono per la prima volta una leggera opportunità di crescita alle superfici. Prima di venire a questo compromesso, le discussioni erano tese tra professionisti del settore vino. Schematicamente, si opponevano i vignaioli, legati al bilancio del mercato ad alcuni commercianti che desiderano vendere per esportare una maggiore quantità di vino senza indicazione geografica  come ad esempio vini di tavola, in contrasto con i vini di origine DOC e indicazione geografica protetta o di un ex paese del vino.

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