Francia: in guerra col Trattato di Lisbona

Nel caso la posizione francese non fosse ancora chiara, dopo i bombardamenti dei giorni passati su Raqqa,  François Hollande ha voluto essere esplicito: vuole l’annientamento dello Stato Islamico. Il Presidente francese è ben consapevole che continuare a bombardare la Siria non è una tattica che può portare a soluzioni risolutive sul lungo periodo. Le bombe cadono dal 2014 e i risultati sono stati minimi rispetto allo sforzo militare messo in moto. Questa volta, la Francia, vuole essere davvero sicura di non lasciare nulla al caso e invoca, per la prima volta nella storia dell’Europa, la messa in atto dell’articolo 42.7 del Trattato di Lisbona.
Sembra chiaro a tutti, esperti compresi, che quella di Parigi è stata un’implicita dichiarazione di guerra. Così si è chiesta l’applicazione del Trattato di Lisbona nella parte relativa alla ‘mutua assistenza’ e si è aperta la strada all’approdo all’Articolo 5 della NATO -che già nelle ore immediatamente successive agli attacchi del 13 novembre alcuni analisti avevano ipotizzato.

Le parti contraenti il Patto Atlantico, hanno convenuto che un attacco armato contro una o più Nazioni, in Europa (come è accaduto ) o nell’America Settentrionale, sarà considerato come un attacco coordinato a tutte le Nazioni afferenti al Patto. Nel 1999 il Nuovo concetto strategico della NATO specificava che attacco armato erano da considerarsi anche «atti di terrorismo, di sabotaggio e di crimine organizzato, o anche alla interruzione del flusso di risorse vitali».
Considerato ciò viene riconosciuto (attraverso l’articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite ) l’esercizio della legittima difesa individuale e collettiva a supporto delle una o più Nazioni vittime dell’attacco stesso.
Questa possibile mobilitazione prevede non solo lo schieramento di una componente militare ingentissima, ma soprattutto misure di politica estera per una maggior cooperazione  tra i Paesi del Patto Atlantico.
La ‘ratio’ di fondo di questa clausola di sostegno reciproco in caso di attacco è nata per evitare possibili crisi in seno alla regione europea o a quella dell’America settentrionale. Fino ad oggi, solo un’occasione è stata ritenuta tanto grave da giustificare una tale iniziativa politica: l’11 Settembre 2001, iniziativa che ha poi dato il via alle operazioni militari in Afghanistan.

La Siria, ovviamente, non è l’Afghanistan del lontano 2001, la situazione geopolitica è oltremodo critica e le forze in campo non sono solo un gruppo di ribelli armati di qualche lanciagranate. La Siria è una polveriera complessa in cui, è bene ricordarle, troviamo ancora un Bashar al-Assad che tenta con tutte le sue forze di ostacolare l’avanzata dello Stato Islamico. Ci sono i ribelli che ostacolano il regime di al-Assad e una Russia con un numero straordinario di bombardieri e forze speciali in campoo. L’Europa non voleva metterci mano nemmeno nel peggiore dei suoi incubi, ma è forse giunta l’ora di rivedere la situazione alla luce dei recenti avvenimenti, almeno secondo la Francia.

Lo schieramento militare che l’articolo 5 della NATO sarebbe in grado di riversare sul Medio Oriente sarebbe colossale ed è forse una delle tante ragioni per cui si è optato per il Trattato di Lisbona.