martedì, Maggio 11

Francia e Italia: che differenza c'è? field_506ffbaa4a8d4

0

La tutela dei diritti dei lavoratori è, ormai, al centro delle politiche (e delle contestazioni) degli ultimi governi, da Monti a Renzi. Dal 2012, dopo molto, è stato (ri)toccato l’art.18, da sempre considerato baluardo per la tutela del lavoratore. Senza ripetere ciò che ci sentiamo dire da più di due anni, la legislazione in uscita è cambiata. Il vero elemento di novità è rappresentato dal«comma 5 del nuovo art. 18, il quale prevede che «al di fuori della sussistenza del fatto, il giudice pur se riscontri l’illegittimità del licenziamento per insussistenza di giusta causa o giustificato motivo, può solamente condannare il datore di lavoro al pagamento di un’ indennità, ma senza che si configuri alcun obbligo di reintegra». Questo elemento non è poi così lontano dalla legislazione di altri Paesi europei.

Oltre il termine del rapporto lavorativo, in Europa, vige un differente dialogo tra l’azienda, il lavoratore e il sindacato, perni portanti di una sana stratificazione aziendale. Proprio per questo motivo abbiamo deciso di fare un parallelismo su come funziona negli altri Paesi, in particolare in Francia, la vita all’interno di un’azienda e che cosa l’Italia ancora deve imparare o meglio migliorare. Sandro Malatto, ex amministratore delegato di General Motors in Francia dal 2002 al 2010, ci ha spiegato a chiare lettere che cosa accade all’interno di una multinazionale e quali sono i rapporti interni tra i dirigenti, i lavoratori e i sindacati.

 

Se parliamo di Diritto del Lavoro che differenze esistono tra Italia e Francia?

Non ci sono differenze significative. I due sistemi sono tra i più moderni ed avanzati al mondo, ed inevitabilmente non ci possono essere differenze incolmabili. I diritti garantiti ai lavoratori sono, più o meno, in teoria, gli stessi.

Essere Amministratore delegato di una multinazionale come la GM in Francia, significa entrare nel cuore del mondo lavorativo, e purtroppo con i licenziamenti, come funziona la legislazione francese?

In Francia la situazione è la seguente. Per quanto riguarda il licenziamento individuale esistono due diversi esiti: il licenziamento può avvenire solo per giusta causa o “foite réel et serieuse”. Questa deve essere documentata e supportata da fatti oggettivi incontrovertibili e incontestabili. Dopo che è stato effettuato il licenziamento, il giudice decide se la colpa grave esiste realmente o meno, se la causa esiste, e nel caso in cui il licenziamento venga giudicato ingiustificato il giudice può proporre un reintegro che, però, è diritto del lavoratore e del datore di lavoro accettare o rifiutare. Non c’è il reintegro immediato. Ove il datore di lavoro rifiuti il reintegro e il licenziamento sia stato giudicato ingiustificato, egli viene condannato a corrispondere un’indennità di licenziamento. Paghi invece di reintegrare. La differenza è che quando in Italia il licenziamento era giudicato ingiustificato si doveva automaticamente reintegrare (pre riforma Fornero), mentre in Francia riceve un’indennità aggiuntiva. La somma è a discrezione del giudice e può essere estremamente onerosa per l’azienda, dipende dall’anzianità di servizio del lavoratore, dall’età biologica, dalla facilità che il lavoratore può avere o meno di ricollocarsi. Poi esiste il concetto di “nullità del licenziamento” che imputa l’obbligo del reintegro. Il licenziamento nullo è limitato ai casi in cui è stata violata una delle libertà fondamentali del cittadino. Quando c’è stata discriminazione per questioni di razza, di religione, o a danno di una categoria protetta etc. Non succede quasi mai, perché nessuna azienda mette in essere questo tipo di licenziamento. La legge in Francia è estremamente puntuale.

Quando parliamo di sindacati all’interno dell’azienda in che modo sono strutturati?

In Francia esiste il “Comité d’Entreprise”, che è un organismo eletto dai dipendenti dell’azienda. E’ composto da impiegati e operai, inclusi nella stessa categoria. in Francia non esiste la disparità di categoria, i rappresentanti dei quadri e dell’azienda stessa. Ha l’obbligo di riunirsi una volta al mese e deve essere informato sull’andamento dell’impresa e sulle prospettive che ha l’impresa stessa.

In caso di licenziamenti collettivi, come succede all’ordine del giorno in Italia, che ruolo ha il Comitè d’Entreprise?

Se un’azienda decide di ricorrere ad un “plan social”, ossia un licenziamento collettivo, se non lo ha discusso molto in anticipo, con il Comitè d’Entreprise, risulta non valido. Il parere del Comitè però non è vincolante, l’azienda può procedere lo stesso, anche di fronte ad un parere negativo.

A questo punto ci può spiegare come funziona un licenziamento collettivo in Francia, e soprattutto i sindacati come si comportano?

Il plan social deve essere giustificato, altrimenti viene reso nullo dal giudice. L’unica giustificazione è un bilancio negativo oppure la chiusura di un certo tipo di attività. Quando una società come la General Motors, che importa diverse marche di automobili decide, per un qualsiasi motivo, di cessare l’importazione di una determinata marca, per esempio la Chevrolet, gli operai di quella ditta verranno licenziati tramite un plan social. Questo comporta tutta una serie di misure a supporto del lavoratore. Sono molto complesse: oltre le varie indennità di licenziamento e il periodo di preavviso, bisogna espletare tutte le possibilità affinché il lavoratore venga reintegrato in tutta Europa (sempre nel caso della GM). L’azienda per legge deve ricollocare. Però non esiste la cassa integrazione o la mobilità come in Italia. Per quanto riguarda la riduzione dell’organico (non i licenziamenti singoli) esistono delle differenze tra la legge italiana e quella francese. In generale per decidere quale dei due sistemi sia maggiormente garantista, o meno, dovremmo fare un calcolo molto preciso, in termini economici.

Se un datore di lavoro mette in essere comportamenti scorretti nei confronti dei sindacati dell’azienda, che tipo di istituto viene messo in essere?

 In Francia esiste il D’élite d’entrave come in Italia. E’ il comportamento antisindacale. Però in Francia viene sanzionato dal codice penale con un anno di detenzione per l’amministratore delegato e una multa pecuniaria. In Italia, invece, viene sanzionato dal giudice che ti obbliga a dismettere quel tipo di comportamento. Nel caso in cui esso continui, e quindi non si è seguita la sentenza, allora diventa un reato punito con una condanna di tre mesi e una multa. Sotto questo profilo sono molto più rigorosi i francesi.

 E le denunce in ambito lavorativo che tempistiche hanno?

I tempi di un processo sono molto limitati in Francia. Esiste un’istituzione che è il Conseil De Prud’Hommes. Composto da 4 membri per zona. Due rappresentati delle imprese e due dei lavoratori, un presidente alternato tra lavoratori e azienda. In prima istanza il lavoratore licenziato deve rivolgersi al Conseil, poi può rivolgersi alla magistratura ordinaria (così da eliminare l’ingolfamento dei processi). Se viene respinto dal Conseil de Prud’ Hommes è difficile che arrivi alla magistratura, comunque.

Domanda d’obbligo: che cosa, realmente, vede una grande azienda quando decide di investire in un Paese straniero?

Sento sempre e vedo battaglie per l’art.18, che è stato spesso accusato di essere un grande problema per le aziende, di limitare le assunzioni e gli investimenti esteri. Non è vero, è un’esagerazione. Per un’azienda straniera, al momento di decidere la possibilità di investire in Italia, l’art. 18 non è mai stato un motivo discriminante. Forse dirò qualcosa di impopolare, ma la discriminante non è stata mai nemmeno la corruzione. Si sente dire che è una discriminante importante, che impedisce all’azienda straniera di effettuare degli investimenti. Per quanto mi risulta non è nemmeno citata. Quando si deve decidere se fare o meno un investimento in un Paese, e parliamo di cifre enormi, che devono durare nel tempo, si fa un “business case”, e la voce corruzione non esiste. A conferma di questo, basta che vediamo che le più grandi multinazionali del mondo hanno effettuato ed effettuano investimenti importanti nei paesi dell’est europeo o in Asia. Siamo sicuri che in questi Paesi la corruzione è inferiore all’Italia? Quello che il Governo dimentica spesso di dire è che il costo del lavoro è una componente importante, oggi esiste ancora una diversità tra l’Italia e i PVS, ma non così significativa. Quello che incide maggiormente è il costo della tassazione. Il reddito d’impresa in Italia è tra i più tassati al mondo. Quello che pesa è il costo dei servizi, e le possibili agevolazioni che un Governo è disponibile a riconoscere all’impresa a fronte di un certo investimento. Per esempio l’acquisto di un terreno, sgravi fiscali per un certo numero di anni.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->