sabato, Giugno 19

Francia, dalle milizie al dominio coloniale field_506ffbaa4a8d4

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La Francia ha assunto il ruolo di Nazione europea martire nella lotta contro il terrorismo islamico. Oltre 220 vittime dall’attentato alla redazione del settimanale satirico ‘Charlie Hebdo‘ ai giorni nostri. Stato di emergenza,  limitazioni delle libertà civili e azioni militari nei Paesi ‘terroristi’ non sembrano in grado di fermare l’ondata degli attacchi. La Francia é diventata l’anello debole dell’Europa, come il Kenya è l’anello debole della East African Community. Entrambi i Paesi sono presi di mira dal terrorismo di matrice wababita in quanto è facile attuare attentati. I loro apparati di sicurezza vengono regolarmente accusati di inefficacia e connivenza. Ad ogni attentato subito entrambi i governi reagiscono con bombardamenti nei fronti in cui i rispettivi eserciti sono impegnati: Siria, Libia, Somalia.

Se per il caso del Kenya si può comprendere le debolezze intrinseche nel Governo e nelle Forze Armate nel contrastare la minaccia terroristica, per la Francia sembra creatasi una situazione surreale. La potenza nucleare, membro permanente del Consiglio di Sicurezza ONU, con vari fronti aperti in Africa e Medio Oriente, oltre a un certo numero di guerre segrete, non riesce a fermare i periodici attacchi terroristici in Patria. Tre le ragioni, spesso oscurate dalla solidarietà obbligata verso il Governo francese vittima del Islam radicale. Le discriminazioni razziali subite dai cittadini francesi di origine araba e nord africana, l’oscuro sostegno a gruppi terroristici internazionali -quali le FDLR (Rwanda), Boko Haram (Nigeria), Al Qaeda Magreb, ISIL DAESH-  e, la politica di dominio, repressione e terrore applicata nelle relazioni estere con il cosiddetto Terzo Mondo, sottosviluppato ma stracolmo di petrolio e minerali necessari per l’industria francese.

Come in Kenya anche in Francia assistiamo a risposte apparentemente sbagliate e, forse, prese per far fronte a minacce interne non collegate al estremismo islamico. Repressione delle minoranze etniche, violazione dei diritti umani, brutalità della Polizia, rafforzamento dei poteri forti a scapito degli spazi democratici, deregulation del mondo del lavoro. La deriva autoritaria dei Presidenti Uhuru Kenyatta e Francois Hollande é evidente, in totale contrasto con le dichiarazioni di principio dei rispettivi governi e pericolo per la stabilità regionale.
In Kenya la Polizia nega le accuse, rivolte dalle associazioni internazionali in difesa dei diritti umani, di aver creato gruppi paramilitari utilizzati per reprimere determinate fasce della popolazione con la scusa della lotta contro il terrorismo. La decisione di Francois Hollande di arruolare deiriservistiper rafforzare l’apparato di difesa nazionale si differenzia dalla linea del Governo keniota per un solo tratto: il non aver nascosto la decisione, rendendola pubblica. Una scelta politica tattica che gioca sul senso di terrore sapientemente instillato tra le popolazioni europee.

I ‘riservisti’ di Hollande non sono altro che dei giovani  -lavoratori, studenti, gente comune- a cui saranno consegnate armi da guerra dopo 15 giorni di preparazione militare ‘intensiva’ volta a formarli alle principali tecniche di intervento, prima di essere affiancati alla Gendarmeria. Un vero e proprio esercito forte di 10.000 uomini, secondo i piani di Hollande. Il 16 luglio scorso l’appello del Ministro degli Interni Bernard Cazeneuve era teso a fomentare il fervore patriottico tra la popolazione.
La confusione nelle terminologie sembra voluta dal Governo. I riservisti esistono già. Sono  50.000, ex soldati o volontari ben addestrati che rientrano nelle riserve dell’Esercito e della Gendarmeria. Dipendono dal Ministero della Difesa o da quello degli Interni. I riservisti esistono dagli anni Cinquanta in Francia, anche se il loro numero e ruolo sono notevolmente diminuiti dopo la soppressione del servizio di leva obbligatorio.  Ora l’Esercito assumerà anche funzioni di Polizia e sorveglianza dei cittadini.
I diecimilariservistidi Hollande non sono altro che milizie governative: civili sommariamente addestrati e utilizzati per difendere gli interessi del Governo.
Spesso nel mondo le milizie sono formate da volontari politicamente allineati ai loro governi o disperati disoccupati, che godono della necessaria immunità per gli immancabili crimini commessi contro la popolazione. Varie milizie esistono in Africa, dalle più disciplinate a quelle ormai fuori controllo come la milizia genocidaria burundese Imbonerakure che, per altro, la Francia addestra e arma.  In ogni angolo del pianeta: Milizia é la definizione appropriata di un fenomeno militare assai pericoloso e incontrollabile, esclusa la Francia che preferisce parlare di ‘riservisti’ e di ‘volontari’ che contribuiranno nella lotta contro il terrorismo.

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