venerdì, Agosto 6

Francia – Cina: il viaggio di Macron Al centro le complesse relazioni economiche tra Parigi e Pechino

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Il Presidente francese Emmanuel Macron, accompagnato dalla moglie Brigitte, sta effettuando il suo primo viaggio in Cina in qualità di capo dell’ Eliseo, a sette mesi dall’ elezione. L’ ultimo capo di Stato francese a recarsi a Pechino era stato François Hollande, nell’ ottobre 2015. Non è la prima volta che ha occasione di incontrare il Presidente cinese, Xi Jinping, riconfermato, ad ottobre, alla guida del Partito Comunista: lo aveva già fatto, a luglio 2017, a margine del G20 di Amburgo. Al suo arrivo, Macron ha portato in dono al presidente cinese, ammiratore dei 104 cavalli della Guardia repubblicana che quattro anni fa lo scortarono dagli Invalidi all’ Eliseo, un «simbolo dell’eccellenza francese»: Vesuve de Brekka anche noto come Vesuvius, un cavallo baio bruno di otto anni, che ha viaggiato su un aereo speciale, insieme ad un cavaliere della Guardia Repubblicana e un veterinario. La cortesia senza precedenti ha inaugurato quella che in molti hanno definito ‘la diplomazia del cavallo’.

La coppia presidenziale di Francia può già contare su una grande notorietà in Cina. E questo grazie alla ‘panda diplomacy’: a dicembre Brigitte Macron è diventata prima ambasciatrice dell’amicizia Francia-Cina tenendo a ‘battesimo’, nello zoo di Beauval, un baby-panda di quattro mesi al quale ha assegnato il nome di Yuan Meng, che significa “un sogno che si avvera”. Un gesto simbolico, ma che esplicita gli ottimi rapporti con Pechino che nel 2012 prestò a Parigi i genitori del piccolo panda. Accanto alla premiere dame, vi erano il viceministro degli Esteri cinese, Zhan Yesui, e l’ambasciatore di Cina in Francia, Zhai Ju e l’ex premier Jean-Pierre Raffarin, che con la Cina ha legami di vecchia data.

Il ministro dell’Economia e delle Finanze francese, Bruno Le Maire, in una recente intervista al Wall Street Journal, ha mostrato la sua volontà di intensificare i rapporti commerciali con Mosca e Pechino, constatando che «stiamo passando dall’essere in un mondo dominato esclusivamente dalle relazioni transatlantiche a uno più equilibrato» e definendo gli Stati Uniti una sorta di «poliziotto delle relazioni commerciali internazionali» se continueranno a imporre «sanzioni commerciali extraterritoriali». I complessi rapporti Parigi-Washington sono sicuramente una chiave di lettura per interpretare il viaggio di Macron. Ma andiamo con ordine.

L’ inizio delle relazioni diplomatiche tra Francia e Cina risalgono, ormai, a più di un cinquantennio fa: in quel tempo, solamente i paesi scandinavi nell’Europa Occidentale avevano instaurato rapporti ufficiali con la neonata Repubblica Popolare. Il riconoscimento era destinato alla Repubblica di Taiwan, ritenuta la legittima rappresentante della Cina. La Francia fu la prima, tra gli Stati occidentali, a riconoscere la Cina. E di questo, il Dragone, è sempre stato riconoscente. Ma quella era la Francia del generale De Gaulle, in piena guerra fredda.

Obiettivo di Macron, riportare in equilibrio i rapporti con Pechino, puntando ad una ridefinizione delle relazioni commerciali che, nel 2016, hanno fatto registrare all’ economia francese un enorme deficit, 30 miliardi di euro pari a 36,2 miliardi di dollari. Obiettivo simile, anche se con le dovute differenziazioni, aveva perseguito Donald Trump nel suo viaggio degli inizi di novembre.

A recarsi in visita ufficiale, insieme alla coppia presidenziale, i rappresentanti di molte aziende francesi come Auchan, Airbus, Edf, Bnp Paribas. Quest’ ultima avrebbe annunciato i piani per una joint-venture sul credito al consumo mentre il gruppo nucleare francese Areva potrebbe firmare un contratto per costruire un impianto di ritrattamento di rifiuti nucleari in Cina, all’ interno di un progetto del valore di circa 20 miliardi di euro che coinvolgere per sette anni 2000 ingegneri francesi. Contemporaneamente, sarebbe ormai certa la commissione, entro la prima metà del 2018, da parte cinese di una centrale nucleare di terza generazione da realizzare a Taishan.

Dal canto suo Airbus spera di vendere tra 50 e 100 Airbus A 320 e A 330 alla cinese ALC, per un importo superiore a 10 miliardi di dollari. Fabrice Brégier, il capo di Airbus, è anche a disposizione per provare a salvare l’A380, entrato in servizio nel 2007, ha un costo compreso tra 18 e 20 miliardi di euro.

Per quanto riguarda, ad esempio, le esportazioni di prodotti agricoli, Parigi vorrebbe inaugurare un mercato per i prodotti a base di carne, chiedendo alla controparte di abolire gli ostacoli non tariffari agli scambi di vino e alcolici, che rappresentano il 50% delle esportazioni francesi. La piattaforma di e-commerce cinese JD.com ha annunciato, per i prossimi due anni, dei piani di vendita di merci francesi, come vini o cognac, per 2 miliardi di euro ai consumatori cinesi, e l’ intenzione di spendere 100 milioni di euro in prodotti industriali francesi. Un totale di 50 accordi sono sul tavolo.

Eutelsat Communications e China United Network Communications hanno firmato un Memorandum d’ intesa per il crescente mercato dei servizi di telecomunicazioni satellitari nell’area Asia-Pacifico. In particolare, punta a sfruttare le risorse satellitari di Eutelsat per promuovere i servizi di connettività aeronautica in una regione che dall’ America arriva in Australia.

«Accogliamo con favore la Francia per espandere gli investimenti in Cina e le esportazioni di prodotti francesi di alta qualità, e speriamo che la parte francese possa allentare ulteriormente le esportazioni di prodotti high-tech in Cina» ha detto il premier cinese Li Keqiang a Macron.

«Abbiamo un accesso ai mercati che è squilibrato, insoddisfacente», ha ribadito Macron ai membri della comunità imprenditoriale francese e cinese presso un centro di start-up a Pechino. «Se non ci occupiamo di questo responsabilmente, la prima, naturale, reazione sarà quella di chiudere da entrambe le parti». Le restrizioni imposte alle imprese straniere dalle autorità cinesi hanno fatto calare l’ ottimismo degli investitori stranieri. Il nocciolo del discorso è dunque la “reciprocità” negli scambi.

«Sono venuto a dirvi che l’Europa sta tornando». L’ uso di queste parole lascia trasparire come il Presidente francese intenda rappresentare anche l’ intera Europa, smarrita dalla crisi tedesca e dalla BREXIT, nel dialogo con Pechino. Alla vigilia del viaggio, il leader di En Marche aveva affermato che i francesi «hanno bisogno di ritrovare l’ambizione europea» per  «far fronte alla Cina e agli Stati Uniti». Una vera e propria dichiarazione di intenti, avvalorata da quanto da lui dichiarato, successivamente, in queste ore, insieme alla promessa di fare ritorno in Cina «almeno una volta all’anno»: «Francia, Europa e Cina devono collaborare sia sul clima sia sul grande progetto cinese per la riapertura delle nuove Vie della Seta».

L’ ambizioso progetto infrastrutturale cinese, da 1000 miliardi di dollari,  ‘One belt One Road’, è certamente in cima alle attenzioni di Macron: le nuove Vie della Seta dovrebbero riguardare l’ Asia, ma anche l’ Africa, continente da sempre coacervo di molti interessi francesi. Questo è testimoniato dall’ inzio del viaggio avvenuto a Xian, piccolo centro legato a doppio filo civiltà cinese, dove si trova l’ esercito di terracotta, ma anche stazione di partenza di quella Via della Seta che, anticamente, collegava Europa e Asia. Risale all’ aprile 2016, l’ arrivo, a Lione, del primo treno merci partito da Wuhan, dopo aver percorso oltre 11.200 km. A bordo c’erano container di prodotti chimici, elettronici e meccanici, fino a quel momento trasportati su navi.

«Dopo tutto, le antiche strade della seta sono mai state solo cinesi» ha spiegato il Presidente francese a un variegato pubblico al Daming Palace, residenza reale della dinastia Tang per oltre 220 anni, precisando, inoltre, che «per definizione, queste strade possono essere solo condivise. Se sono strade, non possono essere a senso unico, non possono essere quelle di una nuova egemonia, che trasformerebbe quelle che attraversano in vassalli».

Con nettezza, Macron ha inquadrato il problema e il sospetto che molti in Europa e Occidente intravedono nel progetto. Ma, «l‘avvenire ha bisogno della Francia, dell’Europa e della Cina. Noi siamo la memoria del mondo. Tocca a noi decidere di esserlo anche per il futuro» ha rilanciato Macron prima di visitare la Città proibita di Pechino.

E’ stato annunciato dal capo dell’ Eliseo un accordo diplomatico per l’apertura di una filiale del Centre Pompidou , all’interno del West Bund Art Museum, a Shanghai. la cui inaugurazione non dovrebbe avvenire prima del 2019. Anche la sfida climatica rimane al centro dell’ interesse di entrambi i Paesi, tema sul quale Trump è in forte contrapposizione e su cui il Presidente francese ha insistito con il leader cinese, riconoscendo a Pechino «avete dimostrato la realtà della vostra consapevolezza e il vostro grande senso di responsabilità» nell’ ottica del «Make Our Planet Great Again». Peraltro la Cina è ai primi posti per investimenti nelle energie rinnovabili e per questo il giovane capo di stato francese ha proposto di organizzare «un anno franco-cinese della transizione ecologica» fra il 2018 e il 2019.

Non secondario, il dialogo riguardo alla lotta al terrorismo e le crisi in Siria e in Corea e del Nord. Riuscirà Macron ad impostare l’ «egemonia franco-cinese», da lui tanto ambita? Certamente un dialogo costruttivo con quelle che Washington ha definito le «minacce strategiche» potrebbero tornare utili, al rilancio, molto ‘macroniano’, della Francia e, più in generale, dell’ Europa.

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