martedì, Maggio 17

Francia: alle presidenziali con in testa l”Europa potente’ Domenica 10 aprile circa 45 milioni di francesi dovranno scegliere il futuro Presidente, Sulla scia della guerra ucraina, nel dibattito elettorale la politica estera e la capacità dell'Europa, e in essa della Francia, di proteggersi, ha assunto un ruolo centrale

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Domenica 10 aprile, i francesi ( 45,5 milioni di elettori registrati) sono chiamati alle urne per l’elezione del Presidente della Repubblica -il secondo turno, quello di ballottaggio, è previsto dopo 14 giorni, il 24 aprile. Un primo turno che sarà segnato da una forte astensione, secondo alcuni sondaggi «potrebbe essere superiore a quello del 2017, (22,2%), o addirittura vicina al record della Quinta Repubblica per un primo turno presidenziale, di 28,4%, registrato il 21 aprile 2002».
12 i candidati, tra loro il Presidente uscente Emmanuel Macron, con il partito da lui stesso fondato nel 2016, ‘La République en marche’.
Gli altri candidati sono divisi tra destra e sinistra.
A destra: Marine Le Pen, con il partito ‘Rassemblement National’; Eric Zemmour, di ‘Reconquete!’ (all’estrema destra); Valérie Pécresse, di ‘Les Républicains’; Nicolas Dupont-Aignan, sovranista di ‘Debout la France’.
A sinistra: Jean-Luc Mélenchon di ‘France Insoumise’, candidato della sinistra radicale; l’europarlamentare ecologista Yannick Jadot di ‘Europe Écologie les Verts’; Fabien Roussel del ‘Parti communiste français’; la sindaca di Parigi Anne Hidalgo, del ‘Parti socialiste’; Nathalie Arthaud di ‘Lutte ouvrière’, partito di ispirazione trotskista; Philippe Poutou del ‘Nouveau Parti anticapitaliste’.
In posizione di battitore libero: Jean Lassalle di ‘Résistons’, espressione del potente mondo agricolo francese.
Secondo il nono sondaggio elettorale condotto, dal 2 al 4 aprile, da Ipsos e Sopra Steria per Cevipof, Fondazione Jean Jaurès e ‘Le Monde‘, e pubblicato ieri, i dati restano favorevoli a Emmanuel Macron, che resta in testa con il 26,5% delle intenzioni di voto, seguito da Marine Le Pen, al 21,5%, e Jean Luc Mélenchon, in crescita al 16%.

Secondo una ricerca condotta dal gruppo Ipsos, il 58% degli intervistati ha affermato che il potere d’acquisto è l’argomento più importante per loro in questa tornata elettorale. Seguono la sanità e l’ambiente, rispettivamente al 27% e al 25%.
Frederic Marty, economista presso il Centro nazionale di ricerca scientifica (CNRS) e docente presso l’Università della Costa Azzurra, ha affermato che
la Francia sta assistendo alla peggiore inflazione degli ultimi 30 anni. Il concetto di calo del potere d’acquisto non è nuovo, ha affermato a ‘Al Jazeera‘, aggiungendo che è apparso subito dopo il passaggio all’euro. «Tra il 2000 e il 2020, abbiamo assistito a un’inflazione di circa il 2% all’anno. In 20 anni, questo rappresenta il 35 percento». All’inflazione si aggiungano gli aumenti dei prezzi dell’energia che la guerra in Ucraina ha esacerbato.
Sulla scia della
guerra ucraina, nel dibattito elettorale la politica estera e la capacità dell’Europa, e in essa della Francia, di proteggersi, ha assunto un ruolo centrale. I candidati sono stati costretti a prendere posizione -dalle sanzioni europee alla Russia e i riflessi economici interni, sull’aumento degli investimenti nella difesa, sulle alleanze, ecc… Un terreno sul quale il Presidente uscente ha potuto giocare sul terreno preferito.
La guerra della Russia contro l’Ucraina ha dato a Macron l’opportunità di sfoderare il suo ruolo di paladino dell’Unione europea -una sempre più salda e forte Unione europea-, mostrare la sua statura di capo di Stato, e infine di sfruttare ciò in questa campagna elettorale. Usando l’appartenenza della Francia alla NATO e ancor più la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, ha condotto quella che si chiama ‘diplomazia della navetta’ che gli ha dato visibilità sia all’interno dell’Europa e più in generale sullo scenario internazionale, sia sulla scena elettorale francese. «La NATO sta diventando di nuovo importante per il popolo francese e la Francia sta tornando essenziale all’interno dell’alleanza», ha detto ad ‘Al Jazeera‘ l’ex ambasciatore francese Michel Duclos. «L’Europa è stata una parte importante dell’agenda di Macron durante il suo mandato», ha affermato Duclos. «Il suo curriculum è stato per lo più positivo».

«Nella campagna 2022 assistiamo chiaramente a uno spostamento del tema europeo verso quello internazionale, vale a dire un dibattito in cui ci si interroga sulla posizione che la Francia deve assumere affinché l’UE diventi un vero attore nella politica estera e di sicurezza, e quindi un potere», afferma Christian Lequesne, docente di scienze politiche a Scienze Po. «I candidati stanno ora cercando di rispondere a questa domanda degli elettori: l’UE aiuta la Francia a esistere nel concerto mondiale dei poteri? Questa preoccupazione internazionalista per i programmi non deriva solo dall’intervento militare in Ucraina, il 24 febbraio 2022. Il tropismo del potere era presente prima dei tragici eventi che si svolgevano alle porte dell’UE, come si può vedere, ad esempio, consultando il progetto presentato da Emmanuel Macron».
Il tema dell”Europa potente’, spiega Lequesne, è stato inventato in Francia, generalmente attribuito a Jean François-Poncet, Ministro degli Affari Esteri sotto Valéry Giscard d’Estaing dal 1978 al 1981. Si intendeva sottolineare che l’Europa doveva essere una potenza militare, perché il continente non poteva dipendere unicamente dalla garanzia di sicurezza degli Stati Uniti. «Durante il suo primo mandato, Emmanuel Macron ha ripreso il tema dell’Europa come potenza al punto da farne uno degli slogan della presidenza francese del Consiglio dell’Unione europea iniziata il 1°gennaio.

Dietro questo concetto di Europa potente, c’è anche la convinzione che, per non rinunciare alla ‘grandezza’ della Francia (eredità golliana), bisogna fare il gioco dell’Ue esercitando il più possibile la leadership».
C’è un divario tra i candidati che considerano «la potenza europea come il mezzo per salvare la grandezza della Francia (Macron, Jadot,Hidalgo), quelli che la rifiutano totalmente in nome dell’unico approccio nazionale (Le Pen,Zemmour, Mélenchon, Roussel) e coloro che si collocano tra i due perché il loro elettorato tradizionale è diviso su questo tema (Pécresse)». Divario che si esprime nell’interrogativo: come può la Francia rimanere influente in un sistema internazionale che ha visto l’emergere, dalla fine della Guerra Fredda, di nuove potenze come la Cina, India o Brasile? Si tratta di consolidare l’Europa per rimanere ‘grande’ accettando l’esistenza di una nuova sovranità europea o, al contrario, assumere più che mai una rigorosa sovranità nazionale?
La scissione, afferma Christian Lequesne, «può essere vista in primo luogo nelle proposte dei candidati sulla politica di difesa europea, ancora una volta indipendentemente dall’intervento russo in Ucraina. Diversi candidati vogliono rafforzare questa politica di difesa europea, al fine di garantire meglio la sicurezza della Francia (Macron, Jadot, Hidalgo, Pécresse), mentre altri(Le Pen, Zemmour, Mélenchon) rifiutano questa opzione e allo stesso tempo sostengono l’uscita della Francia dal comando militare integrato della NATO, vale a dire il puro e semplice ritorno all’ortodossia gollista. Non a caso i capitoli dei programmi dedicati alle questioni europee riguardano tutti i rapporti con la Cina e con la Russia.
Agli occhi di Macron, Jadot e Hidalgo, l’UE deve consentire alla Francia di avere maggiore influenza nei negoziati (commercio, clima, energia) con regimi autoritari. Dal canto loro, Zemmour, Le Pen e Mélenchon evocano piuttosto la necessità di unbuonrapporto bilaterale tra Francia e Russia e Cina, che permetta a Parigi di non preoccuparsi, o solo di poco, del parere degli altri Stati dell’UE in merito problema.
Al riguardo,
i sondaggi effettuati dopo l’inizio dell’intervento militare russo in Ucraina il 24 febbraio scorso hanno mostrato che questa operazione armata non è servita ai candidati di estrema destra e di estrema sinistra, ritenuti troppo compiacenti nei confronti di Mosca».

L’European Council on Foreign Relations, nelle settimane scorse, ha condotto un sondaggio, in 12 Stati membri dell’UE, su come i cittadini si rapportano al sistema globale di cooperazione internazionale, anche introducendo domande relativamente al voto presidenziale francese.

Susi Dennison, Direttore del programma European Power dell’European Council on Foreign Relations (ECFR), e Tara Varma, senior policy fellow e Capo dell’ECFR Paris, hanno sintetizzato i risultati.

In Francia il Presidente della Repubblica detiene il potere esecutivo e anche il potere di indirizzo politico, specialmente in politica estera, altresì è il capo delle forze armate francesi. Una concentrazione di poteri (anche in questa tornata elettorale oggetto di accesi dibattiti), che da una parte fa della leadership francese un elemento centrale per il futuro del progetto europeo -per tanto la decisione dei francesi riguarderà tutti i 400 milioni di cittadini dell’UE-, dall’altra ha permesso a Macron un grande attivismo sulla scena europea e internazionale.
Emmanuel Macron, è stato uno dei leader europei più visibili e espliciti nel rispondere a tutti i tipi di sfide che l’Europa deve affrontare, che si tratti della crisi Russia-Ucraina o dello sforzo per gestire la pandemia di Covid-19 a livello di UE.
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La Francia di Macron è stata particolarmente attiva e disponibile nel mettere sul tavolo le iniziative. Ha lanciato l’European Intervention Initiative nel 2018, mentre Macron ha cercato di approfondire il dialogo con la Russia nel 2019, lo stesso anno in cui si è chiesto ad alta voce in un’intervista aEconomistse la NATO fosse a corto di cervello e chiedesse un maggiore coordinamento politico all’interno dell’organizzazione. La Francia ha anche lanciato una conferenza regionale per stabilizzare l’Iraq nel 2021, ha rinnovato la sua partnership con i Paesi africani nel 2021 e ha posto fine all’operazione Barkhane in Mali nel 2022, tra molte altre iniziative». Affermano Susi Dennison e Tara Varma: «Il ritmo costante di riforma che Macron ha intrapreso ha lasciato gli europei sbalorditi e persino sconcertati». Durante la crisi Russia-Ucraina ha abbandonato lo stile di battitore libero e questa volta, «prima di incontrare il Presidente Vladimir Putin, a Mosca, ha coordinato e consultato i suoi partner americani ed europei per assicurarsi di presentare l’Europa come un fronte unito».
Con un secondo mandato presidenziale, «Macron potrebbe voler approfondire il progetto europeo e riforgiarlo secondo la visione francese. Finora, tutte le indicazioni sono che Valérie Pécresse -la candidata alla presidenza di Les Républicains- non ha un approccio radicalmente diverso a questo problema. Ha delineato una visione in cui l’UE è il livello adeguato a cui fornire risposte alle grandi crisi, sia che si tratti di affrontare il Covid-19 o di lanciare strategie per influenzare Cina e Russia. Vuole rinnovare la partnership dell’Europa con l’Africa, in stretta collaborazione con la Germania. Invita l’Europa ad accettare pienamente il suo potere e ad usarlo per un bene superiore. Vuole realizzare il potenziale del Green Deal europeo e che gli europei armonizzino le loro politiche sanitarie. Il governo Macron può affermare credibilmente di aver spinto tutte queste priorità negli ultimi cinque anni. E il nostro sondaggio suggerisce che gli europei in linea di principio si sentono a loro agio in questo. Lo stereotipo della Francia che detengono i politici europei è quello di un attore attivista che serve l’interesse nazionale francese piuttosto che l’interesse europeo. Ma questo sentimento non sembra essere condiviso dal pubblico europeo».

Secondo i risultati del sondaggio ECFR, una pluralità di europei ha visto la Francia «come un partner affidabile. In ogni Paese intervistato, più persone sentivano di poter fare affidamento sulla Francia di quante non credessero di non poterlo fare. È interessante notare che, confrontando questo punto di dati con le opinioni sulla leadership tedesca da un sondaggio paneuropeo commissionato dall’ECFR condotto nell’estate 2021, non sembra esserci alcuna esitazione sugli sforzi della Francia per approfondire la sovranità europea. Piuttosto il contrario. Sebbene le domande poste siano diverse -e sebbene la tempistica dell’indagine di gennaio che ha prodotto i dati francesi sia avvenuta in un momento geopoliticamente più carico della crisi russa- la maggior parte degli europei sembra essere leggermente più a suo agio con l’idea di fare affidamento sulla Francia, rispetto a sulla Germania. Gli intervistati nei Paesi Bassi e in Ungheria sono eccezioni a questa regola in entrambi i sondaggi.
Gli Stati membri dell’UE hanno fiducia nella Francia per proteggere gli interessi dell’Unione sulle relazioni con gli Stati Uniti e la democrazia e la difesa, -anche se meno sulle questioni economiche- la Russia e la Cina. Questo è un ordine molto diverso da quando abbiamo posto una domanda simile su quanto i partecipanti si fidino della Germania per proteggere gli interessi dell’UE, dove le questioni economiche sono state al primo posto, seguite dalla democrazia».

«A seconda del risultato delle elezioni presidenziali, il banco di prova sarà che la Francia prosegua i suoi sforzi per rafforzare la sovranità europea non solo nella lotta al cambiamento climatico e al Covid-19, ma anche nel garantire un’azione credibile sulle tradizionali questioni di politica estera, come Russia e Cina».
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Se la Francia è più affidabile per le questioni di sicurezza in generale, si potrebbe presumere che dovrebbe ricevere più fiducia per la questione della Russia. Ma il nostro sondaggio mostra che non è così. La posizione francese, che è consistita nell’avere una linea aperta con il Cremlino, non ha prodotto i risultati sperati dal 2019. Questo potrebbe aver alimentato l’opinione pubblica che ha meno fiducia nella Francia sul fascicolo Russia che sulla sicurezza in senso più ampio, anche se la minaccia russa è ora passata al centro della scena in termini di preoccupazioni per la sicurezza. Mentre i vari tentativi di Macron di impegnarsi con la Russia fino a poco tempo fa erano considerati una responsabilità per la sicurezza europea, ora possono essere una testimonianza della sua volontà di esaurire la via diplomatica prima di adottare un altro approccio».

Quale agenda europea dovrebbe perseguire il prossimo Presidente francese secondo gli europei?
«Nonostante la visione sorprendentemente positiva della leadership francese da parte degli europei, resta ancora del lavoro da fare a livello nazionale. Il nostro sondaggio ha svelato un paradosso francese:sebbene il governo francese abbia sostenuto la sovranità europea negli ultimi anni, il popolo francese fa parte di una minoranza di europei nel nostro sondaggio -insieme a greci, italiani e danesi- che hanno un giudizio più negativo che positivo circa la visione della sovranità europea. Una spiegazione per questo potrebbe essere che Macron e il suo team sono stati così concentrati nel convincere altri europei che non hanno dedicato così tante energie alla difesa e all’incarnazione della narrativa della sovranità europea in casa».
Alla base di ciò, secondo l’ECFR, ci sarebbe «l’ignoranza e la mancanza di consapevolezza di come funziona l’UE». «Questo fatto ben documentato è uno dei motivi alla base del motto del Consiglio della presidenza francese: Recupero, potere e appartenenza (Relance, Puissance, Appartenance)».
Se rieletto, «Macron intende perseguire un programma di riforme economiche per realizzarel’Europa che protegge‘, che ha difeso negli ultimi cinque anni».

«I nostri dati mostrano che chiunque vinca le prossime elezioni presidenziali francesi avrà il mandato di costruire la sovranità strategica europea. La leadership della Francia nell’UE non è così fortemente contestata come molti commentatori sembrano pensare. E i cittadini europei riconoscono la necessità della cooperazione dell’UE sulle minacce che temono di più. Si potrebbe ipotizzare che la loro determinazione su questo fronte possa anche essersi rafforzata con l’invasione russa dell’Ucraina.
La Francia deve adeguare il proprio metodo quando si tratta di difendere la propria agenda europea. Dovrebbe lottare per un’Europa più inclusiva e partecipativa. Sarà una lotta per molte ragioni -la composizione del sistema politico della Quinta Repubblica, un presidente che crede nella verticalità e un parlamento che non svolge il ruolo di bilanciamento di cui il Paese ha bisogno- ma è essenziale che i governi europei e gli i cittadini sostengono la leadership francese. Sarà fondamentale sviluppare una narrazione più forte sul ruolo che l’UE può svolgere nei confronti di Russia e Cina, così come rendere più presenti gli affari europei nel dibattito francese», concludono Susi Dennison e Tara Varma.

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