mercoledì, Agosto 4

Francia 2017, Le Pen vs Macron: un voto europeo

0
1 2 3


Sembra quasi che gli elettori di sinistra si sentano traditi da una classe dominante che non ha saputo elaborare risposte adeguate al nuovo contesto globale: si può trattare di un distacco tra la borghesia di sinistra che, nonostante la crisi, continua bene o male a cavarsela e la base dei lavoratori che la crisi la hanno subita in pieno?

È in parte vero. Bisogna fare attenzione: dopo il primo turno si è pensato che Macron avesse vinto tra i vincenti della globalizzazione mentre coloro che sono vittime della globalizzazione, le campagne, votato Le Pen. In realtà si vede che Macron ha preso un voto abbastanza uniforme su tutto il territorio.

Il vero problema è la capacità delle sinistre di rispondere al cambiamento del mondo. Io, personalmente, penso che la grande mancanza della sinistra è di non capire come reagire di fronte alla fine dello Stato-Nazione. La sinistra ha costruito il suo modello sullo Stato-Nazione: è una Nazione che produce ricchezza ed è al livello della nazione che la ricchezza si ridistribuisce. Questo modello è stato rimesso in discussione ed è diventato molto difficile per la sinistra trovare gli strumenti per pensare ad una redistribuzione efficace della ricchezza. È per questo che c’è, per la sinistra, la necessità di prendere coscienza dell’importanza dell’Europa. Una parte della sinistra, quella di Mélanchon, sostiene che si debba tornare ad una forma di nazionalismo, non etico ma economico, perché questo ci ridarà i mezzi per poter intervenire ed essere più egalitari. Poi c’è un’altra sinistra, in questo simile a Macron, che sostiene che questo modello è finito e che lo Stato-Nazione non è più in grado di fronteggiare le grandi sfide planetarie: la finanza internazionale o i grandi gruppi tipo Facebook o Google che giocano sulle differenze fiscali, il problema dell’immigrazione, il problema dei cambiamenti climatici. Questa sinistra pensa che le grandi sfide non si possano più gestire al livello degli stati-nazione, anche perché questi sono molto limitati in termini di peso nel mondo: la Francia rappresenta meno dell’1% della popolazione mondiale e circa il 3% del PIL. Da qui questa idea per cui bisogna cambiare direzione e che la dimensione europea sia quella giusta, anche perché abbiamo molti modelli comuni: è soltanto a livello europeo che si può cercare di trovare gli strumenti per fare politica. È questa, oggi, la grande frattura a sinistra.

Il fenomeno può riguardare anche altri Paesi dell’Unione Europea, e non solo: pensa che la sinistra sarà in grado di trovare una proposta alternativa tra la delocalizzazione del capitalismo globale e i protezionismo del populismo nazionalista?

Io penso di sì. Penso di sì perché l’idea di sinistra consiste proprio nella capacità di cambiare le cose, è la capacità di influire sulla storia e sui rapporti di forza: se si rinuncia a questa idea vuol dire che la sinistra non esiste più, però dev’essere cosciente di quali sono oggi i rapporti di forza, di quali sono le poste in gioco e di come fare per dotarsi degli strumenti per poter rispondere alle nuove sfide.

Faccio un esempio a livello europeo. Pensiamo ai lavoratori distaccati, ovvero di quei lavoratori che possono passare da un Paese all’altro avendo i salari del Paese di origine: se pensiamo ad un camionista che lavora in Francia con un contratto polacco, si vede benissimo che la cosa si può risolvere soltanto a livello europeo. Spesso si dice che è l’Europa che rende possibile situazioni simili, però se non ci fosse l’Unione Europea, in cui è possibile cercare delle soluzioni, le situazioni potrebbero essere solo due: o la chiusura delle frontiere, che evita lo spostamento dei lavoratori ma significa anche meno commercio, meno scambi e meno crescita, oppure ci sarebbe l’assenza di frontiere del libero mercato, senza nessuna possibilità di intervenire sullo scenario economico e politico.

È questo ciò di cui la sinistra deve prendere coscienza: bisogna dotarsi degli strumenti politici. Se ci si pensa, la sinistra italiana dell’800, aveva capito che c’era bisogno di fare lo Stato italiano: loro lo sognavano repubblicano e con una vocazione sociale però, ad un certo punto, hanno capito che prima bisognava fare lo Stato, e poi si sarebbe potuto fare, eventualmente, una repubblica a vocazione sociale.

Io penso che il rapporto destra-sinistra esista ancora, penso che esistano ancora visioni di destra o di sinistra, però, se ragiono al livello francese o italiano, sono nella retorica perché è come avere una destra e una sinistra in un condominio: una cosa che non è in grado di cambiare la situazione della città o del Paese. Quindi siamo in un momento in cui bisogna fare anche un patto con una parte del centro-destra moderato per ridefinire le regole del gioco, dotarsi degli strumenti politici a livello europeo e poi, una volta che avremo questi strumenti, si tornerà a scontrarsi sui terreni della destra e della sinistra: è questa la posta in gioco ed è per questo che ci sono tante forze, apparentemente lontane, che si metto assieme. Attorno a Macron, a parte la paura del Fron National e la convinzione che lui sia il più adeguato a rispondere alla minaccia di Le Pen, c’è anche l’idea che sia necessario fare un approfondimento politico. Dopodiché, tra i liberisti e i verdi di sinistra che sostengono Macron ci sono delle visioni molto distanti su molti argomenti, però hanno capito che devono mettersi insieme per poter cambiare le cose, in particolar modo a livello europeo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->