mercoledì, Agosto 4

Francia 2017, Le Pen vs Macron: un voto europeo

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Al primo turno abbiamo assistito ad uno storico crollo dei partiti che tradizionalmente hanno gestito la politica francese e al trionfo di movimenti terzi (Front National, En Marche!, La France Insoumise): dove hanno fallito i partiti tradizionali e, soprattutto, dove ha fallito la sinistra?

Senz’altro c’è stata una richiesta di rinnovo molto forte. La destra ha governato per cinque anni con Sarkozy, poi la sinistra con Hollande, e la Francia è sempre in difficoltà economica, con la disoccupazione quasi al 10%, con delle fratture sociali molto marcate, e dunque c’è stata questa richiesta molto forte di cambiamento. Si tratta di un cambiamento che è legato anche alle vicende giudiziarie perché, mentre per la sinistra di Hollande il bilancio è stato giudicato negativo e quindi c’è stato un rigetto della proposta di centro-sinistra, per quanto riguarda i repubblicani è stato senz’altro un brutto risultato del candidato di ‘Les Républicains’ legato alla personalità e alle vicende giudiziarie di Fillon.

Questa richiesta di rinnovamento è una richiesta che non è solamente francese: un po’ in tutti i Paesi c’è una richiesta di cambiamento radicale. Se prendiamo gli Stati Uniti, abbiamo visto che Trump era un ricambio rispetto ai repubblicani tradizionali e Sanders lo era rispetto ai democratici; lo vediamo in Austria, in cui c’è stato un ‘verde’ di fronte ad un rappresentante dell’estrema destra; in Italia, Renzi è stato rottamatore rispetto alla vecchia classe dirigente del Partito Democratico e in cui c’è il fenomeno del Movimento 5 Stelle… In questo contesto storico c’è una richiesta di rinnovo molto profondo.

Detto questo, ovviamente c’è una riflessione da fare, soprattutto sul Partito Socialista: possiamo dire che quando diciamo che c’è stato  ‘un crollo della sinistra francese’, in realtà, parliamo di un crollo del Partito Socialista perché, se si fossero messi assieme Mélanchon e Hamon, probabilmente ci sarebbe stata la possibilità di avere un candidato di sinistra al secondo turno; ovviamente sarebbe stato un candidato di sinistra molto più radicale del centro-sinistra di Hollande. Se vogliamo tentare di analizzare perché c’è stato questo crollo, possiamo dire che già c’era un rigetto nei confronti di Hollande e, anche se Hamon era un critico di Hollande, è stato comunque colpito da questo sentimento anti-socialista.

Questa richiesta di rinnovo, però, va al di là del Partito Socialista: tutti i candidati dei vecchi partiti sono stati rifiutati. C’è questa ondata di quello che Macron ha definito ‘dégagisme’, che potrebbe ricordare il ‘vaffanculo’ di Beppe Grillo. Hamon si è scontrato con Macron, che è apparso più rinnovatore di lui e più distaccato dai partiti tradizionali, e dall’altra parte Mélanchon, che è riuscito ad apparire più radicale e dunque più nuovo nella forma di contestazione del sistema. Il programma di Hamon non è stato molto convincente: non si è ben capito come volesse finanziare il suo reddito di cittadinanza; era un europeista ma, nello stesso tempo, era uno che nel 2005 aveva votato contro il trattato costituzionale. Nel programma c’era un’ambiguità di fondo che lo ha reso poco credibile. Infine, possiamo dire che c’è stato un profondo errore strategico di Hamon: si è messo in una posizione mediana tra Macron e Mélanchon pensando che avrebbe preso voti da una parte e dall’altra, invece è successo esattamente il contrario; Hamon avrebbe potuto fare concorrenza alle posizioni di Mélanchon, cavalcando la critica di Hollande, oppure poteva fare concorrenza a Macron dicendo, dopo le primarie, ‘sono stato critico verso Hollande, però ci sono dei punti che erano condivisibili ed io voglio riunire il Partito Socialista’, parlare a quei socialisti come Valls che hanno preferito non sostenerlo. Questo errore strategico fa riflettere perché, in realtà, ci fa capire che è difficile stare in mezzo tra due sinistre ormai molto diverse tra loro, due sinistre irriconciliabili, come ha detto Valls: una sinistra radicale e una sinistra socialdemocratica o social-liberista. Tra queste posizioni è molto difficile fare sintesi. Una volta il Partito Socialista francese, come il Partito Democratico italiano, riuscivano a tenere al loro interno correnti molto diverse: questo non avviene più.

C’è una spaccatura delle sinistre. Come dicevo, il fenomeno non è solo francese: lo vediamo in Inghilterra tra Corbyn e i liberisti, negli Stati Uniti tra Sanders e la Clinton, oppure in Italia tra Renzi e la sinistra scissionista del PD. Ci sarebbe anche ad fare una riflessione sul sistema delle primarie che non ha funzionato e che, almeno per i socialisti, non funziona più da tempo.

Quali sono gli scenari possibili per il secondo turno e quanto pesa la dichiarazione di astensione di Mélanchon?

In realtà lui non ha dichiarato che si asterrà: lui ha detto che bisogna opprsi a Le Pen. Ha però detto anche che gli elettori sono abbastanza grandi per giudicare. È vero che i 450.000 aderenti al suo movimento (si tratta di un’adesione via internet) si sono espressi in favore della scheda bianca o dell’astensione al 60%. Questo fa sì che l’elezione di Marine Le Pen, che ancora tre mesi fa era del tutto impossibile per il sistema francese, diventi improbabile. Resta comunque improbabile soprattutto dopo il confronto televisivo in cui lei ha mostrato tutti i limiti e l’anima ancora estremista del suo partito. È vero che, a priori, il fronte repubblicano avrebbe dovuto escludere anche il minimo rischio della vittoria della Le Pen. Ripeto, il rischio è minimo, però esiste. Però, se si pensa agli elettori di Mélanchon, un 40% andrà a votare per Macron, circa il 50% voterà scheda bianca o non andrà a votare, e solo una percentuale molto bassa potrebbe decidere di votare per Le Pen. Quindi, in ogni caso, l’elettorato di Mélanchon non permette la vittoria della Le Pen. Bisogna vedere, invece, quello che faranno gli elettori di Fillon. Il vero interrogativo è questo: saperre se gli elettori di Fillon si mobiliteranno per votare la Le Pen, perché è lì che lei può cercare di prendere molti voti. Si parla di un terzo degli elettori di Fillon che sarebbe pronto a votare per lei e bisogna vedere se ci sarà un voto nascosto. L’atteggiamento di Mélanchon potrebbe essere molto pesante nel caso in cui gli elettori di Fillon dovessero votare per la Le Pen: in quel caso, se le dichiarazioni di Mélanchon provocassero una bassa partecipazione, potrebbero portare, ma ci credo poco, ad un’elezione di Marin Le Pen. Dunque, la dichiarazione di Mélanchon è una cosa molto pesante sul piano simbolico e politico, però non penso che sia sufficiente a permettere una vittoria della Le Pen.

Recentemente, il documentario ‘Merci Patron!’ di François Ruffin è risultato il più visto in Francia e pone la questione sui danni che la delocalizzazione ha provocato e sta provocando all’economia francese e, in primo luogo, al ceto operaio. Se, da un lato, il successo di ‘Merci Patron!’ dimostra come esista ancora una fetta di popolazione legata ai valori storici della sinistra, dall’altro, la possibilità che elettori di Mélanchon possano decidere di astenersi dal contrastare Le Pen o, addirittura, di votare per lei sembra sconvolgere le categorie con le quali siamo abituati a pensare: è un effetto della cosiddetta ‘fine delle ideologie’?

Gli elettori di Mélanchon che voteranno Le Pen sono attratti da alcuni punti simili tra i due programmi: c’è un passaggio tra estremi, ma si tratta comunque di un numero molto limitato di persone. È invece interessante il discorso su coloro che pensano di astenersi o di votare scheda bianca. Questi fanno un’equiparazione tra il liberismo di Marcon, che loro percepiscono come ultra-liberista anche se in realtà non lo è, ed estrema destra: percepiscono le due cose come la stessa minaccia e pensano che l’ultra-liberismo è ciò che nutre il Fronte Nazionale.

C’è questa visione che ricorda storicamente l’atteggiamento dei comunisti tedeschi degli anni ’30 che sostenevano che i socialisti della Repubblica di Weimar erano dei traditori e che la socialdemocrazia nutriva il nazismo: il social-fascismo.

Dall’altra parte ci sono degli elettori di Mélanchon che non fanno questa equiparazione, che sanno che Macron è meglio della Le Pen, però, essendo convinti della certezza della vittoria di Macron, pensano che non ci sia la necessità di sporcarsi le mani. Dicono: ‘Lui vincerà, non ha bisogno del vostro voto e, in questo modo, noi preserviamo la nostra purezza’. È un ragionamento molto tattico che io, personalmente, considero molto pericoloso.

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