sabato, Maggio 8

Francesco, social e mezzi di comunicazione Un'analisi di Ruggero Eugeni, Direttore dell’Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo

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Papa Francesco sembra considerare la comunicazione digitale una sorta di simbolo di unità tra i popoli, una rete che tiene unito il pianeta?

È una delle metafore che ricorre più spesso: quando poi si rivolge in modo particolare ai professionisti della comunicazione, le immagini che suggerisce sono quelle relative agli spazzi pubblici, alle piazze, alle strade; non si parla mai di luoghi chiusi, come la casa. Papa Bergoglio ha compreso perfettamente che oggi anche i media sono grandi spazi di aggregazione. Sono luoghi d’incontro, in cui si manifestano le diversità culturali degli uomini. Sono spazi preziosi. Detto questo, è bene sottolineare uno degli aspetti decisivi  della trasmissione della fede: l’annuncio della Chiesa riposa sulla tradizione e la sua diffusione ha una struttura gerarchica, in cui c’è qualcuno che trasmette e altri che accolgono. In una piazza virtuale tutto questo può anche venir meno.

Rispetto a questo rischio, quale rimedio suggerisce il Pontefice?

Ne ha indicati due: ascolto e misericordia; la pratica dell’ascolto per Francesco è importante tanto quanto la trasmissione del messaggio. L’ascolto richiede consapevolezza e applicazione: è una pratica ascetica. A questo si aggiunge il cuore umile di chi si accosta al prossimo con misericordia: tutto ciò comporta un cambio radicale nella missione della Chiesa, obbligata, in questi termini a rivedere le dinamiche dell’annuncio, non più in termini immediatamente verticali, bensì  in termini orizzontali. Ecco che la prospettiva cambia in modo radicale.

Secondo alcuni osservatori, per Francesco comunicare è incontrare: in tutto ciò sembrano più importanti i gesti, piuttosto che il contenuto verbale dei messaggi.

La comunicazione di Bergoglio è basata essenzialmente sul contatto, sul farsi prossimo in ogni senso. Credo che Francesco stia sperimentando varie tecniche, come ad esempio il venir meno a certi protocolli cerimoniali, ben sapendo che queste eccezioni sono puntualmente riprese, rimbalzando poi attraverso i social. Una rottura delle formule sia rituali, sia comunicative. Ecco che il Papa si presta ai selfie, ad essere ripreso durante i dietro le quinte, penso  ai momenti dei viaggi in aereo: gli esempi sono numerosi. Sia chiaro, anche i rischi sono tanti e sempre dietro l’angolo.

Forse Papa Francesco ha intuito, a differenza del suo predecessore, che i simboli sono più forti delle parole in momenti di crisi?    

La Chiesa ha accettato di lasciarsi convertire dai media contemporanei: questa è una grande rivoluzione; mentre prima la Chiesa voleva in qualche modo piegare, adattare i media al suo metodo di annuncio, ora assistiamo ad una dinamica opposta. Ciò è uno dei tanti tasselli di quel mosaico noto come Chiesa in uscita. Oggi i media non sono più esclusivamente mezzi di comunicazione di massa, ma sono veri e propri ecosistemi, autentici ambienti in cui vivere, operare, farsi sentire, in cui scambiare le idee. Se pensiamo alla comunicazione dei Pontefici precedenti, ci accorgiamo che il percorso della Chiesa relativo ai mezzi di comunicazione è stato un cammino complesso e lungo: pensiamo al discorso di Ratisbona di Benedetto XVI. Fu un discorso estremamente profondo e interessante, ma in quel momento fuori luogo. Se pensiamo ai precedenti pontefici, in relazione al mondo della comunicazione e allo sviluppo del dialogo tra la Chiesa e il mondo contemporaneo è bene ricordare la figura di Paolo VI. In quel momento, però, mancavano i media di oggi, in quel periodo c’erano quelli tradizionali, verticistici, di massa. Oggi il quadro è diverso e Papa Francesco è attento a sfruttare tutte le opportunità che il presente può offrire.

Durante gli scandali emersi anche grazie a Nuzzi e Fittipaldi, che atteggiamento ha avuto Papa Francesco verso i mezzi di comunicazione?

Quando con Benedetto XVI i corvi hanno iniziato a far uscire i documenti, ogni nuova notizia suonava fuori e dentro il Vaticano come un campanello dall’allarme; oggi, invece, tutte queste rivelazioni rischiano di essere già vecchie nel momento in cui escono. Rischiano di arrivare seconde rispetto al cammino di rinnovamento. È vero che questo cammino ha tante incertezze e ha compiuto, indubbiamente, anche qualche passo falso, ma se leggiamo entrambi i libri, non possiamo non intravedere una profonda solidarietà con quello che sta realizzando Francesco. Oggi la Chiesa non ha alcun potere di bloccare rivelazioni simili: la Chiesa ha ormai avviato un processo inarrestabile. In questi termini, il Vaticano guarda alla trasparenza con fiducia; la Chiesa sta rinunciando per gradi a tutti i suoi strumenti di egemonia. Ha finalmente compreso che egemonia ed evangelizzazione non possono convivere, sono inconciliabili. La Chiesa ha capito tutto questo anche a partire da uno studio attento delle potenzialità, dei rischi e delle opportunità dei nuovi mezzi di comunicazione, che non vengono avvertiti più come qualcosa di accessorio rispetto alla società, ma come la società vera e propria, come autentici ambienti sociali.

 

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