mercoledì, Settembre 22

Francesco: 'No all'ossessione del potere'

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E anche prima di raggiungere Firenze, il Papa era stato a Prato, città del lavoro e dell’accoglienza, in una piazza del Duomo gremita di folla ( in lontananza  anche una bandiera rossa con i simboli della Cina popolare). Francesco, parlando  a braccio, aveva ricordato le sette vittime cinesi dell’esplosione avvenuta in una delle tante fabbriche  due anni addietro, dicendo che  si tratta di vittime dello sfruttamento del lavoro, e dell’illegalità, che non devono  più esserci. Un nuovo monito al rispetto dei diritti e della dignità umana.  Una tappa  significativa, quella di Prato,  sia per il tema dell’integrazione e del dialogo fra comunità diverse, sia in vista del probabile viaggio in Cina. Da segnalare anche molti cittadini cinesi erano presenti al saluto del papa. Prima di recarsi allo Stadio Franchi di Firenze, il pranzo con i poveri nella mensa della Caritas ( per la cronaca  un po’ di ribollita e  spezzatino con pure su piatti di plastica) e un momento di riposo in Arcivescovado. Anche qui un  omaggio alla sua perenne attenzione agli ‘ultimi’: altare e ambone realizzati dai detenuti di Sollicciano, che gli avevano scritto. E celebrando la Messa papa Francesco non ha mancato di ricordare  il luogo, uno stadio, ‘perché la Chiesa vive in mezzo alla gente e per la gente’. Infine, ha esortato a riconoscere la Verità del Cristo, rifiutando l’immagine spesso distorta che ne viene data, come quella di un Profeta,  ed ha indicato il cammino per la piena umanizzazione della società e verso la ‘comunione tra divino e umano’.

Firenze è arrivata al primo appuntamento con Papa Francesco, forte di alcune iniziative spirituali, culturali e politiche destinate a svilupparsi concretamente nel tempo, il cui significato Francesco avrà certamente apprezzato. Ci riferiamo in particolare all’incontro di questi giorni in Palazzo Vecchio  -ricordato dal Sindaco Dario Nardella nel porgere il proprio saluto alla Conferenza Ecclesiale – dei Sindaci di 80 città del mondo, in un vertice dal titolo “Unity in Diversity”, uniti nella diversità, nel ricordo di quel primo  Convegno per la pace e  l’unità dei popoli promosso 60 anni fa dall’allora Sindaco Giorgio La Pira, figura che il papa ben conosce come quella di don Milani, per i quali è stato avviato il processo di beatificazione. Delle straordinarie figure del cattolicesimo fiorentino, ne ha parlato nel porgere il saluto al Santo padre, il Cardinale Arcivescovo Giuseppe Betori, ricordando sia il ruolo di pace del Sindaco Santo che quello ” vivace e precorritore” del don Milani educatore.  L’arcivescovo ha sottolineato  come l’umanesimo fiorentino sia  sposato on la verità e la bellezza.

Tornando a La Pira, erano quelli, gli anni della guerra fredda,  di conflitti nelle diverse aree del mondo, dei rischi di una catastrofe nucleare. E lui,  da laico e fervente cattolico,  riuscì a creare una sorta di “diplomazia parallela”, per allacciare il dialogo e la collaborazione fra Sindaci dell’Est e dell’Ovest, dell’Europa  e dell’Asia e dei Paesi del Mediterraneo, e i Colloqui Mediterranei fra le grandi religioni monoteiste. Ebbene, nello spirito dei Colloqui lapiriani,  questo “Unity in Diversity”, voluto dal Sindaco Dario Nardella, col prezioso aiuto degli assessori Caterina Giachi e  Nicoletta Mantovani, si è posto un compito  urgente: supportare la ricostruzione del centro culturale di Kobane, distrutto dall’Isis, un edificio costruito dopo la seconda guerra mondiale dai francesi, una grande biblioteca attorno a cui la città siriana ha costruito la propria identità. Milano, Kyoto, Reims, Bruxelles, Sintra, Estorial sono le prime città ad avere raccolto subito l’appello, con grande soddisfazione del Sindaco curdo della  città che si trova sul confine Siria-Turchia,  Mustafa Ab-di. Il quale ha portato la testimonianza di chi, come lui, insieme alla popolazione, si è battuto per ricacciare indietro i terroristi dell’Isis.

Papa francesco firenze 2

 

«Ma ora il problema più drammatico è quello della ricostruzione di tutto, dopo le devastazioni e le stragi di civili». «La cultura è un veicolo di pace, di dialogo e  di conoscenza fra popoli, etnie, culture diverse. Per questo ripartiamo dalla biblioteca, luogo simbolo di Kobane», così Nardella,  ha presentato la Carta di Firenze che ha chiuso il vertice dei Sindaci ( peccato sia mancata la partecipazione di quelli di Gerusalemme e Tel Aviv e di Kiev).  La Carta contiene due proposte: all’ONU avanza la richiesta di istituire i caschi blu della cultura, all’Unesco di istituire  una conferenza permanente di Sindaci. Nell’ambito di “ Unity in Diversity”  si è svolta anche l’ edizione speciale del Premio Galileo 2000, giunto al sedicesimo appuntamento, fondato da Alfonso de Virgilis  all’insegna della pace. Quest’anno le problematiche del Medio Oriente ( guerre, distruzioni dell’Isis, bavagli alla libertà d’espressione, diritti umani calpestati), hanno prevalso su  tutto. La cerimonia al Teatro della Pergola: tra i premiati per il loro impegno umanitario, la lotta contro la fame  i diritti umani e la libertà di espressione, la Principessa Haya  di Giordania, l’attivista iraniana Premio Nobel, attualmente detenuta Narghez  Mohammadi ( il premio ritirato la collega Shirin Ebadi) e  la giornalista perseguitata in Yemen, premio Nobel per la pace Tawakkul Karman. I premi per la musica e l’impegno civile al sovrintendente alla Scala Alexander Pereira, a Paolo Conte e all’attore americano Tim Robbins. Parallelamente a questo Convegno, in Palazzo Vecchio,  tre autorevoli guide spirituali delle grandi religioni monoteiste,  l’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, l’iman Elzir Izzedine e il rabbino Joseph Levi  (presenti anche all’incontro in Cattedreale con papa  Francesco), hanno condiviso l’idea per la istituzione di un  Centro per il dialogo interreligioso, destinato ai “leader di domani”, con seminari, lezioni aperte e testimonial internazionali. Firmato il protocollo d’intesa, il centro partirà già nel 2016. Queste le credenziali e l’impegno con cui Firenze, città operatrice di pace, ha dato il suo benvenuto a Papa Bergoglio.  La visita di papa Francesco segue quelle di Paolo VI nel Natale dell’alluvione (1966) e di Giovanni  Palo II, ottobre 1986,  l’ anno in cui la città era  Capitale della Cultura Europea.

 

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