mercoledì, Aprile 21

Francesco, leader globale field_506ffbaa4a8d4

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L’enciclica ‘Laudato che disegna quella che abbiamo definito la ‘nuova casa comune di Francesco’ci ricorda anche la posizione della Chiesa negli scritti dei Papi che hanno preceduto Bergoglio.

Paolo VI parlò dello sconsiderato sfruttamento della natura che l’uomo rischia di distruggere senza rendersi conto della possibilità di rimanervi vittima, sottolineando altresì la necessità di un mutamento radicale della condotta dell’umanità in quanto qualunque innovazione se non interrelata ad un autentico progresso sociale ed morale può solo rivolgersi contro l’uomo.

Giovanni Paolo II sembrava ancor più ‘fantasioso’ nel denunciare che l’uomo non riesce a percepire altri significati del suo ambiente naturale, se non quelli che servono ai fini di un immediato uso e consumo, invitando poi i popoli ad una conversione ecologica globale. Allo stesso tempo fece notare che si mette poco impegno per «salvaguardare le condizioni morali di un’autentica ecologia umana». In sostanza la salvaguardia del creato passa attraverso il profondo cambiamento degli stili di vita, di produzione e di consumo e attraverso il ripensamento della strutture consolidate di potere che reggono la società.

Anche quando si legge della necessità del pieno rispetto della persona umana sembra di leggere un testo di gestione delle risorse umane: «per valorizzare l’ambiente nel quale ci si trova ad operare è necessario massimizzare l’apporto che ogni singola risorsa darà per il conseguimento degli obiettivi prefissati». Se questa frase viene letta in un vecchio manuale di gestione del personale non credo si faccia fatica a rintracciare il comune background.

Il rispetto, attuale e programmatico, e la non distruzione dell’ambiente nel quale l’azienda è chiamata a vivere, è il primo presupposto per il perseguimento, nel lungo periodo, dei profitti necessari al conseguimento dell’obiettivo sociale.

Si ritrova una specifica ecologia integrale anche nelle parole del Patriarca Bartolomeo, citate da Bergoglio all’inizio del testo: «… egli (Bartolomeo) si è espresso ripetutamente in maniera ferma e stimolante, invitandoci a riconoscere i peccati contro la creazione, che gli esseri umani distruggano la diversità biologica nella creazione di Dio; che gli esseri umani compromettano l’integrità della terra e contribuiscano al cambiamento climatico, spogliando la terra delle sue foreste naturali o distruggendo le sue zone umide; che gli esseri umani inquinino le acque, il suolo, l’aria: tutti questi sono peccati». E conclude dicendo: «…un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio». In contesto laico significa anche che la tecnica da sola non può creare le condizioni per un cambiamento reale: un paradigma solo tecnico rischia di peggiorare la situazione. E l’affermazione di Bergoglio, dove dice che la Chiesa non pretende di dare soluzioni, né di sostituirsi alla politica, accresce la significatività del suo discorso, e lo rende definitivamente l’unico leader mondiale capace di essere ascoltato.

Il Papa cerca, quindi, di contribuire ad un dibattito onesto e trasparente, perché le necessità particolari o le ideologie non ledano il bene comune. Anche solo per questo livello di consapevolezza Bergoglio dovrebbe tenere un mese di lezioni alle Nazioni Unite. Anzi, quando ci andrà nei prossimi mesi dovrebbe trovare il tempo per fare lezioni magistrali anche alle altre istituzioni internazionali presenti negli Stati Uniti.

Il paradigma efficientista della tecnocrazia ha dalla sua parte gli unici modelli matematici ed econometrici che erano verificati fino a qualche decennio fa. Sono più di venti anni che certi modelli sono saltati ma ‘loro’ continuano a credere che non ci siano altre soluzioni: come se la crisi non fosse anche sotto i loro occhi.

Illuminante il passaggio dove il Papa dice: «Uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore, non può considerarsi progresso. D’altra parte, molte volte la qualità reale della vita delle persone diminuisce -per il deteriorarsi dell’ambiente, la bassa qualità dei prodotti alimentari o l’esaurimento di alcune risorse- nel contesto di una crescita dell’economia. In questo quadro, il discorso della crescita sostenibile diventa spesso un diversivo e un mezzo di giustificazione che assorbe valori del discorso ecologista all’interno della logica della finanza e della tecnocrazia, e la responsabilità sociale e ambientale delle imprese si riduce per lo più a una serie di azioni di marketing e di immagine».

C’è bisogno di una politica che sappia creare visioni ampie, e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare dei diversi aspetti della crisi. Il fatto che Bergoglio si soffermi sui rapporti fra la politica e l’economia, che tendono a incolparsi reciprocamente per quanto riguarda la povertà e il degrado ambientale, ci dice che il Papa è consapevole che deve esercitare la sua funzione di leader mondiale. Quando considera le banche in un modo che certo non farà piacere alla Troika, dimostra che gli interessi che rappresenta sono quelli dell’Uomo.

Pur non essendo un credente devo dire che le posizioni di Bergoglio hanno un respiro e una portata globale ed inclusiva. Quando dice che dalla politica e dall’economia ci si attende che riconoscano i propri errori e trovino forme di interazione orientate al bene comune, sta dicendo, fra le altre cose, che l’uomo deve recuperare la dimensione della responsabilità.

Non porta da nessuna parte continuare ad assistere agli affanni degli uni e degli altri solo per il conseguimento dell’utile economico o per l’ossessione della conservazione e dell’accrescimento del potere.

Tutti i sistemi di potere e di organizzazione dovrebbero essere rivisti alla luce di questa enciclica e delle tante analisi che sono state scritte in questi ultimi vent’anni su questi argomenti. In questo modo le uniche cose che restano sono guerre o accordi ambigui dove ciò che meno interessa alle due parti è preservare l’ambiente e avere cura dei più deboli. Anche qui vale il principio che «l’unità è superiore al conflitto». Ci si dovrebbe sforzare di mettere in pratica gli inviti del pontefice romano: attraverso la riformulazione complessiva del paradigma economico e di quello politico e di convivenza, si potrà creare una nuova classe dirigente mondiale capace di realizzare una nuova umanità. Grande leader questo capo di Stato, grande antagonista dei potenti, ma non contro di loro: la sua leadership aiuterà tutti a trovare una strada diversa.

 

 

 

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