sabato, Settembre 25

Francesco e la Terza Guerra Mondiale

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Ora Francesco è pronto alla partenza per Sri Lanka e Filippine, tappe fondamentali del suo ‘neverending tour’. E, come aveva già cominciato a dire ad amici e collaboratori prima della Strage di Charlie Hebdo, a riprendere il concetto da lui proclamato di Terza Guerra Mondiale diffusa, incardinato lo scorso Agosto. Qualche giorno di attenzione, poi se ne sono dimenticati quasi tutti. Non lui.

«Siamo entrati nella Terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzetti, a capitoli». Non aveva usato mezzi termini il 18 Agosto 2014, durante il volo di ritorno dalla missione in Corea del Sud. Aveva denunciato l’efferatezza delle guerre non convenzionali e come fosse stato raggiunto«un livello di crudeltà spaventosa»di cui spesso sono vittime civili inermi, donne e bambini.«La tortura è diventata un mezzo quasi ordinario». «Sono i frutti della guerra, qui siamo in guerra, è una Terza guerra mondiale, ma a pezzi». Sempre in quella occasione aveva affermato di «essere pronto a recarsi nel Kurdistan» iracheno. Per pregare ed alleviare la sofferenza delle popolazioni colpite dalla guerra: “In questo momento non è la cosa migliore da fare, ma sono disposto a questo”.

Adesso ricomincerà. Jorge Mario Bergoglio ha voluto informare i suoi passi alla metodologia indicata da Ignazio di Loyola ed ai comportamenti suggeriti, e seguiti, dai Gesuiti. Ha preso il controllo della macchina ecclesiale. Si è mosso, inizialmente, pochissimo. Spostamenti internazionali tutti finalizzati. Ora intende sempre più essere, oltre che ‘pietra di inciampo’, pietra ‘angolare’ su cui cominciare, ricominciare, a costruire.

Eccolo dunque al Terzo anno di Pontificato. Concistoro per la creazione di nuovi cardinali a Febbraio. Sinodo ordinario sulla famiglia, che completerà il lavoro di quello straordinario, svoltosi nello scorso ottobre. Enciclica sulla custodia del Creato. Lavoro del Consiglio di Cardinali per la riforma della Curia. Messa quotidiana a Santa Marta. Udienze del Mercoledì. Angelus della Domenica. E viaggi internazionali. Il settimo, per l’appunto, in Sri Lanka e Filippine, dal 12 al 19 Gennaio. Già ufficializzato quello negli Stati Uniti in occasione dell’Incontro mondiale delle famiglie previsto a Philadelphia dal 22 al 27 settembre. Il Papa probabilmente ne approfitterà per recarsi anche al Palazzo di Vetro dell’Onu a New York ed a Washington per incontrare il presidente Barack Obama, alla Casa Bianca. Da decidere invece una tappa in Messico. Previste nell’arco dell’anno anche un viaggio in tre tappe in America Latina: Ecuador, Bolivia e Paraguay. Forse anche l’Africa, molto probabilmente inclusa anche l’Uganda. Il concetto su cui martellerà sarà quello. Una Guerra in corso da cui provare ad uscire.

E la Francia. Inizialmente una visita prevista per quest’anno, poi tendenzialmente slittata al prossimo. Proprio la Strage di mercoledì 7 Gennaio a ‘Charlie’, potrebbe farla rientrare in agenda ed anche a breve. Perché una delle caratteristiche che ha voluto prevedere è proprio quella di poter accorrere ove ve ne sia bisogno. Ed in questo momento… Da Parigi lanciare l’appello a far decrescere la spirale di violenza che si sta inanellando. Rivolgendosi, e molto, anche a quei cattolici che, ovunque, pensano a rispondere colpo su colpo e ad una nuova, difensiva ed offensiva, “reconquista. A tutto questo intende far barriera, predicando in positivo.

Ce n’è, per le prossime settimane e mesi, abbastanza. E non è tutto…

 Ci sarebbe anche un altro capitolo. Quello del Successore. Francesco concepisce il proprio papato come un lavoro a termine. Grato a Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, per le modalità della sua uscita di scena, che hanno tra l’altro creato un solido precedente per tutti i successori. A partire da lui. Per sé prevede ancora un considerevole lasso di tempo di lavoro, per cercare di far mettere radici profonde alla sua rivoluzione. Diciamo almeno una decina d’anni. Nato a Buenos Aires il 17 Dicembre 1936, ne ha quindi da poco compiuti settantotto, non pensa, perciò e comunque, ancora al successore. E le modalità di composizione del Collegio Cardinalizio, anche con le nuove nomine che non a caso eccedono di cinque unità la soglia paolina dei centoventi membri, hanno come primo scopo quello di un efficace governo della ecclesia cattolica. Però, a parte le boutades del deputato montiano Andrea Vecchio («La Casta non tollera intromissioni. Il Papa va incontro allo stesso destino di Albino Luciani, Giovanni Paolo I»), qualche preoccupazione deve avercela anche lui. Tanto che celiando, ma forse non troppo, qualche giorno fa ha detto ad una suora laica, sua collaboratrice: «Stiamo attenti alle tisane». Ecco, pensare al Successore in quest’ottica. Bergoglio confida nella protezione dell’Arcangelo Gabriele.

Già provvidenziale in passato, assicura. In ogni caso, tanto per andare sul sicuro, ha posto mano anche alla ristrutturazione della Gendarmeria Vaticana.

 

 

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