domenica, Maggio 16

Francesco e Kirill, uno storico incontro Il Professor Riccardo Burigana ci aiuta a contestualizzare il significato di questo incontro

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Domani si incontreranno Papa Francesco e Sua Santità il Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia, segnando così una tappa fondamentale nelle relazioni tra le due Chiese. Il colloquio sarà privato ed avverrà in una sala dell’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana: il meeting avrà luogo a Cuba dove il Pontefice farà scalo prima del suo viaggio in Messico e dove il Patriarca sarà in visita ufficiale. Un avvenimento straordinario, un appuntamento preparato da lungo tempo: mai prima d’ora i massimi vertici delle due Chiese cristiane avevano parlato faccia a faccia. Con soddisfazione e gioia ha accolto la notizia il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli. Al colloquio, della durata di un paio di ore circa, che si concluderà con la firma di una dichiarazione comune, saranno presenti, oltre a due interpreti, anche il cardinale Kurt Koch e il metropolita Hilarion.

In queste ore si moltiplicano le notizie: molti i pronostici sui temi che saranno affrontati durante l’incontro, ma al di là delle previsioni più o meno suggestive, emerge con forza una sola questione: il dovere di contestualizzare in modo chiaro il significato di questo meeting, per meglio comprendere quello che è stato seminato da quarant’anni a questa parte, per capire quanto è prezioso il frutto che stanno per cogliere Papa Francesco e Sua Santità Kirill. Per questo motivo abbiamo chiesto un parere al Professor Riccardo Burigana, direttore del Centro Studi per l’Ecumenismo in Italia.

Cosa pensa di questa dichiarazione congiunta?

Se in questa dichiarazione si facesse il punto del percorso compiuto fino ad oggi, riconoscendo con chiarezza i nodi e le difficoltà tra Roma e Mosca, tutto ciò dovrebbe essere già considerato un risultato notevole. L’incontrò non può che infondere nuova forza al comune cammino dei cattolici e degli ortodossi, per compiere insieme la missione della Chiesa nel XXI secolo.

In pochi anni di pontificato Papa Francesco ha già compiuto cose che per i suoi predecessori erano inimmaginabili: tutto questo solo per il suo carisma, oppure perché è giunto il momento per alcune religioni di fare il punto della situazione, di alleggerirsi ed eliminare una volta per tutte quelle resistenze che impediscono di affrontare in maniera decisa sfide urgenti e trasformazioni epocali?

Indubbiamente Papa Francesco ha un carisma e un desiderio di unità che va al di là delle dinamiche esclusivamente teologiche. Un disegno di unità che trascina la Chiesa cattolica verso la ricerca di una comunione sempre più forte al suo interno. Abbiamo appena festeggiato i cinquanta anni dalla fine del Concilio Vaticano II. In questi anni è stato seminato tanto e Papa Francesco ha saputo cogliere i frutti. Detto questo, bisogna anche riconoscere che i tempi urgono. Per tanti cristiani è ormai chiara l’idea che annunciare il Vangelo oggi vuol dire diffondere speranza e luce, indicando una strada che non sia la guerra o la violenza, ma il sentiero della pace, da percorrere fraternamente, con tutti gli uomini di buona volontà, per cambiare una volte per tutte il volto del mondo.

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