giovedì, Ottobre 28

Francesco e il suo manuale di governance globale

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Si moltiplicano le giornate di presentazione e di studio dell’ultima enciclica papale. E di certo la sala stampa vaticana faticherà ancora molto per chiarire che il Papa argentino non è comunista. Il regalo del Presidente boliviano non ha aiutato. L’idea di costruire un crocifisso su una falce e martello non è stata del Presidente Evo Morales ma di un sacerdote gesuita, padre Luis Espinal, assassinato negli anni Ottanta dagli squadroni della morte. Lo scopo pare dovesse essere quello di facilitare il dialogo fra i marxisti e i cattolici e lo stupore del Papa cattolico davanti al regalo del leader comunista non poteva di certo guastare il dialogo fra i due capi di Stato. Mentre l’enciclicaLaudato Sì può contribuire ad accrescere le polemiche intorno alle improbabili venature di comunismo del Papa argentino. Come se l’etica, l’onestà, la responsabilità, la capacità e il desiderio di farsi carico del proprio ambiente e dei meno fortunati fossero specificità comuniste. Da non credente posso solo dire che leggere l’ultima enciclica ti aiuta a trovare il tempo per riconciliarti con il creato. La speranza insita nel testo del Papa venuto dalla fine del mondo, unita alla consapevolezza del disastro imminente, può creare una qualche vertigine, della quale certo dovremo farcene una ragione, anche se sarebbe molto più ‘umano’ porre rimedio agli errori incipienti.

Il sottotitolo che Papa Francesco ha dato all’enciclica sembra un programma di governo semplice ma nelle intenzioni molto efficace: lacura della casa comuneè appunto un’immagine di profilo altissimo; l’enciclica nel suo complesso non solo farà scuola negli anni a venire ma costituisce uno spartiacque definitivo per la corretta considerazione delle vecchie ideologie. Certo si potrà continuare a pensare che Bergoglio è comunista, come qualcuno anni fa pensava a Wojtyla come ad un marxista: ma questi giochi di attribuzioni e di qualificazioni finiranno presto, quando, cioè, un nuovo paradigma di governo del mondo sarà stato ‘inventato’ e condiviso.

Il richiamo al Poverello di Assisi, che Bergoglio fa nel prologo, può sembrare un’infantile costruzione poetica che poco ha a che fare con terribile il governo del mondo. Ed invece i temi che il Francesco medioevale toccava già allora nei suoi scritti erano non solo la ricostruzione della ‘casa del suo maestro’, ma un nuovo modo di concepire la storia e come l’uomo dovrebbe governarla. Non si può non rimanere affascinati da tale bellezza, anche se si può temere che tanta poesia possa diventare una favola. Ma siamo certi che considerare la Terra come unasorelladebba per forza essere una novella? La casa comune è sul serio una sorella con la quale condividiamo l’esistenza: questo malandato pianeta protesta non poco a causa del modo irresponsabile con il quale gli uomini a tutte le latitudini provvedono al suo saccheggio. Una spoliazione sistematica che induce ad essere tutti insaziabilmente avvinghiati ad breve termine senza nessuna visione e senza responsabili programmi di sostenibilità, che possano aiutarci a gestire questo unico pianeta che abbiamo.

Il discorso del Papa diventa profetico per i credenti e duro per gli altri: «La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi». Dopo anni trascorsi a cercare risposte per provare a rendere il capitalismo un po’ più umano, non posso non essere d’accordo con un leader capace di esprimere con tale sintesi, anche se religiosa, un pensiero che appartiene al comune sentire. Bergoglio pone il nostro pianeta fra i poveri, più abbandonati e maltrattati e ci ricorda che ognuno di noi è fatto di terra.

Il ricordo di Francesco di Assisi mostra come l’ecologia integrale richiede un diverso sguardo alle categorie che trascendono il linguaggio delle scienze esatte o della biologia per connettersi e rifondersi con l’umano. La reazione che il santo di Assisi aveva nei confronti di tutti gli esseri era molto più che un mero apprezzamento intellettuale o un calcolo economico, perché per lui ogni creatura era una sorella o un fratello, che era unita a lui da vincoli di affetto.

Una visione sistemica del mondo ante litteram. Bergoglio ci ricorda che questa convinzione non può e non deve essere disprezzata come un romanticismo favolistico o irrazionale ma come un modo innovativo di vedere le cose del mondo che influisce direttamente sulle scelte che determinano il comportamento dei singoli e delle organizzazioni. Il solo calcolo economico non basta, non riesce a dare certezze alle generazioni future e a quelle dell’oggi. Il Papa ci parla del linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, «ci invita a smettere i panni del dominatore, del consumatore o dello sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati». Ma il Papa riesce ad andare anche oltre la semplice denuncia o un richiamo religioso alla responsabilità: le sue parole si fanno programma e progetto per la strutturazione di processi complessi, per la gestione degli stakeholder, per il rapporto fra politica ed economia. Questa enciclica dovrebbe diventare patrimonio comune delle scuole di politica e delle scuole di economia.

Il Papa al paragrafo 182 scrive: «La previsione dell’impatto ambientale delle iniziative imprenditoriali e dei progetti richiede processi politici trasparenti e sottoposti al dialogo, mentre la corruzione che nasconde il vero impatto ambientale di un progetto in cambio di favori spesso porta ad accordi ambigui che sfuggono al dovere di informare ed a un dibattito approfondito»: un pensiero semplice, quanto scontato, che se applicato sul serio potrebbe fare la differenza. Bergoglio continua: «Uno studio di impatto ambientale non dovrebbe essere successivo all’elaborazione di un progetto produttivo o di qualsiasi politica, piano o programma. Va inserito fin dall’inizio e dev’essere elaborato in modo interdisciplinare, trasparente e indipendente da ogni pressione economica o politica. Dev’essere connesso con l’analisi delle condizioni di lavoro e dei possibili effetti sulla salute fisica e mentale delle persone, sull’economia locale, sulla sicurezza. I risultati economici si potranno così prevedere in modo più realistico, tenendo conto degli scenari possibili ed eventualmente anticipando la necessità di un investimento maggiore per risolvere effetti indesiderati che possano essere corretti». Un’enciclica che si fa manuale di governance globale, compendio di azione politica, economica, buone pratiche manageriali: mette in pratica l’etica non solo come complesso valoriale ma come pratica sapiente per realizzare il futuro.

… continua

 

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