martedì, novembre 13

Francesco e il ‘cambiamento d’epoca’ Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 47

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«Non viviamo in un’epoca di cambiamento, viviamo in un cambiamento d’epoca» aveva detto Papa Francesco, Jorge Mario Bergoglio, il 10 novembre 2015 durante la Visita pastorale a Firenze in occasione del ‘V Convegno Nazionale della Chiesa Italiana’. Mille giorni dopo (e spicci) quella profezia si rivela sempre più un’analisi fattuale. Sotto le volte della Cattedrale di Santa Maria del Fiore quell’evocazione era risuonata come ipotetica, oggi sembra già una descrizione.

Parole che sono state ricordate, quasi martellate, dall’Arcivescovo Christophe Pierre, Nunzio Apostolico della Santa Sede negli Stati Uniti, nel suo intervento di apertura della Trentanovesima edizione del ‘Meeting per l’amicizia tra i popoli’, celebrata assieme alla storica Presidente del Meeting stesso, Emilia Guarnieri. L’appuntamento cardine di Comunione e Liberazione in questo 2018 si tiene da domenica 19 a sabato 25 agosto ed ha come tema ‘Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice’, una frase del Fondatore, Don Luigi Giussani. Giunto ormai alla soglia dei quarant’anni, che compirà il prossimo anno, per il Meeting è davvero tempo di cominciare un bilancio. E bilanci.

Per l’intanto nel non rituale Messaggio inviato al Meeting mentre si appresta a partire per l’Irlanda in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie di Dublino (inoltrato dal Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin) Francesco affronta i grandi temi sui quali solo lui sembra avere parole illuminanti. E non scontate. Tra l’altro, eccone alcune di molto significative.  

«Il cristiano non può rinunciare a sognare che il mondo cambi in meglio. È ragionevole sognarlo, perché alla radice di questa certezza c’è la convinzione profonda che Cristo è l’inizio del mondo nuovo» e che “La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. É una forza senza uguali. […] Nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo”. Abbiamo visto all’opera questa ‘forza di vita’ in tante situazioni lungo la storia. Come non ricordare quell’altro cambiamento d’epoca che ha segnato il mondo? Ne ha parlato il Santo Padre all’episcopato europeo lo scorso anno: “Nel tramonto della civiltà antica, mentre le glorie di Roma divenivano quelle rovine che ancora oggi possiamo ammirare in città; mentre nuovi popoli premevano sui confini dell’antico Impero, un giovane fece riecheggiare la voce del Salmista: ‘Chi è l’uomo che vuole la vita e desidera vedere giorni felici?’. Nel proporre questo interrogativo nel Prologo della Regola, san Benedetto […] non bada alla condizione sociale, né alla ricchezza, né al potere detenuto. Egli fa appello alla natura comune di ogni essere umano, che, qualunque sia la sua condizione, brama certamente la vita e desidera giorni felici” (Discorso sull’Europa, 28 ottobre 2017). Chi salverà oggi questo desiderio che abita, seppure confusamente, nel cuore dell’uomo? Solo qualcosa che sia all’altezza della sua brama infinita. Se infatti il desiderio non trova un oggetto adeguato, rimane bloccato e nessuna promessa, nessuna iniziativa potranno smuoverlo. Da questo punto di vista, “è perfettamente concepibile che l’età moderna, cominciata con un così eccezionale e promettente rigoglio di attività umana, termini nella più mortale e nella più sterile passività che la storia abbia mai conosciuto” (H. Arendt, Vita attiva. La condizione umana, Milano 1994, 239-240)».

Mille giorni dopo quella sua cruciale affermazione che «Non viviamo in un’epoca di cambiamento, viviamo in un cambiamento d’epoca» Francesco ritorna sul tema, e il tempo sembra sempre più correre e ‘avvicinarsi’.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’