venerdì, Aprile 16

Franceschini, proposta indecente (per la Notte dei Musei)

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dario 

 

Sarà stata l’aria della Tosca «Vissi d’arte, vissi d’amore» a ispirare al Ministro della Cultura (e del Turismo) Dario Franceschini l’ultima ideona di nozze coi fichi secchi, sostanziata in un furto con destrezza direttamente dalle tasche degli artisti?
Perché ci dici ciò?… obietterete voi che ancora non conoscete il casus belli di questa mia domanda retorica e penserete che si tratti di una delle mie solite intemerate, stavolta diretta ad un Ministro che, più che un politico, pare il ‘Giovane Werther’, pensoso e filosofico?
Adesso ve lo spiego.

Nei miei vagolamenti su FB, mi son trovata a leggere un link da ‘Qui Finanza’ di ieri che raccontava una vicenda paradossale e rimasta piuttosto sottotraccia.
Partiva da un Bando pubblico emanato dal MIBACT che invitava artisti (in forma singola o associata, complessi musicali, performer) a presentare la propria candidatura per partecipare all’animazione dell’iniziativa, peraltro comunitaria, ‘La Notte dei Musei’.
Attraverso questa democratica procedura, si intendeva, infatti, dare maggior appeal alla singola visita (gratuita) ai grandi Musei italiani attraverso esibizioni musicali, teatrali e artistiche in genere.
Fin qui l’idea avvicina il nostro sistema museale ai suoi omologhi stranieri; ma c’è un aspide  -anzi, più d’uno- nel cestino di fragole.
Gli sventurati che decidessero di partecipare devono dare un’occhiata, anzi, più d’una, al Bando, perché cela un bel po’ di trabocchetti: il primo, vulnus genetico, sta nel fatto che le prestazioni richieste sono a titolo gratuito.
Un paradosso, in un’epoca in cui gli artisti sono alla famelica caccia di scritture pagate e che l’Arte patisce una crisi senza precedenti.
Udite, udite, però, come questo generoso dilapidatore del proprio talento deve continuare a fustigarsi per la bella faccia di badron Dario: il testo del Bando precisa che a carico dell’artista (o della compagnia) devono ricadere anche l’assicurazione e il versamento della SIAE.
E giacché raramente la figura dell’autore e dell’esecutore coincidono, si trova a fare versamenti a favore di un terzo che se li vede cadere dal cielo e brinda alla ‘Notte dei Musei’.
Se, però, si ricorre  -per essere il meno munifici possibile- a musiche o pezzi teatrali, poesie e quant’altro di cosiddetto pubblico dominio’, non si riesce comunque a scapolare innanzitutto l’assicurazione, giacché è obbligatoria, nonché il versamento dei contributi previdenziali.
Una tombola, insomma, fatta ricadere sulle spalle di chi già tira la cinghia per sbarcare il lunario e si trova questa bella ‘sfogliatella’ servita da un Ministero ‘patrigno’.

Possibile che un intellettuale fine e raffinato come il Ministro in carica, autore di romanzi e risorto a nuova vita sentimentale, non riesca a percepire il contenuto si potrebbe definire offensivo di una simile proposta indecente’?

Possibile che immagini il panorama degli artisti italiani costituito da mecenati in preda a un insopprimibile desiderio di esibirsi per il puro piacere di farlo, anzi, investendo anche di tasca propria, pur di condividere la propria arte con i visitatori dei Musei, i quali, essendo quella fatidica Notte aperti a tutti, ospitano sensibili estimatori ma anche persone poco coltivate, che ci vanno  perché tanto è gratis, dunque senza possedere i fondamentali su ciò che vedono, sentono, ‘respirano’?

Personalmente, ritengo questo Bando quasi una boutade, che immerge il brando in un capitolo assai doloroso di quest’Italia, culla dell’Arte e delle Arti e, in realtà, ‘punitrice di sé stessa’, come l’Heautontimorumenos di Terenzio.
Un Paese che… bla bla, bla bla… ripeto la filastrocca udita suppergiù da che sono nata, ‘è lo scrigno di monumenti, musei, opere d’arte senza pari nel Pianeta e che il mondo ci invidia’ si comporta in questa maniera dissennata nei confronti di coloro che ne perpetuano la tradizione artistica.
Quello che certamente non c’invidia è un Ministro della Cultura capace di ‘partorire’ una betise come questa.

Agli antipodi di ciò, c’è la nota vicenda romana del Teatro Valle e dei suoi occupanti abusivi su tutta la linea. Ebbene, il Comune di Roma, dopo anni di inerzia e di un praticamente ‘laissez faire’, con l’arrivo della nuova Assessora alla Cultura, Giovanna Marinelli, ha deciso di agire e di sfrattare quel manipolo di parassiti che, in nome dell’arte, hanno sfruttato una struttura teatrale incamerando oboli e esibizioni gratuite, in nome di un diritto quesito non si sa in virtù di quale loro primogenitura.
Intanto il Comune continuava a pagare l’energia elettrica, consumata stile bengodi, in quanto c’era il tutto acceso da mane a sera; a rendersi moroso per oltre 130mila euro nei confronti del marchese Aldo Pezzana Capranica del Grillo, già Presidente del Consiglio di Stato, proprietario di una parte fondamentale del Teatro   -nello specifico, del palco centrale, del foyer e dell’appartamento del custode.

Inoltre, c’è tutta la questione dell’illecito arricchimento derivante da un’inesistente licenza di somministrazione per alimenti e bevande. Insomma, nel centro di Roma, una situazione di abusivismo grande come una casa. Anzi, un Teatro.
Per domani, 31 luglio, il Comune ha fissato il termine ultimo perché gli occupanti lascino l’immobile, che dovrebbe essere restaurato e destinato a una fantomatica attività ‘regolare’.

Perché fantomatica? Perché con la crisi, i teatri, già feriti da una carenza di spettatori per l’avanzata dell’ignoranza che si sta registrando, chiudono, anziché riaprirsi ad una regolare programmazione.

Il Comune di Roma si trova anche a fronteggiare una procedura della Corte dei Conti perché ha pagato l’ENEL, lasciando gli occupanti a godere della struttura, senza procederne allo sfratto.

Se non ha pagato la locazione al Marchese Capranica del Grillo, è probabilmente solo per il dissesto comunale, che permane una voragine senza fine, un pozzo di San Patrizio e, dunque, per la propria indigenza. Ciò non toglie che è reo di morosità nei confronti del titolato, erede di Onofrio, il personaggio della Roma papalina reso indimenticabile dalla interpretazione magistrale che ne fece Alberto Sordi.

Per questi lunghi anni, però, i veri ‘Marchesi del Grillo’, nell’atteggiamento di perpetrazione di abusi contro il resto del mondo, sono stati gli occupanti del Teatro, che, alla faccia degli altri artisti, i quali si sbattono notte e dì nella disperata condizione di dover sbarcare il lunario, hanno incassato soldi e popolarità per una causa infondata.

Sarà stato questo loro atteggiamento a ispirare la pazza idea del Ministro Franceschini, di pretendere gratuità dai tartassati artisti per fare pubblicità ai Musei italiani?

Di fondo, naturalmente, c’è la generale ignoranza che ammorba il Paese. Non si ha a cuore la conoscenza, dunque, si evitano come la peste tutto ciò che la dà, come Musei, teatri, cinema, a meno che non siano gratis (e, talvolta neanche allora). E i giornali. Domani, insieme allo sfratto del Valle ci sarà quello dalla scena editoriale nazionale dell’Unità, un quotidiano che conta 90 anni e che è stato fondato da Antonio Gramsci.
Ma quella è un’altra storia… non più organo di Partito, non ‘corazzato’ contro un mercato editoriale soggetto a travagli e tempeste, con una proprietà inabile ad amministrare un quotidiano -ma la situazione, nel mondo della stampa, è generalizzata.
Per noi giornalisti, però, per ogni giornale che si chiude c’è il restringimento del mercato del lavoro e l’allargamento della concorrenza nella ricerca di quel poco lavoro residuo che potrebbe esserci. Non mi ci fate pensare…

 

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