venerdì, Ottobre 22

Forze Speciali: fantasmi in mimetica

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Il 185° Reggimento RAO (Reparto Acquisizione Obbiettivi) viene invece definito Reparto per Operazioni Speciali. “Videre Nec Videri” – “vedere senza essere visti” è il motto del reggimento che già da solo esprime a pieno il suo compito nei teatri operativi. Reparto acquisizione obbiettivi viene inviato in avanscoperta prima dei colleghi per attività di ricognizione avanzata cioè per acquisire dati sul nemico osservandolo da vicino. Raccolta di informazioni, controllo ed osservazione del campo di battaglia, individuare e determinare gli obbiettivi dando indicazioni al grosso della forza su come intervenire. Il compito di questi soldati è davvero delicato perché richiede di avvicinarsi a postazioni nemiche il più possibile e rimanervi anche per un settimana al fine di cogliere più dettagli possibili.

L’attività dell’Acquisitore si svolge principalmente oltre le linee nemiche in territori occupati da forze ostili, il nucleo di lavoro è costituito da piccolissime aliquote di personale specializzato autosufficiente, capace di agire in completo isolamento. Sono in molti a sostenere che questo tipo di attività tattica sia superata grazie all’uso dei droni e ai satelliti, ma quello che si tende a non sottolineare è come la visione ravvicinata rimanga sempre la più efficace e sicura rispetto ad altre tecnologie. Il RAO ha operato in diverse operazioni tra cui Bosnia, Afghanistan ed Iraq moltissime rimangono le missioni di cui ancora non si è venuto a sapere nulla per questioni di riservatezza e sicurezza del personale. Questi ultimi, prevengono le mosse dei nemici, le analizzano e se necessario intraprendono le azioni più opportune per arginare la minaccia.

Una delle unità più particolari è poco conosciute alle dipendenze del COMFOSE è sicuramente il 28° Reggimento Pavia. La sua storia è ricca ed articolata, nasce nel 1862 come 4° battaglioni con sede in Campania e Puglia per la repressione del brigantaggio. E’ rimasto operativo in tutta la storia dell’Italia unita fino all’attualità. Ricostituito dopo la seconda guerra mondiale nel 1958 a Pesaro come 28° Reggimento di fanteria, solo nel 2004 però gli viene affidato il compito di unità addetta alla comunicazione operativa e alle Psychological Operations. Le così dette operazioni di guerra psicologica possono apparire come uno strumento di tortura medioevale ma in realtà non è altro che una comunicazione mirata alla conoscenza dell’operato delle forze di coalizione che operano in una determinata zona. Il suo compito meriterebbe una trattazione più specifica ed articolata soprattutto in virtù della scarsa conoscenza che si ha della comunicazione operativa nei teatri d’operazione.

In Somalia ed Afghanistan la comunicazione operativa e la guerra psicologica hanno permesso alle truppe di fanteria di lavorare a stretto contatto con la popolazione garantendo la realizzazione di molti progetto importanti. Quello che è stato presentato è solo un piccolo scorcio del vasto panorama delle Forze Speciali italiane. Sicuramente in futuro anche se non si sentirà parlare di loro da qualche parte saranno nascosti, pronti a portare a casa l’obbiettivo richiesto.

 

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