domenica, Maggio 16

Forze dell'Ordine a rischio accorpamento field_506ffb1d3dbe2

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Ridimensionare la spesa pubblica, tagli da 20 miliardi in mille giorni. Secondo il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli «il processo di revisione della spesa pubblica sta riguardando più paesi perché la globalizzazione impone che la tassazione non possa essere più alta». E se si vogliono raggiungere gli obiettivi è necessario che nell’ultima fase di revisione della spesa «siano previsti controlli e sanzioni per chi sfora i tempi rispetto ai provvedimenti di attuazione». Tra le mire del Commissario rientra a pieno titolo il riordino del comparto delle Forze dell’Ordine, e il possibile accorpamento di alcuni di questi.

Non è sicuramente un problema nato dalla crisi economica. Nel nostro Paese esistono Carabinieri, Finanza, Polizia, Forestale e Penitenziaria, che a molti sembrano troppi, troppo costosi e quindi necessitano di tagli. Facendo un rapido calcolo in Italia ce ne sono 561 ogni centomila abitanti, in Spagna sono 469, in Francia 385 e in Germania 300. L’ex sottosegretario alla presidenza del governo Monti, Piero Giarda, quantificò in 1,7 miliardi annui lo spreco derivante dal tenere in vita cinque diversi corpi di polizia. Della vicenda si discute da tempo, senza mai arrivare a niente, ma stavolta il Governo si sta muovendo, almeno sembra. Ha inserito nella delega della riforma della Pubblica amministrazione un articolo dedicato al riordino delle forze di polizia, prevedendo l’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato con un’altra forza più grande, da decidersi. Stessa cosa anche per la Polizia penitenziaria. Ne discuterà il Parlamento, in tempi non immediati. 

Un tema esaminato anche in un documento del Dipartimento di pubblica sicurezza, guidato dal prefetto Alessandro Pansa, “La spending review delle forze di polizia – Documento programmatico” , consegnato a Marzo sempre a Cottarelli. L’accorpamento più importante, in termini numerici, sarebbe quello tra polizia e carabinieri, che però non sembra essere dietro l’angolo, e lo stesso Governo l’ha scartato, ripiegando su obiettivi maggiormente a portata di mano, almeno politicamente. Gli appartenenti al Corpo Forestale dello Stato, che potrebbero essere i primi a subire questo tipo di politica, sono meno di ottomila (più quelli nelle cinque Regioni a statuto speciale, che hanno loro corpi forestali) e le sovrapposizioni di servizi e strutture con polizia e carabinieri sono minime. Peraltro i forestali hanno una preparazione specifica, mentre polizia e carabinieri svolgono, più o meno, le stesse mansioni.

Nella rivista online “Polizia Democratica” si legge una pubblicazione, del 2009, intitolata “Unificazione Forze di Polizia: costi e benefici”. L’incipit è molto chiaro: «da un’ eventuale unificazione delle Forze di polizia vedrei soltanto benefici e notevoli risparmi di gestione, ed un indubbio vantaggio a favore dei cittadini che si tradurrebbe in una maggiore sicurezza per una più alta presenza delle stesse sul territorio». Più o meno sono concordi tutti nel ritenere che esiste un esubero, in termini economici e di efficienza, e che si devono apportare modifiche strutturali. Per ora si sentono molte dichiarazioni, numeri ma la parte attuativa è ancora da esaminare, e non si sa quando si potrà fare.

“Un’operazione del genere deve essere pensata, valutata e decisa con molta determinazione. E’ indubbio che, in Italia, c’è un proliferare di organi di polizia, e non stiamo parlando solo delle cinque grandi polizie che sono citate normalmente. Su questo credo che debba essere fatta una riflessione seria” lo stesso vale anche per la “suddivisione dei compiti”. Così il generale Vincenzo Camporini, ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica e ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, ci spiega il suo punto di vista sulla questione “riordino”. Le forze dell’Ordine “spesso hanno dei compiti che si sovrappongono”. Bisognerebbe fare una “verifica dei compiti di ciascuno e l’eliminazione delle sovrapposizioni. Gli accorpamenti devono essere fatti con intelligenza, preceduti da un’attenta ricognizione delle competenze. Il problema del dialogo è un atro problema da affrontare, in maniera radicale”.

Anche Giuliano Barbolini, nel 2006 eletto al Senato nelle liste dei DS, nella 6° Commissione permanente – finanze e tesoro – come capogruppo dell’Ulivo, parte da un ragionamento ponderato: “bisognerebbe, innanzitutto, stabilire una graduatoria di priorità. Penso che in termini generali tutto sia importante, ma il bene della sicurezza è tra quelli fondamentali, per cui quando si ragiona di sicurezza bisognerebbe parlare in termini di ottimizzazione d’investimenti, non solo di riduzioni e di tagli. In termini di medio e lungo periodo” continua Barbolini  “sicuramente il tema della semplificazione e dell’unificazione è un orizzonte che non mi sento di escludere, però metto in guardia sul fatto che queste siano operazioni che si possano fare in tempi rapidi, come richiedono le esigenze di equilibrio di bilancio e di recuperare risorse. Il tema vero è aggredire le ridondanze, non di uomini, ma di funzionamento operativo, dovute a processi di modernizzazione che non sono stati portati a pieno compimento”.

Il Generale Camporini pone l’accento anche sulle questioni interne di gerarchia, “sicuramente ci sono delle resistenze a livello burocratico, perché chi si vede tagliata la propria posizione di potere, punterà i piedi in maniera tale da salvaguardare i propri privilegi. Ciò che si dichiara è molto interessante, io voglio vedere i decreti attuativi. Siamo di fronte ad annunci non trasformati in leggi, ma siamo anche di fronte ad un problema di leggi non trasformate in atti”. Queste divisioni “creano costi. Se ogni organismo ha una sua catena di reperibilità” questo vuol dire che dobbiamo “moltiplicare per mille le strutture senza un beneficio reale per il pubblico e con una moltiplicazione dei costi. Già riducendo questo, noi otteniamo delle economie che si riflettono immediatamente sulla gestione delle operazioni”. Tentare una riforma in questo senso è sicuramente necessario, ma come abbiamo ribadito, la prudenza è l’elemento essenziale, soprattutto quando si parla di gerarchie all’interno dei diversi corpi.

Giuliano Bardolino, che ha depositato insieme al Senatore Sai una riforma sulla Polizia Locale, ci ha spiegato che “questo è un esempio clamoroso di una riforma che non costa moltissimo e che porterebbe, inserendosi in un disegno di ottimizzazione di tutto il sistema di presidio della sicurezza nel nostro paese, delle ricadute importantissime sulla sicurezza dei cittadini”. Eppure anche partendo dalle realtà più piccole (si fa per dire) s’incontrano diverse problematiche. “Noi abbiamo bisogno che nel nostro Pese ci sia un approccio culturalmente più evoluto, scevro da gelosie di comparti e di settori e più orientato alla soddisfazione del bene sicurezza. Se non c’è un disegno consapevole, si rischia di mettere insieme delle situazioni che generano delle ricadute di abbassamento della qualità del risultato di sicurezza. Se ci sono delle inefficienze che vanno riviste, bisogna agire su queste e poi dopo si può pensare di integrare, ottimizzare e di superarle in un modello organizzativo diverso. Il rischio è di aggiungere confusione. Non sfugge a nessuno la necessità di un contenimento, mi piacerebbe vedere ipotesi e progetti di superamento delle duplicazioni che ci sono, d’integrazioni di filiera, di processi organizzativi, di modelli d’intervento, definizione di ambiti e di settori”.

Adesso, poi, siamo in un momento critico, considerando l’annuncio, entro la fine di settembre, di uno sciopero generale delle Forze dell’Ordine sulla questione del blocco degli stipendi. Su questo tema il generale Camporini è molto chiaro: ”il blocco delle retribuzioni dei singoli individui,  così com’è stato attuato, sia per le Forze Armate sia per le Forze di Polizia, lascia la persona con lo stesso stipendio. In questo modo si è ottenuto che, chi viene promosso, ha lo stipendio del grado precedente, ma ha responsabilità superiori e si trova a comandare persone che hanno uno stipendio superiore, questo è profondamente ingiusto. C’era un altro sistema che avevo suggerito, ed era di bloccare le promozioni. Quello sarebbe stato, sicuramente altrettanto doloroso, ma meno formalmente scorretto”. 

 

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