mercoledì, Dicembre 1

Forza Italia chiede la testa di Brunetta

0
1 2


La matassa della mancanza del plenum della Corte Costituzionale è stata finalmente districata. I giuristi Augusto Barbera, Franco Modugno e Giulio Prosperetti portano a 15 il numero dei giudici costituzionali facendo tirare un sospiro di sollievo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dopo mesi di muro contro muro e di imboscate ordite dai franchi tiratori, ieri in poche ore, complice forse la rabbia, ripresa in diretta, di Matteo Renzi contro il capogruppo forzista alla Camera Renato Brunetta, il Pd ha rotto il nuovo patto del Nazareno per abbracciare il modus operandi del M5S, ovvero niente esponenti di partito alla Consulta (anche se Barbera è un ex Pci). «È la migliore mediazione possibile. Abbiamo evitato la militarizzazione della Corte a favore delle ‘schiforme’», commenta oggi sul ‘Corriere della Sera’ il deputato grillino Danilo Toninelli che, pur rammaricandosi dell’elezione di Barbera, esulta perché il Pd ha «dovuto accettare il nostro metodo e abbiamo vinto 2 a 1». Ma niente paura di un ‘inciucio’ con il Governo Renzi, come paventato dagli scranni del centrodestra, perché, promette Toninelli concludendo la sua intervista, «noi sul caso Boschi andremo giù con la clava, altro che morbidi». A dargli manforte ci pensa la senatrice Paola Taverna che nega decisamente l’inciucio. È solo «Brunetta che rosica». I guai più grossi per ‘Renatino’ arrivano, comunque, da dentro casa, perché quello che rimane di Forza Italia ne ha fin sopra i capelli della gestione d’assalto antirenziana impressa dal capogruppo alla Camera al partito. «Non ho voglia di parlare», dice facendo uso proprio del dono della parola l’altro capogruppo forzista, al Senato, Paolo Romani, convinto che «il risultato è questo qui, la disfatta su tutta la linea» perché «abbiamo sbagliato strategia».

A destra, come si accennava, non l’hanno presa invece troppo bene. «Leggo su ‘Repubblica’, a pagina tre, che Mattarella avrebbe avallato la vergognosa operazione Consulta di Renzi. Attendo smentita a questa bugia», sbotta il senatore forzista Maurizio Gasparri il quale poi (nonostante la notizia della smentita presidenziale) rincara la dose affermando che «abbiamo assistito sbigottiti a un atto di banditismo parlamentare da parte della sinistra che ha escluso una componente politico culturale del Paese dalla Corte Costituzionale, abusando in modo incostituzionale della sua condizione di maggioranza pro tempore». Così facendo, ovvero affermando la necessità di una logica spartitoria tra partiti, il centrodestra rischia di liquefarsi di fronte al metodo grillino basato sulle competenze e non sulle conoscenze. E, infatti, sul sito di Beppe Grillo compare un post a firma M5S Parlamento in cui si fa riferimento proprio al «metodo 5Stelle», considerato vincente.

Anche se Silvio Berlusconi è ridisceso nuovamente in campo per salvare gli italiani dai nefasti effetti del renzismo, Forza Italia, il partito da lui fondato nel lontano 1994, e già risorto una volta come un’Araba Fenice, praticamente non esiste più. A certificarlo è Maria Rosaria Rossi. «Purtroppo non ci sono più soldi», si lamenta l’amministratore del partito intervistata dal ‘Corriere della Sera’, perché, spiega, «l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti ha posto un tetto di 100mila euro ai finanziamenti privati: l’ennesima norma contra personam per impedire a Silvio Berlusconi di continuare a sostenere Forza Italia; l’ennesimo tentativo di eliminarlo dalla scena politica». Ma i fan di Silvio non devono temere perché, assicura la Rossi, «faremo di necessità virtù. Rilanceremo il movimento con una concezione snella, anche grazie a un uso innovativo della Rete. Tutti saranno coinvolti. Per Berlusconi sarà una nuova discesa in campo (un’altra? Ndr)». La bionda fedelissima di Arcore annuncia anche che Berlusconi «dopo essere entrato per anni nelle case degli italiani con la tv, ora lo farà anche con i tablet e gli smartphone», e non solo, perché il suo capo, oltre che su twitter, «sarà presente ovunque, dai territori a YouTube, ai social network». Un vero e proprio incubo virtuale, insomma.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->