mercoledì, Aprile 21

Forza, fischiate gente field_506ffb1d3dbe2

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Pereira La Scala

Tenetevi forte, frequentatori dei Teatri d’Opera, perché tra un po’ anche l’ultimo spazio rimasto per il dissenso potrebbe essere chiuso. Sissignori, quel rumoroso disappunto manifestato nei secoli a teatro con il fischio e il “Buuuh” che da sempre rappresenta l’unica democratica risposta del “Popolo Spettatore” (pagante) alle non apprezzate prestazioni di cantanti, direttori e registi, potrebbe non essere più consentito!

Tranquilli, non è stata ancora votata una normativa europea al riguardo, ma non ci stupiremmo se accanto alla lunghezza minima delle zucchine, prima o poi, venisse deciso il divieto di “fischio e pernacchio” agli spettacoli operistici con multa ed allontanamento coatto per il fischiatore. Potrebbero addirittura pensare ad una tessera del “melomane”, così come c’è quella del tifoso, in modo da tenere sotto controllo i più facinorosi e non arrecare disturbo agli artisti ed al manovratore che li ha scelti, così che, ad esempio, quelli di Piacenza non possano andare a teatro a Milano (andassero a Parma! …).

L’origine delle nostre riflessioni nasce dall’incontro che il nuovo sovrintendente della Scala, l’austriaco Alexander Pereira, che, come noto, prenderà servizio a settembre, ha combinato con alcune associazioni di Loggionisti della Scala per chiedere ragione del perché delle contestazioni verificatesi a quasi tutti gli spettacoli proposti in quest’ultimo anno di sovrintendenza del francese Lissner. In buona sostanza Pereira chiede ai Loggionisti di non fischiare altrimenti i grandi nomi non vorranno più venire alla Scala, intimoriti da questo pubblico esperto, del quale chiede la collaborazione per “ritrovare armonia e generosità”. Chiede una cambiale in bianco: non fischiate ed io farò venire i migliori artisti del mondo.

Dottor Pereira, se comincia così, comincia in maniera curiosa: Lei è responsabile di una delle più importanti istituzioni italiane tra quelle che erogano servizi culturali; non può chiedere di non fischiare, è come un politico che chieda ai cittadini di non lamentarsi e di continuare a votarlo anche se gli autobus arrivano in ritardo o se le strade sono piene di buche o se non ci sono posti nell’asilo nido, con la scusa che lamentandosi non gli consentono di operare correttamente e che, inoltre, le grandi ditte non parteciperebbero più agli appalti!

Perché, poi, non dovrebbero fischiare? Perché le “grandi voci” (quali?) non vogliono più venire alla Scala intimorite dai teppisti del fischio? Balle! Chiunque operi nel mondo del melodramma vorrebbe cimentarsi con il primo Teatro del mondo ed il suo pubblico. Chi ne ha paura è perché non è all’altezza e sa di non esserlo. E poi cosa vuol dire generosità da parte del pubblico? Dire “bravo” anche a chi non se lo merita? Applaudire cantanti inappropriati, regie o scenografie ridicole, direttori con prestazioni al di sotto del “minimo sindacale”?

In realtà sarebbe auspicabile che nel massimo Teatro italiano, prossimamente guidato da Pereira, si facessero produzioni degne della sua secolare tradizione, non con personaggi “bravi perché famosi” ma “famosi perché bravi” e poi che vi si rispettasse la Tradizione e la volontà degli autori, lasciando alla sperimentazione uno spazio minimo rispetto al totale della programmazione. È questa la strada per evitare i fischi, non quella di “internazionalizzare l’opera” praticando soprattutto quel “teatro di regia” che Pereira e Lissner propugnano.

L’Opera è nata in Italia, sono italiani la stragrande maggioranza dei titoli più rappresentati e dei suoi autori e, almeno in passato, la stragrande maggioranza degli interpreti. Ciononostante, dopo oltre quattrocento anni dalla sua nascita, c’è ancora chi dice che ciò che è divenuto moneta corrente negli ultimi decenni al di là delle Alpi sia quanto di meglio si possa avere in teatro al giorno d’oggi! È la provinciale atavica malattia di certi Italiani che ritengono sempre ottimo e superiore ciò che proviene da fuori.

Alberto Mattioli su ‘la Stampa’ ha scritto che ”il pubblico italiano ha accumulato un ritardo di decenni su quel che succede nel resto del mondo” e ironizza sugli interpreti di una volta. Noi diciamo che se l’Italia non è più un faro per il melodramma, la colpa è di chi non ha saputo tutelare un patrimonio che le apparteneva e che il mondo le riconosceva. Gli Italiani non hanno, pertanto, accumulato nessun ritardo per le nuove mode invalse in una cosa da loro inventata e sviluppata nei secoli e nella quale hanno da tempo raggiunto e propagato l’eccellenza. Semmai, questo dobbiamo certamente dirlo, la gestione dei teatri non è stata e non è tra le migliori …

Relativamente alle voci di una volta, solo un sordo o chi non vuol sentire non percepisce la differenza abissale che intercorre tra quei cantanti, quei direttori e gran parte di quelli attuali! Le voci di una volta, signor Mattioli, prevalentemente italiane, le può trovare in gran copia in rete, e farsi un’idea solo a considerare quanti tenori o quanti soprani o quanti direttori di livello straordinario agissero contemporaneamente solo fino a qualche decennio fa (ad esempio tutti i cantanti mostravano, quanto meno, chiara dizione, omogeneità di emissione e di vibrato in tutta la tessitura, perfetta padronanza del settore acuto ed adeguata corrispondenza della propria vocalità ai repertori praticati).

Se altri teatri stanno emergendo, come sostiene Pereira, non è certo perché il pubblico a Milano fischia ciò che non apprezza o è arretrato come sostiene qualcun altro. Gli appassionati per l’interpretazione minimalista dell’Opera “che va tanto di moda all’estero” sono una “minoranza rumorosa” di entusiasti cui piace solo e tutto il “nuovo”, e attira le attenzioni delle cronache per il presenzialismo ed “il mellifluo consenso”; agli altri, all’immenso popolo di chi comprende ed ama la grandezza e l’universalità dell’Opera e che sa celebrare e riconoscere i fasti della sua Tradizione, non resta che fischiare. Uno dei motivi dello stravolgimento della lirica, determinato dalle scelte dei teatri del Nord Europa, è stato evidenziato dalle parole pronunciate da Franco Zeffirelli che abbiamo già avuto modo di citare: ”È una latente invidiosa ostilità per il successo del melodramma italiano che è il fondamento del repertorio dei teatri di tutto il mondo”.

Comunque, stiamo già arrivando al dissenso politicamente corretto: qualcuno ha addirittura dichiarato che si può non applaudire per mostrare di non aver gradito lo spettacolo (risibile! Una maniera certissima per passare inosservati …). Fischiate, gente, fischiate. Con garbo ma, se non vi piace lo spettacolo, fischiate a pieni polmoni! È così da secoli ed è un ultimo baluardo della libertà.

 

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