lunedì, Giugno 14

Forza e Coraggio Italia, Baia sommersa ci attende La politica italiana è in una fase di 'sommersione' e di 'capolinea', tra un Draghi sfuggente e la fine di un'epoca segnata dal tramonto berlusconiano; e la società civile non sta meglio, con Zoro e il suo chitarrista assente

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La politica di questo Paese, sempre più minimalista e rumorista, ma solo di parole urlate senza fine e senza costrutto, è in una fase disommersionee di capolinea‘.

Mario Draghi, sempre più sfuggente (peccato), non parla seriamente delle cose più importanti. La riforma fiscale, si farà e su quali direttrici? Su questo non si negozia, si propone e poi prendere o lasciare, dove a lasciare potrebbe essere anche Draghi. Alleggerimento della burocrazia, non significa solo riduzione dei controlli (come vorrebbero Salvini, Meloni e Renzi), ma creazione di quella mentalità della burocrazia della quale parlava il Ministro Vittorio Colao, ora silente. Prospettiva del Governo, cioè: Draghi che pensa? vuole cercare di andare al Quirinale o no? La domanda è fondamentale, perché incide in maniera irreversibile sui contenuti e perché dà a Draghi forza o gliene toglie. Dal primo giorno del suo insediamento, lo ricorderà qualcuno, ho posto questo problema, che, alla fine è quello fondamentale. Poi, certo, la riforma della giustizia, ma lì, in quel covo di vipere, meglio prima lasciarli dilaniare tra di loro, ormai: peccato, avevamo dei buoni giudici, ma ormai è tardi per lamentarsi.

E poi la novità di ieri: la nascita dell’ennesimo partito. Nel nome -Coraggio Italia-, nella composizione -per il 99% e più forzisti-, nella guida -Luigi Brugnaro e Giovanni Toti-, insomma, in tutto e per tutto un ‘figliodi Forza Italia. Figlio non voluto dal padre, certo, ma pur sempre suo figlio. C’è da immaginare che, per usare le parole di Romano Prodi nel caso di Italia Viva, avrà «una scadenza breve, come lo yogurt». Lo vedremo. E non importa il suo destino. Quel che conta -per quel che conta- è che certifica l’inizio di una fine. Il viale del tramonto di Silvio Berlusconi ha una serie di viuzze che si diramano dal viale centrale, Coraggio Italia è una di queste, non la più importante, soltanto l’immagine plastica della fine di una fase storica.
I partiti personali, come tutte le cose umane hanno un inizio e una fine, fine che corrisponde inevitabilmente alla fine della parabola ascendente del ‘padrone’ di quel partito. Coraggio Italia certifica il fallimento di Berlusconi nel tentativo di trasformare la sua creatura politica in vero partito. Molti si rallegreranno, molti si stracceranno le vesti, resta -e meriterà forse rifletterci- che dopo tante volte in cui si era strillato allafine di Berlusconi‘, questa è davvero la fine di un’epoca, la sua epoca, quella del Silvio nazionale. A lui, naturalmente, lunga vita.
Resta da capire l’altro ‘capolinea’ dell’altro partito personale, quello degli stellini di Beppe Grillo a che punto di cottura è.

Di fronte a questo squallore, dunque, torno a parlare un momento di Zoro, non perché me ne sia innamorato, né perché lo ritenga un maitre à penser. Ma, semmai, proprio al contrario: perché lui, come spesso accade ai ‘personaggi’ TV, è entrato in quella fase in cui pensa di essere il sale e il pepe della terra, di indovinarle sempre tutte e, classico dei classici, di essere un punto di riferimento inarrivabile, quasi come Maurizio Costanzo che ormai parla solo di sé, in TV, senza nemmeno rendersi conto che con la bocca sempre semiaperta e quella lingua che tira fuori di continuo, assomiglia più a un cobra che a un giornalista, e la gente non ascolta più quello che dice, ma conta quante volte tira fuori la lingua al minuto.

Una settimana fa, Zoro ha aggiunto un altro anello alla catena (ormai siamo a tre, possiamo sperare che siano finite) delle scene imbarazzanti e imbarazzate. Dopo la vicenda, squallida, della signora Rula completa di ‘scuse’ non dovute, la volgare e maleducata vicenda delle signora Serra, che hanno messo il suggello (sempre con uno Zoro incomprensibilmente contrito e languente) alla migliore propaganda anti-femminile che il più rude maschilista potesse mai sperare, ci mancava solo il chitarrista. Credo, del resto, che anche quel tale (indegno dell’umanità) che addormenta le ragazze per ‘farsele’ -lui direbbe così-, così come quella combriccola di grillo-discendenti, possono solo fregarsi le mani: se la donna è una bambola gonfiabile, quelle due hanno dimostrato appunto di essere su quella linea.
Zoro, dunque, ha parlato del chitarrista assente, Roberto Angelini. E qui, mi dispiace per lui, ha nuovamente toppato, ma proprio di brutto -altro che contrizione ci vorrà!
Zoro ha detto, riferendosi a Angelini: «È un amico che ha sbagliato, ma lui sta su questo palco dalla prima puntata di questo programma e non lo dimentichiamo». «Sta su questo palco dalla prima puntata di questo programma, quando vorrà questo è il suo posto e noi siamo qua».
Nobilissimo, ma … acritico. Anzi, peggio, complice.
Eh sì. Perché vediamo bene: lo sappiamo tutti, ma proprio tutti e da sempre, che in proporzione il numero delle volte in cui in un ristorante, in un albergo, in un negozio, incontri persone non regolariè altissimo. Se mi dicessero il 50% mi chiederei se non sia di più. E ho citato solo quelli, tacendo dai tantissimi altri in attività molto meno visibili. Per tacere di quegli stranieri (migranti li chiamerebbe Salvini) che lavorano nelle nostre case ad assistere noi stessi e i nostri vecchi, non solo, spesso, ‘in nero’, ma spessissimo neri loro, cioè non regolari in Italia, sia perché i vari Salvini ne rendono difficilissima l’integrazione regolare, ma sia anche perché spesso gli stessi ‘datori di lavoro’ lo impediscono di fatto.
E allora, Diego, il problema è altro, ben altro. E ci riguarda tutti, e riguarda questo Stato falso, viscido, ambiguo, truffaldino nell’anima, prima e oltre che nei fatti.
Quale occasione hai perso, caro Zoro, per trarre da quella vicenda, squallida e poco importante in sé, una vera e consistente occasione per affrontare seriamente e a viso aperto questo tema! che è un tema bruciante del nostro Paese e della nostra società.
È un tema vitale, perché di ripresa si potrà cominciare a parlare solo quando non vi sarà più evasione fiscale e contributiva e ‘immigratoria’. Dove, oltre tutto, per quanto riguarda quest’ultima, non ci si rende nemmeno conto di quanto i migranti odiati da Salvini sarebbero importanti per noi: sia perché quando lavorano alla luce del sole contribuiscono a tenere in piedi le nostre pensioni, sia perché con il crollo demografico, noi rischiamo di diventare un Paese di vecchi e invece i migranti sono giovani, tutti giovani.

I problemi, caro Diego, sono sempre tutti collegati tra di loro e sono grossi. Come hai presentato tu la cosa, l’hai fatta apparire come una ragazzata di poco conto. Anzi, hai fatto apparire il chitarrista come la quintessenza dell’uomo leale e onesto, che fa ‘un passo indietro’ in quella specie di tango a cui è ridotto il nostro Paese. Invece, dovevi pretendere che ci fosse in trasmissione; che si assumesse le proprie responsabilità; che chiedesse scusa all”amica’ e a tutti noi italiani, direttamente non attraverso di te; non solo che si impegnasse a non farlo più (roba da prima comunione), ma che si impegnasse a denunciare, lui con te!, tutti i suoi colleghi (e magari anche tuoi, no?) che fanno come lui.

Troppo comodo, caro Zoro, uscirsene così, quasi con un applauso a te e a lui. Come fai a non capire che con quelle parole -«questo è il suo posto e noi siamo qua»- tu non hai detto solo una cosa giusta e nobile (non scherzo, sono serissimo: il perdono a chi si pente è ottima cosa), ma hai indirettamente, allusivamente lasciato intendere che quelle cose non sono poi così gravi e che, infondo, ‘l’amica’ ha solo perso qualche anno di contributi, e che sarà mai!
Fai ancora in tempo a correggerti Zoro, magari questa sera … ma non credo lo farai. Baia sommersa ci attende tutti.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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