lunedì, Ottobre 18

'Fortezza Usa', ovvero la crisi americana dei migranti Dal Centro America, migliaia di bambini in fuga da povertà e pericoli

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È facile consigliare solidarietà quando sei lontano dai flussi migratori. È quello che sembrano dire gli Stati Uniti all’Europa, ma cosa succede se i migranti sono vicini ai propri confini?

Come l’Europa, anche l’America del Nord da sempre cerca di fronteggiare, più che accogliere, la forte spinta migratoria che proviene dal Sud. Ogni anno migliaia di ragazzi fanno molteplici tentativi nella speranza di raggiungere ‘la terra promessa’, nonostante il maggiore impegno da parte del Messico di rimandarli tutti indietro.

Al confine tra Guatemala e Honduras i reporter del New York Times, Brent e Craig Renaud incontrano Anthony, 16 anni, un cosiddetto “minorenne non accompagnato”,  al suo ennesimo tentativo di fuga: «qui inizia il mio viaggio da migrante. Arriverò in Messico e poi avanti, già». «Immaginate un adolescente che da solo fa le valigie e parte, con 8 dollari in tasca, per più di 3000 kilometri…», commenta il reporter. Nel suo zaino solo un pantalone, dei calzini e un impermeabile, in mano nessuna mappa, «chiediamo in giro». «Ciò di cui abbiamo più paura è della polizia di frontiera», dice Anthony, «ma di sicuro mi sento più coraggioso, la prima volta che ci ho provato avevo 14 anni».

Nel 2014 circa 68mila minori hanno cercato di attraversare illegalmente i confini dal Centro al Nord America. Come risultato gli Usa hanno fatto pressioni sul Messico per interrompere questo flusso, bloccandoli già all’ingresso del Guatemala. Ma è proprio lì che «il confine è totalmente aperto» perché ci scorre il Suchiate che, come tutti i fiumi, da sempre viene ‘utilizzato’ per collegare le persone, e non per dividerle.

(tratto dalla sezione ‘Video’ del ‘New York Times‘)

 

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