mercoledì, Ottobre 20

Foro della Pace: Marino ha voluto strafare field_506ffbaa4a8d4

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Architetto Maccallini, si parla del progetto di rialzare 7 colonne del Foro della Pace a Roma, ma con plinti in cemento armato. È vera la notizia e se sì come mai?

Sì, fa parte del recente progetto della Sovrintendenza comunale che prevede un’anastilosi del portico secondo criteri di restauro assolutamente non condivisibili. Infatti è stato eliminato quasi del tutto lo stilobate (elemento fondamentale della struttura architettonica della colonna stessa, dove essa poggiava rispetto al piano di posa dell’edificio), alterandolo irrimediabilmente per l’inserzione di moderni dispositivi antisismici. Ben venga dunque un’anastilosi, ma fatta in maniera appropriata e corretta, con materiali consoni, ovvero compatibili con il monumento antico, e secondo metodi provenienti da una tecnica ormai consolidata in materia di restauro architettonico e archeologico, che non porti cioè ad alterare l’integrità e l’autenticità dell’edificio al quale si applica, e che unisca a tutto ciò una particolare attenzione alla reversibilità dell’intervento, per poter in futuro tornare eventualmente ad operare di nuovo sul manufatto originario, senza che questo abbia subito gravi compromissioni rispetto alla sua forma e sostanza originaria.

 

Questo progetto di restauro non contraddice la teoria espressa da Brandi sul mantenimento dei materiali originali per restaurare edifici, opere d’arte ed elementi architettonici?

Senza dubbio, anzi questo intervento altera e sovverte radicalmente quanto si è finora applicato nella prassi quotidiana di restauro, o si è insegnato nei corsi universitari di primo e secondo livello, fino a quelli di specializzazione in restauro architettonico e archeologico, da 40 anni a questa parte. Chi critica quanti come me hanno levato la loro voce contro l’adozione di tali metodologie, accusandoci di essere su posizioni retrive e sfavorevoli al loro utilizzo, non ha tenuto in conto che questi sistemi risultano sicuramente molto invasivi e irreversibili nei riguardi del monumento. Inoltre, prima di avviare un cambiamento così radicale, e direi quasi epocale, in materia di restauro archeologico, sarebbe stato più corretto avviare un confronto e porre la questione in termini di dibattito culturale, fra sostenitori del nuovo corso e difensori di una tradizione, basata sull’esperienza accumulata nel tempo, indagata, dibattuta ed approfondita nel corso di convegni, studi e seminari accademici ormai da decenni, e che ha rappresentato da sempre un vanto della scuola italiana, anche all’estero. Il Professor Giuliano Volpe, nella sua intervista, manifesta un eccesso di ceca ‘fede laica’ nell’operato delle Soprintendenze, dichiarando di non aver dubbi sulla correttezza dell’intervento in corso, ma precisando, per ben due volte, che non conosce il progetto e che non ha visitato il cantiere. Dimentica,forse, che la Sua veste istituzionale, gli conferisce funzioni di controllo e di vigilanza diretta sull’operato delle stesse Soprintendenze. Afferma, inoltre, con espressioni poco eleganti e riguardose nei confronti degli oppositori, che il motivo di tutta la polemica sarebbe la nostra opposizione al progetto di anastilosi. Non è così e non è mai stato così: la nostra opposizione, ferma e determinata, è relativa, esclusivamente, al metodo con cui si sta realizzando la stessa anastilosi, se di anastilosi si può parlare visto che si tratta di ricostruzione integrale almeno di alcune colonne, come si evince chiaramente dalle foto.

 

E come mai, allora, la Sovrintendenza comunale ha accettato questo progetto?

Essenzialmente per motivi di opportunità politica: infatti il Sindaco Marino voleva gratificare il suo elettorato con un programma in cui egli stesso si qualificava come grande trasformatore e restauratore della città, offrendo dapprima a Piero Angela di realizzare il percorso virtuale nei Fori: idea questa molto ben riuscita, anche per il suo alto valore didattico ed esplicativo, soprattutto per le nuove generazioni:il significato sociale dell’area in antico, che prepara la nascita dell’Amministrazione Pubblica e della Scienza del Diritto, trova nell’architettura del tempo, con le sue volumetrie razionali ed ordinate, la funzionalità più compiuta ed efficente. Ma Marino ha voluto fare di più, cercando di illustrare dal vivo come far ‘rinascere’ il Foro della Pace, in occasione del 21 aprile, anniversario della fondazione dell’urbe, mediante il rialzamento delle colonne del portico. Esse però non arrivano a soddisfare e giustificare appieno tale progetto, in quanto mancanti di molti rocchi.   Inoltre, la scelta di adeguare l’area alle normative relative al rischio sismico, e l’urgenza di vedere dei risultati nell’immediato, ha evidentemente determinato la scelta devastante delle nuove metodologie sopra illustrate con un uso invasivo ed improprio del cemento armato.

 

Come rientra questo restauro nel progetto sui Fori imperiali?

Io credo che la questione dei Fori Imperiali deve ritornare ad essere un programma condiviso fra Stato e Comune di Roma, secondo il progetto che era stato concepito all’origine, ovvero come una sorta di viadotto impostato su delle arcate che sormontano l’area dei Fori, tra loro già compenetrati e collegati dall’assetto urbanistico della Roma antica, e che permetteva di andare dal Foro della Pace a quello di Augusto senza soluzione di continuità. Basta ristamponare le arcate,da tempo utilizzate come deposito di materiale archeologico, per ritrovare un collegamento immediato e per certi aspetti anche suggestivo. Il tutto, per ora, senza interventi traumatici e dispendiosi, avendo a disposizione un lungo balcone belvedere sul parco archeologico più variegato che il mondo conosca.

 

 

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