venerdì, Settembre 24

Foro della Pace: Marino ha voluto strafare field_506ffbaa4a8d4

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A seguito degli interventi di anastilosi in corso nel Foro della Pace da parte della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale, è stata presentata un’interrogazione parlamentare al Ministro del MiBACT Dario Franceschini  da parte di alcuni senatori del gruppo 5 Stelle e un esposto alla Procura della Repubblica (condiviso anche da altri intellettuali ed esperti, tra i quali Mario Docci, già Preside della Facoltà di Architettura alla Sapienza, Pio Baldi, Claudio Strinati, Giovanni Calabresi, ecc.), nel quale si denunciava come tali lavori fossero avvenuti in dispregio delle norme stabilite e condivise finora dalle autorità accademiche e ministeriali in materia di restauro archeologico ed architettonico, e definiti addirittura come potenzialmente dannosi per l’integrità del complesso monumentale antico.

Esso, edificato verso la fine del I secolo d.C. (fra il 74 e il 75) dall’imperatore Vespasiano, a ridosso del Foro romano e rivolto verso le pendici dell’Esquilino, era dedicato alla Pax augusta dell’impero restaurata dalla dinastia flavia dopo i disordini seguiti alla morte violenta di Nerone. Si trattava di una vasta piazza cinta da portici colonnati su cui si apriva il tempio dedicato appunto alla Pace.

I restauri, avviati di recente per volontà del Sindaco Ignazio Marino, consistono nell’innalzamento di almeno sette colonne del portico, in gran parte ricostruite con rocchi non sempre pertinenti fra loro e connessi mediante perforazioni multiple sulla superficie di contatto; nello smantellamento parziale dei gradini di accesso al porticato e nella costruzione di plinti e stilobati ex novo per ciascuna colonna, che stravolgono la continuità statica dell’assetto originario col pretesto di adeguare l’intervento alle norme antisismiche vigenti.

Nell’esposto si richiede la sospensione cautelativa dei lavori in corso, al fine di contrastare il prosieguo dell’intervento ritenuto dannoso e penalmente perseguibile per le conseguenze sull’integrità del monumento, che rischia di essere irrimediabilmente compromesso e devastato, anzichè venire consegnato integro alle future generazioni e salvaguardato come porzione essenziale del patrimonio archeologico di Roma.

 

Abbiamo intervistato a tale riguardo l’architetto Sandro Maccallini, esperto di restauro in beni archeologici e di tecnica costruttiva romana, socio dell’Associazione Recupero del Costruito (A.R.CO), che contesta l’opinione positiva fornita al riguardo dal professor Giuliano Volpe, e già descritta in un altro articolo de L’Indro.

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