domenica, Maggio 16

Formazione europea, arriva il Corpo di Solidarietà

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In una risoluzione non legislativa del 6 aprile scorso, il Parlamento europeo ha approvato il progetto comunitario che punta a creare centomila opportunità di volontariato e lavoro per i giovani. Già dal settembre 2016 nell’agenda Juncker, prende il nome di Corpo Europeo di Solidarietà (CES); lo si promuove in quanto si ritiene che possa essere un valido strumento sviluppare competenze e fare esperienze che poi torneranno utili nel mondo del lavoro. Perché sia strutturato a pieno, necessiterà di una opportuna regolamentazione e di adeguati finanziamenti che, come si è affermato nella risoluzione, non dovranno avvenire a spese di Erasmus+ o di altri programmi Ue.

Due sono i filoni complementari riguardanti tale Corpo: quello del volontariato e quello occupazionale, per un programma ambizioso indirizzato a giovani dai 17 ai 30 anni. Tra le aree di intervento si trovano iniziative di varia natura, accomunate da un fine umanitario, per esempio il supporto alla ricostruzione di una scuola distrutta dal terremoto, l’assistenza ai richiedenti asilo, il lavoro a fianco dei disabili, il diradamento delle aree boschive a rischio incendio.

Per comprendere meglio il compito di tale progetto nel contesto della formazione internazionale, in particolare con l’obiettivo di creare una coscienza condivisa sull’Unione europea attraverso la formazione, ne abbiamo parlato con la prof.ssa Giovanna Gianturco, responsabile scientifico per la mobilità Erasmus+ per i corsi di Laurea del Dipartimento CoRis (Comunicazione e Ricerca Sociale) dell’Università di Roma ‘La Sapienza’ e con il prof. Luciano Saso, Prorettore alle Reti Universitarie europee presso il medesimo Ateneo. 

In relazione ai tempi non semplici vissuti dall’Europa, attraverso programmi come il Corpo Europeo di Solidarietà si può rilanciare una coscienza condivisa. Afferma infatti la prof.ssa Gianturco: “Credo sia importante a questo proposito tenere ben presente che l’istruzione è una forma di investimento produttivo, un investimento in capitale umano. Si può, dunque, considerare la conoscenza come un prodotto che possiede caratteristiche di bene pubblico. Studiare e conoscere direttamente altri contesti europei è un’esperienza fondamentale e certamente è utile a nutrire il bagaglio culturale e valoriale grazie al quale ciascun individuo sviluppa la sua visione del mondo e, conseguentemente, anche una coscienza europea. Se tale sguardo si può ampliare grazie a progetti e percorsi formativi che consentono ai giovani di cimentarsi e di mettere alla prova – in autonomia e lontani dai contesti familiari – sia le conoscenze sia le strategie di azione quotidiana è solo un bene per loro, ma anche per il nostro Paese“.

Il prof. Saso, a tal proposito, mette al centro il tema dell’identità condivisa attraverso lo studio della Storia dell’Europa, “dato che la si è trascurata negli anni. Un po’ di patriottismo europeo ci vorrebbe, a cominciare dai simboli dell’Europa, dalla bandiera e dalla conoscenza delle cariche istituzionali. Basterebbe anche un minimo ed esistono iniziative per una formazione a livello europeo, che spesso però hanno carattere elitario. Da questo punto di vista, le università possono fare molto, la scuola anche di più nell’alimentare una coscienza condivisa europea.

Il compito del Corpo Europeo di Solidarietà è quindi quello di unire lavoro e volontariato per i giovani al fine di muoversi nello spazio di una ‘intelligenza condivisa’ che può dare nuova linfa all’Europa. Afferma infatti la prof.ssa Gianturco: “Ritengo sia l’auspicio che ha in qualche modo ispirato il progetto. Da qui alla realizzazione di tale idea ovviamente ce ne corre e credo sia necessario attendere un po’ di tempo, come pure è stato nel caso di altri programmi, come lo stesso Erasmus. Inoltre, credo vi siano perplessità che andrebbero risolte circa la ‘commistione’ fra istruzione, volontariato e occupazione“. Dello stesso avviso il prof. Saso: “Un po’ come è stato per il Servizio militare in Italia, che ha contribuito a mettere in contatto giovani delle diverse Regioni, l’Erasmus oggi mette in movimento circa 300.000 giovani europei e il Servizio volontario europeo può coinvolgere anche studenti non universitari, anche giovani che vogliano capire meglio di cosa occuparsi in futuro e che lo facciano attraverso tali opportunità. Si potrebbero fare dei raffronti sulle percentuali, per confrontare i risultati di tali programmi con quelli degli Stati membri, per esempio il Servizio militare, che ha coinvolto un ampio numero di giovani.

Il Corpo Europeo di Solidarietà, quindi, coesiste accanto a progetti preesistenti per la formazione internazionale. Ecco perché emerge la necessità di capire come si collocherà rispetto ad essi e come reperire i fondi necessari. La prof.ssa Gianturco è dell’idea che “vi si dovrebbe affiancare, come del resto auspicava lo stesso Jean-Claude Juncker che lo immaginava come uno strumento utile a valorizzare la dimensione della solidarietà. In tal senso, non si può porre né in alternativa, né in antitesi con il Programma Erasmus+ che rappresenta fondamentalmente un’esperienza riguardante il piano dell’istruzione“. Un ulteriore spunto è fornito dal prof. Saso, nell’ottica di una costante integrazione: “Per il finanziamento di tale progetto,  una maggiore cooperazione tra gli Stati membri in ambito di sicurezza può portare ad un risparmio dal quale reperire anche ulteriori fondi per progetti come il Corpo europeo di Solidarietà“.

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