lunedì, 6 Febbraio
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Forconi: il ruggito della Jaguar

 

Ma i sans culottes parigini inferociti, quella fatal mattina del quatorze Juillet 1789, se alla loro testa, nell’assaltar la Bastiglia, si fossero messi il sergente Pierre-Augustin Hulin e l’usciere Stanislas Marie Maillard a bordo di una carrozza ultimo modello con le rifiniture di bronzo dorato, li avrebbero presi sul serio o li avrebbero considerati dei crumiri traditori della causa, trucidandoli senza troppi complimenti?

E se Masaniello avesse fomentato la rivolta dei proletari non nei suoi poveri panni di pescivendolo, bensì col farsetto di velluto e la corona d’alloro (lo fece poi e ciò fu la sua fine), sarebbe stato assunto ad eroe dei diseredati?

Di esempi, per queste similitudini, anche con l’aiutino del web, ne potrei sciorinare un sacco ed una sporta. Ogni volta che c’è un qualche moto rivoluzionario credibile, il portabandiera viene dal basso, perché quelli che stanno al caldo e ben forniti di pane e companatico sono dei manipolatori di coloro che davvero son guidati dalla fame e dalla povertà.

Ora, ditemi voi, che credibilità possiede un capo-rivolta che va in Jaguar (anche se, come dice lui, è in prestito). Rivendica un’origine rurale dei suoi lanzichenecchi, tant’è che si riconosce nel marchio di fabbrica dei Forconi (dalle picche giacobine ai forconi…), ma neanche ha l’attenzione di servirsi di un automezzo Made in Italy – ce l’abbiamo la Maserati, vivaddio! – pur protestando contro l’impoverimento della struttura produttiva nazionale e l’insostenibilità fiscale.

Questo signore si chiama Danilo Calvani ed è un imprenditore agricolo di pochi studi ma fiuto per gli affari. Opera su Pontinia, cittadina di circa 15mila abitanti di quell’agro nato dal prosciugamento, fra il 1933 ed il 1935, dell’area paludosa di cui parla Antonio Pennacchi nel memorabile ‘Canale Mussolini’, vincitore del Premio Strega.

La sua città non ha neanche 80 anni, ma ha un ruolo produttivo importante nel commercio dei prodotti agricoli. Attività che deve rendere alla grande, sì da consentirgli di girare con un’auto ammiraglia (dice che è di proprietà di un conoscente che gliela ha prestata per il suo tour al Nord; ma poi Befera ci relazionerà!) e di mantenere una famiglia numerosa.

Macchinone o non macchinone, Calvani dà voce ad un disagio che non può essere nascosto sotto il tappeto. Tant’è che il dirimpettaio del fondatore di Pontinia subito è andato a fare una metaforica danza dei sette veli a questo potenziale cavallo di Troia (la sua città d’elezione), in grado di consentirgli la remise en forme.

In pochi giorni, il decaduto si è molto sbattuto per agganciarsi a qualche carro vincente a cui andare a traino, fantasticando sulle più improbabili alleanze.

Calvani, un Bossi con la faccia apparentemente pulita (attenzione, è sempre valido il vecchio detto romanesco che ‘il più pulito ha la rogna’), al momento è vergine da ruberie sui fondi -spese regionali e parlamentari, giacché non ha mai ricoperto cariche pubbliche (almeno così sembrerebbe) e, dunque, sarebbe sempre stato dalla parte di chi contribuiva (da contribuente, appunto) a costruire tali fondi; non ha partecipato a finti banchetti trimalcionici né ha caricato su spese di rappresentanza qualche boxer che lo intrigava, preferendo rappresentarsi da sé.

Le parole che dice alle Agenzie smentiscono l’immagine trucida dei Forconi e dovrebbero dare una sveglia ai nostri nanerottoli politici nella foresta incantata (attenzione al risveglio!).

Si legge su ‘Il Messaggero‘ edizione on line: «È una rivoluzione – precisa – che è partita dalle donne, sono state le prime a volerla. Ci vogliono far passare per violenti, estremisti, mafiosi, fascisti. Non è così. È il popolo arrabbiato e desolato che è sceso in piazza. Gli estremisti non hanno nulla a che vedere con noi anche se la nostra protesta comprende tutte le idee».

Il popolo è arrabbiato e desolato da lunga pezza. In una sorta di spirale senza fine, sono venute al pettine dissipazioni incredibili, che uno, se ci si sofferma, si sente defraudato e ribelle.

Ma come, qui tutti a tirar la cinghia, e ‘loro’ (un ‘loro’ che non ha colore politico, tant’è che persino i grillini, una volta conquistato il proprio posto al sole, hanno cominciato a trovare il bocconcino più goloso del ‘tengo famiglia’ teorizzato da Leo Longanesi nel lontano 1945? E dico teorizzato a ragion veduta, giacché il cd ‘familismo amorale’, identificato dal sociologo e politologo americano Edward C. Banfield qui da noi negli anni ’50, era da mò che allignava nel nostro Paese).

Gli scontrini per le spese più assurde rendicontate dai Consiglieri regionali raccontano una storia di crollo dei valori dell’onestà e dell’etica che sa tanto di satrapie e di ultimi giorni di Pompei.

Anche lì… La testimonianza di una grande tragedia dell’umanità pervenuta fino a noi solidificata nella lava e magnetizzante un numero di turisti infinito, malgrado i servizi siano allo stato brado (per contrasto, la mostra di qualche mese al British Museum dimostra su quale tesoro stiamo seduti, trattandolo con la stessa attenzione di un campo di sterpi) per sfuggire al degrado ed ai crolli quotidiani, ha bisogno non di esperti manager in campo archeologico e culturale, ma… di un Generale dei Carabinieri!

Sì, perché sono in gioco un sacco di soldi, e, naturalmente, là dove ci sono i denari, ci sono, nell’ombra, anche i malavitosi ed i truffatori che vogliono impadronirsene. Per evitare un saccheggio del saccheggio, dunque, mettiamo una guardia al bidone…

Il bidone, nell’accezione maliziosa del termine, che tanti responsabili pubblici hanno tirato al popolo. Che, per un po’ ha inghiottito, trangugiato, represso. Ma che ora sobbolle come una pentola a vapore. Per favore, non sottovalutate i messaggi che vengono dal replicarsi di atti ribellisti. Da Governo Facta a Governo Lecta… il passo è breve.

E se il Cavalier Benito fece la fatidica Marcia in treno (come Garibaldi giunse a Napoli), nulla vieta che una replica possa farsi in Jaguar. Perché c’è un altro Profeta ‘barbuto’ che, impossibilitato a candidarsi per motivi penali, gira in Ferrari e ha villa a Malindi. Bello fare i rivoluzionari coi dindi …

 

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