lunedì, Aprile 19

Foffo: padri che parlano troppo (e male)

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Nelle stesse ore in cui si celebravano i funerali di Luca Varani, il padre di Manuel Foffo, uno dei due giovani accusati di esserne gli assassini, si esibiva nell’ennesima esternazione, facendoci sapere che a lui e al figlio non piacciono gli uomini ma le donne.
Ci sentiamo sollevati, potrà partecipare al prossimo Family Day da protagonista. Magari lo faranno girare per le scuole a mettere in guardia bambini e ragazzi dai pericoli della teoria del Gender, perché risolto, si fa per dire, il problema dell’identità sessuale il resto si sistema da solo.

Il destino, unito alla nostra memoria, permette di stabilire un significativo parallelo tra questo padre così loquace e l’ex Governatore della regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, che in vista delle amministrative di due anni fa aveva preso una posizione bella chiara: «Non vogliamo uomini che sono innamorati di altri uomini. Vogliamo uomini che siano innamorati della città». E ancora: «Noi non vogliamo né uomini che non siano coraggiosi, né mezzi uomini, né uomini che sono innamorati di altri uomini a noi ci piace l’idea di mettere in campo uomini che siano innamorati di donne, che amino il rapporto di coppia e che individuano nel rapporto di un matrimonio un uomo e una donna. Quando faccio questo tipo di parallelo voglio dire che noi vogliamo uomini che siano innamorati della città».
Anche per l’ex Governatore, messo a posto il faldone del genere sessuale, il resto sono quisquilie, come la condanna a sei anni di reclusione per avere firmato dei bilanci falsi quando era sindaco di Reggio Calabria, una vicenda nella quale c’era anche scappato il morto, una dirigente comunale, suicidatisi tramite ingestione di acido muriatico. Non parliamo poi delle voragini nelle finanze comunali, lasciate in eredità ai temerari successori, siamo virili e tanto basta.

Due anni dopo, in questa gara che somiglia così tanto ad una sagra paesana, allietata da esibizioni di attributi, il padre di Manuel, piazza un colpo magistrale: «A noi Foffo non ci piacciono i gay, ci piacciono le donne vere. E mio figlio non è da meno».  Non è solo la grammatica a latitare, come si vede.

Aspettavo i funerali di Luca Varani per intervenire sulla vicenda, in segno di rispetto alla famiglia. Sono padre di tre figli, coetanei dei protagonisti di questo incubo e mi mancano le parole per delimitarne i confini. Un ragazzino viene adescato, seviziato e ucciso, senza una ragione logica, semmai un omicidio così efferato possa trovare una ragione logica, inimmaginabile ciò che attraversa l’animo di quei poveri genitori. Ma le parole che mancavano al sottoscritto e alla maggior parte degli individui dotati di qualche grammo di buon senso, non sono purtroppo mancate ai padri dei due presunti colpevoli, che, anzi, ne trovano senza soluzione di continuità, e che a poche ore dai tragici fatti del Collatino erano già in televisione a parlare di valori, mancando l’occasione della vita: mantenere un dignitoso riserbo. In quei giorni, qualunque spazio di silenzio sarebbe stato un meritorio contrappeso alla loquacità fuori luogo, assolutamente inopportuna, di questi due uomini, le cui giustificazioni sono servite solo a darci conferma che forse sono rimasti distratti per anni, quale che sia oggi il loro pensiero.

Negli argomenti dei due padri, la passione e morte di Luca, il modo in cui è stato torturato e ucciso, che non deve essere troppo diverso da quello riservato a Giulio Regeni, sembrano particolari secondari, sagome sfocate sullo sfondo di un paesaggio che in primo piano vede gli assassini e i loro padri, impegnati nella disperata impresa di raccontare ciò che la realtà, purtroppo, racconta senza bisogno di ausili.

In dosi diverse, padri e figli sembrano ignari, e forse lo sono, della vera posta in gioco in questa tragedia, che nasce dai loro sistemi familiari, non dal caso e neppure da questa società, sbagliata quanto si vuole ma troppo spesso comodo contenitore di tutte le nostre manchevolezze. Un figlio non diventa ciò che è solo perché il destino gli si rivolta contro, uno degli ingredienti determinanti del suo modo di essere è l’ambiente, la famiglia soprattutto che, nei primi anni, quando si strutturano le linee prevalenti dello stile di vita di un uomo, esercita la sua influenza quasi in esclusiva.

Per questo è innaturale la sottile presa di distanza dei genitori dalle responsabilità dei carnefici. Nella terribile lotteria di quelle ore chiunque poteva restare impigliato nella rete mortale predisposta dai due rampolli, è toccato a Luca, i cui genitori saranno perseguitati a lungo dall’immagine di quell’orrenda e disumana esecuzione. Eppure, l’attore protagonista degli interventi dei papà Prato e Foffo, non era la vittima, ma loro stessi, impegnati in una ostinata quanto tragica e al contempo grottesca, caricaturale, difesa della propria credibilità genitoriale. Entrambi si sono dichiarati certi che i propri figli sono dei bravi ragazzi. Può darsi, ma se gli uomini si valutano secondo le loro azioni, padri e figli escono a pezzi da questa orrenda storia. I conti, dunque, tra il detto e il fatto non tornano, e siamo costretti a prendere per buona la sensazione di trovarci di fronte a due individui, parlo dei genitori, sprovveduti, forse abili nei loro rispettivi ruoli sociali e professionali, ma responsabili di svariate omissioni nei confronti del loro compito educativo.

La genitorialità si gioca sul verbostare‘, che non significa appiccicarsi fisicamente ai figli, ma conoscere perlomeno discretamente il loro terreno interiore, percepire vibrazioni e turbolenze, andare oltre le apparenze, magari usare parametri di valutazione che non siano solo il rendimento scolastico.

I percorsi netti, anche allora, non saranno comunque garantiti, e tuttavia sarà più difficile trovarsi di fronte a scene come quella presentatasi agli inquirenti nell’appartamento di un quartiere periferico della Capitale.

Mi permetto, da genitore e da professionista, di consigliare a questi papà, certo sconvolti più di quanto appaia dalle loro disinvolte espressioni, di respingere la tentazione di fornire ulteriori spiegazioni pubbliche. Tutti noi che siamo padri e madri, sappiamo quanto sia difficile oggi portare in porto le nostre fragili barchette, per questo avremmo apprezzato musica e parole diverse: “Chiediamo perdono a tutti per il dolore irrimediabile che i figli sono stati capaci di infliggere a due genitori come noi. Il compito di educare, soprattutto in realtà così dispersive, incomunicanti e violente come le grandi città, è diventato improbo, per questo sentiamo di potere chiedere una piccola quota di comprensione ai genitori che vivono situazioni tormentate coi figli. Non osiamo invocare perdono dai signori Varani, perché la loro perdita è irrimediabile, e noi ci sentiamo responsabili per avere consegnato alla vita ragazzi impreparati a tollerarne le difficoltà. Proprio perché sopraffatti dal rimorso per la cancellazione della vita di un ragazzo innocente e della ferità mortale inflitta ai suoi genitori, da questo momento e fino a quanto il tempo non avrà depositato una patina di oblio sulla terribile vicenda, noi ci ritiriamo nel nostro dolore, certo meno devastante di quello che travolge i poveri genitori di Luca, cercando le energie per tornare, per quanto possa essere possibile, a educare ciò che rimane dei nostri figli, aiutandoli a sopravvivere al loro crimine orrendo”.

Luca Varani non sarebbe tornato a casa, ma a lui e a noi resterebbe almeno la consolazione di sapere che il sangue versato non è stato vano.

 

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