domenica, Settembre 19

Flat tax: a chi conviene? Intervista a Carlo Cottarelli, Direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (CPI) dell'Università Cattolica di Milano, ed ex Direttore Esecutivo nel Board del Fondo Monetario Internazionale (FMI)

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Molti osservatori dicono che adottando una fiscalità di questo tipo si mettono sullo stesso piano le diverse classi sociali, a discapito di chi ha un reddito basso. É vera questa affermazione?

In un certo senso può avere dei principi di verità ma nella maggior parte dei casi rimane un argomentazione un po’ estrema. Nel senso che quello che conta è l’aliquota media di tassazione, cioè io pago 10 su un reddito di 50 e questo punto l’aliquota media è del 20%.  Quindi, se io ho un reddito fino ai 10/12mila euro non pago tasse. Per esempio, prendiamo la flat tax con aliquota al 23%: con un reddito fino ai 12mila euro non si paga niente; con un reddito anche di 13mila (per i lavoratori) euro si paga il 20% soltanto sulla differenza, e quindi su mille. Al crescere del reddito si paga il 20% su una base sempre più alta del reddito.

Che effetti può avere questo modello fiscale sull’economia reale di un Paese?

L’aspetto positivo, e importante, è la semplificazione della base imponibile. Questo rende l’amministrazione fiscale più semplice, meno costosa e più facile da assimilare per i contribuenti. Anche se, come detto poc’anzi, questo potrebbe essere ottenuto in parte con più di un aliquota. In generale, dipende però da come è disegnata la flat tax. Uno può pensare che se la tassazione media si riduce, l’economia diventa più distensiva e più veloce. Però, in alcune proposte che sono state avanzate, compresa quella avanzata dalla piattaforma del centrodestra, si dice la flat tax viene finanziata interamente con l’eliminazione degli oneri fiscali. Il che vuol dire però che la pressione fiscale non cambia, ma è solo una questione di redistribuzione fiscale, e questo punto, l’unica vera conseguenza percepibile è la semplificazione del sistema.

In Italia, questo modello è stato riproposto dal centrodestra. Ma che vantaggi possono esserci in merito, per esempio, al tema dell’evasione fiscale e dell’eccessiva tassazione?

Per quanto riguarda l’evasione fiscale, è possibile che dalla semplificazione del sistema si riesca a combattere meglio l’evasione, però non ci può contare ex ante. E questo, quindi, vuol dire che non si può usare l’arma della flat tax come unica risorsa contro l’evasione, e anche dall’esempio di altri Paesi si capisce che non c’è stata un grande diminuzione dell’evasione fiscale. In merito alla crescita, la questione della semplificazione ritorna ad essere centrale, in quanto, rende il sistema più efficiente e più facile da gestire, però è molto difficile da quantificare. In Bulgaria è stata registrata una lieve crescita, quindi, può esserci qualche conseguenza positiva ma non ci si può fare affidamento al 100%. Inoltre, usare la flat tax per abbassare le tasse è un discorso che può essere fatto però non solo se riguarda la pressione fiscale. Nell’ultima proposta del centrodestra ad esempio, quella inclusa nel programma a quattro, si legge che la piena copertura della tassazione ad aliquota unica verrà fatta attraverso il taglio degli sconti fiscali. In questo caso, piena copertura vuol dire che il taglio delle tasse non cambia.

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