martedì, Settembre 21

Fisco, semplificare le normative Intervista a Massimiliano Casto, consulente del lavoro, tributarista, economista d’impresa

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Il sistema fiscale italiano penalizza anche le persone fisiche, sempre sulla tematica della compensazione fra crediti e debiti. Come si potrebbe rivoluzionare l’imposizione fiscale?

Il problema del sistema fiscale italiano sta nella complessità delle procedure, nella miriadi di circolari e regolamenti attuativi che rendono l’imposizione tributaria un vero tormento, con il continuo rischio di cadere nella trappola della burocrazia. I contribuenti italiani, sia privati sia imprese, già fortemente penalizzati per l’alto carico fiscale tra i più alti in Europa, oltre a mettere la mano in tasca devono quotidianamente fare i conti con la complessità del sistema. È necessario e urgente alleggerire il peso fiscale, ma anche semplificare l’apparato della riscossione.

 

Il nuovo fisco italiano cosa dovrebbe cambiare per restare al passo con i tempi, agevolando anche una ripresa della fiducia nelle imprese e nei cittadini?

Il carico fiscale degli italiani è notoriamente tra i più alti in Europa senza avere adeguati servizi. Il cittadino e le imprese soffrono questa triste realtà. La crisi economica, che morde le famiglie, che fa strage delle piccole e medie aziende e fa tremare le grandi imprese, deve essere adeguatamente affrontata con determinatezza e consapevolezza. Non è possibile che il cittadino debba districarsi in una miriade di tasse sulla casa: Tasi, Tari, Imu. Bisogna semplificare. Il contribuente, già obbligato a pagare, deve farlo almeno con semplicità, senza doversi districare nel mondo della burocrazia tributaria. Stesso discorso per le imprese: c’è necessità di un fisco più amico, che dia maggiori flessibilità al pagamento di tasse con rateizzazioni e dilazioni, con più incentivi all’innovazione e alla creazione di posti di lavoro e con concrete possibilità di accesso al credito bancario. Per fare un esempio, compilare un modello di pagamento F23 oppure F24 è diventato un dilemma per il cittadino che vuole versare. Tutto questo non è possibile. Parola d’ordine quindi: snellimento di burocrazia e fisco più amico.

 

Gli altri Paesi europei, in tema di fisco, come si comportano?

Come ben sappiamo, le imprese tentano di andare via dall’Italia e di produrre all’estero perché in altri Paesi europei trovano, oltre che un costo del lavoro più conveniente, anche un fisco più benevolo. Di recente questo ‘fuggi fuggi’ avviene anche tra i privati cittadini, soprattutto pensionati, che vogliono godersi interamente la pensione senza avere la preoccupazione di non arrivare alla fine del mese. Da una recente ricerca fatta dall’Eurostat sul rapporto del trattamento fiscale nei Paesi europei, l’Italia si colloca al secondo posto fra gli Stati perché la quota sull’incidenza del fisco sul PIL è pari al 44%. Ci batte solo l’Ungheria. Questa stima la dice lunga e fa intendere la gravità del problema del nostro sistema fiscale, che oltre a essere tra i più pesanti, è tra i più complicati d’Europa. Per fare un esempio, in Italia il costo del lavoro è di circa il 51% mentre in Bulgaria è del 32,9%. Per questo le imprese italiane pensano di trasferirsi all’estero.

 

In che modo e quanto incide sulla crescita economica una nuova imposizione fiscale che preveda la compensazione tra crediti e debiti?

L’opportunità di effettuare la compensazione tra le somme dovute dalle amministrazioni pubbliche e gli importi da versare dalle imprese al fisco è una grande possibilità che ha lo Stato per dare nuovo slancio all’economia e una boccata d’ossigeno alle imprese. In realtà, le aziende italiane questa compensazione la chiedono a gran voce da anni: potere usare i crediti vantati nei confronti della Pubblica amministrazione per pagare le tasse -e i alcuni casi per poter chiudere i conti con il fisco- è un’esigenza di sopravvivenza per le imprese che può costituire un vero trampolino di lancio per l’economia italiana.

 

L’evasione fiscale delle imprese può essere combattuta anche con un fisco decisamente più vicino ai contribuenti?

La lotta all’evasione non va fatta con le minacce della chiusura dell’attività d’impresa, con il pignoramento dei beni dell’imprenditore, con il fermo amministrativo dei mezzi dell’impresa, o peggio ancora con le minacce della reclusione. Il deterrente non può essere, nel caso del pagamento delle tasse, il terrore del fisco o di Equitalia. Bisogna combattere l’evasione facendo capire che pagare di meno è possibile, pagando tutti. Bisogna creare le basi per un sistema fiscale più semplice, più digeribile, con servizi e uffici fiscali che funzionano, con rimborsi che arrivano immediatamente e con una vera semplificazione delle procedure: dalla facile compilazione della dichiarazione dei redditi alla semplicità e comodità nei pagamenti, oltre che una notevole riduzione di vari circolari e regolamenti attuativi.

 

Quanto influenza negativamente il PIL dell’Italia una cattiva gestione burocratica a seguito della mancata compensazione tra crediti e debiti delle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione?

Secondo una stima in base a uno studio fatto da ‘Intrum Justitia’, ma anche dalla Banca d’Italia, l’ammontare dei debiti commerciali della nostra Pubblica amministrazione verso le imprese per il 2013 è di circa 74,2 miliardi di euro, pari a circa il 4,8% del PIL. Le imprese italiane subiscono un notevole svantaggio, rilevante rispetto a quelle di Paesi più virtuosi, in termini di costi sul ritardo dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni. Anche in termini di giorni di pagamento medi, le stime fornite dicono che i tempi di pagamento medi della Pubblica amministrazione italiana siano ancora i più lunghi d’Europa. Questo è inaccettabile per un Paese in piena crisi e che vuole uscirne al più presto. È un problema a cui il nostro governo deve mettere mano al più presto e seriamente, per poter dare un impulso positivo all’economia italiana.

 

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