martedì, Maggio 18

Fisco desolante

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Le tasse? Continuano a pagarle solo i dipendenti. L’allarme è della Corte dei Conti, che oggi ha presentato la relazione sulla tax compliance’, cioè il tentativo dell’amministrazione di spingere i contribuenti all’adesione spontanea.
La magistratura contabile giudica grave la «sperequazione contributiva che si verifica tra i lavoratori dipendenti e gli autonomi». Secondo i giudici, infatti, «il funzionamento del sistema fiscale italiano si è sensibilmente discostato dal modello teorico, e produce un’ingiustificata grave sperequazione tra il livello di contribuzione del lavoro dipendente e di pensione e quello derivante dallo svolgimento di attività economiche indipendenti».

La disparità di contribuzione si registra anzitutto per l’IRPEF, imposta sul reddito delle persone fisiche, «per la quale le ritenute effettuate dai sostituti d’imposta sui redditi di lavoro dipendente e di pensione costituiscono nel 2013 oltre il 79% del gettito totale derivante da adempimento spontaneo, e l’Irpef dichiarata per il 2011 deriva per l’81,4% da contribuenti il cui reddito prevalente è di lavoro dipendente o di pensione».
Da questo scenario emerge dunque «un problema di straordinaria gravità» rappresentato dall’evasione fiscale «tra le prime cause, se non la principale, delle difficoltà del sistema produttivo, dell’elevato costo del lavoro, dello squilibrio dei conti pubblici, del malessere sociale esistente».

Secondo i magistrati contabili «la gravità del fenomeno, d’altra parte, risulta accentuata dalla sua distribuzione e dalle ulteriori distorsioni che ne derivano». «E’ evidente, in proposito, il ruolo giocato da una serie di variabili soggettive, come la tipologia dei contribuenti, ed oggettive, l’area impositiva, la natura e le modalità di effettuazione delle transazioni. Sotto tali profili, infatti, un’imposta come l’Irpef, è per sua natura particolarmente esposta all’evasione: sia per l’ampiezza della base imponibile a rischio, sia per la progressività che caratterizza le sue aliquote, sia, infine, per il legame che si viene ad instaurare fra evasione fiscale ed evasione da spesa sociale».

Le cause di ciò, secondo i giudici contabili, vanno ricercate nella inefficace normativa fiscale che si è sviluppata negli ultimi quarant’anni, che risulta «contraddittoria e mal coordinata, adottata sulla spinta di emergenze contingenti e quasi mai inquadrata in una strategia di lungo periodo di contrasto all’evasione».
Innumerevoli le misure fiscali adottate nell’ultimo quarantennio: «la bolla di accompagnamento dei beni viaggianti, alla ricevuta fiscale, agli apparecchi misuratori fiscali, alle ripetute modifiche al sistema penale tributario, al regime forfetario per la determinazione di costi e spese per imprese minime e minori, ai coefficienti presuntivi, ai parametri e agli studi di settore, alle modifiche all’accertamento sintetico del reddito delle persone fisiche, all’archivio dei rapporti finanziari, ai ricorrenti condoni fiscali, sanatorie e riaperture dei termini di dichiarazione e di versamento». Esse sarebbero il frutto «di storiche divisioni politiche e sociali su un tema, quello del contrasto all’evasione che, per sua natura e rilevanza, dovrebbe costituire elemento di piena condivisione e concordanza di obiettivi».

In questo contesto, dunque, «l‘affievolimento del sistema sanzionatorio e il mancato potenziamento operativo dell’apparato di controllo hanno vanificato la razionalità teorica di un sistema fiscale basato sull’adempimento spontaneo, quale è quello che riguarda i circa cinque milioni di contribuenti che operano nel settore delle attività indipendenti e che sono, pertanto, in grado di autodeterminare almeno in parte il loro grado di lealtà fiscale».

Dalla relazione presentata oggi dalla Corte emerge in buona sostanza «la limitata influenza che l’attività di controllo esercita sui comportamenti dei contribuenti». Ciò ha pertanto indotto i giudici a prospettare l’«l’esigenza di una diversa strategia di contrasto dell’evasione, basata in primo luogo sull’impiego della tecnologia, sia ai fini della naturale emersione delle basi imponibili, attraverso l’introduzione della fatturazione elettronica nei rapporti tra soggetti Iva e la diffusione degli obblighi di pagamento tracciato e di comunicazione telematica dei corrispettivi, sia in chiave persuasiva e conoscitiva, onde assicurare al contribuente la tempestiva e preventiva conoscenza dei dati fiscalmente significativi, come fatture di acquisto e di vendita, pagamenti ed incassi, dati strutturali, consumi privati».

Il sistema dei controlli fiscali, dunque, funziona male. Altre cause sono poi rappresentate «da condoni e sanatorie, la cui prospettiva rende autolesionistica la condotta di chi adempie correttamente e tempestivamente all’obbligazione tributaria». Ma anche nel basso numero di controlli che l’Amministrazione è in grado di effettuare annualmente rispetto al numero di contribuenti a rischio esistenti. «In media un controllo ogni trent’anni e più di svolgimento dell’attività, almeno per la maggior parte degli operatori» Infine nell’esiguità delle sanzioni amministrative, cioè pagamento di una somma pari al 16,66% dell’imposta evasa in caso di infedele dichiarazione».

Di «progressività fiscale al contrario» parla Susanna Camusso, leader della CGIL. «Le imposte sono pagate soprattutto da lavoratori dipendenti e pensionati, mentre gli autonomi grazie all’evasione usufruiscono spesso di un doppio vantaggio, meno tasse e accesso ai servizi sociali collegati al reddito», Commenta Camusso. «Le risorse andrebbero trovate con una lotta vera all’evasione fiscale. Si tratta di risorse importanti, non solo per l’Irpef ma anche per l’Irap. Abbiamo bisogno di un serio e ordinato sistema fiscale» ha aggiunto.

Per Annamaria Furlan, Segretario Generale della Cisl, «il sistema fiscale italiano va cambiato perché‚ non rispetta i principi costituzionali dell’equità e della progressività». «A pagare sono sempre i soliti noti. 120 miliardi di euro all’anno sfuggono alle casse dell’erario, senza contare poi i 70 miliardi di corruzione. Siamo pronti a raccogliere firme per una legge di iniziativa popolare che cambi dalle fondamenta il sistema fiscale italiano» ha concluso.

Sarcastico il commento di Carmelo Barbagallo, Segretario della UIL. «La grave sperequazione nella contribuzione Irpef tra dipendenti e pensionati e il lavoro autonomo è la scoperta dell’acqua calda. Il Governo una seria riforma fiscale, e nel farla non dovrebbe confrontarsi solo ”con coloro che, in gran parte, sono evasori». Infine Barbagallo si dice scettico sulla possibilità che la legge di stabilità 2015 possa invertire la tendenza sull’evasione. «Non vediamo segnali di riforma fiscale seria. Bisogna ridurre l’imposizione sul lavoro dipendente e sui redditi da pensione».

Una buona notizia va invece registrata per il settore industriale, cioè il via libera del Ministero dello Sviluppo alla cessione della Lucchini di Piombino al gruppo algerino Cevital. L’operazione, infatti, prevede investimenti di circa 400 milioni di euro e prospettive, a regime, di pieno riutilizzo del personale. Fin da subito, Cevital assumerà alle proprie dipendenze 1.860 lavoratori.

Soddisfatto della decisione si è detto Vincenzo Renda, Segretario UILM di Livorno. «Apprezziamo la tempestività del ministero. Questa è una vicenda che si trascinava ormai da troppo». «Attendevamo questa notizia per poter chiedere un incontro a Cevital in modo da conoscere i dettagli oltre che del progetto, dei tempi di avvio del piano industriale».

Sulla stessa linea Luciano Gabrielli, segretario FIOM di Livorno. «Siamo molto soddisfatti, abbiamo chiesto un incontro al commissario Nardi e al presidente di Cevital per accelerare il piano di lavoro e per l’acquisto dei semilavorati in modo da far ripartire subito la produzione».

Sul piano internazionale va invece segnalato il taglio delle stime del Pil in Russia per 2015, che passa da una crescita dell’1,2% a un calo dello 0,8%, con la recessione già nel primo trimestre dell’anno. Lo dice, riporta Bloomberg, il vice Ministro dell’conomia russo, Alexey Vedev, citando le sanzioni sull’Ucraina come «elementi di instabilità strutturali e geopolitici».

Infine le borse che chiudono in rialzo, con l’eccezione di Francoforte, ma sotto i massimi della giornata.  I listini approfittano del rally delle piazze cinesi e gli energetici approfittano della volata di ieri del prezzo del petrolio, che oggi però si è già fermata. Londra, grazie ai
minerari e agli energetici, avanza dell’1,29% a 6.742,10 punti. A Milano l’indice Ftse Mib sale dello 0,48% a 19.780,58 punti. Francoforte termina in territorio negativo e cede lo 0,3% a 9.934,08 punti, a causa della flessione del comparto utility e di Lufthansa, che perde l’1,2% dopo che i piloti, nel secondo giorno di sciopero, hanno esteso lo stop ai voli di lungo raggio e ai cargo. Parigi guadagna lo 0,25% a 4.388,30 punti e Madrid sale dello 0,66%.

 

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