giovedì, Dicembre 9

Fiscal Compact e le preoccupazioni di Padoan field_506ffb1d3dbe2

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Padoan OCSE

E’ un Padoan molto preoccupato quello che si presenta alla conferenza interparlamentare sul Fiscal compact della Camera dei Deputati: «Abbiamo di fronte a noi – ha detto il Ministro dell’Economia una combinazione molto preoccupante, fatta di bassa crescita, scarsi investimenti, alta disoccupazione, bassa o nulla inflazione in un contesto in cui il debito rimane elevato». Le pressioni all’aggiustamento di bilancio su Paesi in deficit sono più forti, ma «queste pressioni – ha detto Padoan – dovrebbero essere più simmetriche». Sarebbe necessario «un approccio qualitativo prima ancora che quantitativo alle politiche di bilancio».

La vera sfida sono le Riforme strutturali, le stime di crescita sono state, secondo il Ministro dell’Economia «eccessivamente ottimistiche fino a pochi mesi fa. La crescita si è dovuta spostare più in là nel tempo e alcune cause non sono state ben comprese, i problemi che abbiamo di fronte sono più profondi di un semplice andamento ciclico». L’Italia ha compito un grande sforzo: «La prima cosa che l’Europa ha fatto per riprendersi dallo choc della crisi è stata mettere rapidamente in equilibrio la finanza pubblica, che ha portato anche al Fiscal compact  e l’Italia ha fatto uno sforzo molto intenso di aggiustamento fiscale e contribuito alla sostenibilità della finanza pubblica, il fiscal compact è stato concepito in un quadro macroeconomico più favorevole, andrebbe tenuto conto delle difficoltà del quadro e delle circostanze eccezionali soprattutto di alcuni Paesi. Questo strumento va reso più potente e orientato alla crescita».

Padoan non nasconde le difficoltà ma le misure vanno però perseguite: «In un quadro macroeconomico di semistagnazione come quello attuale tutte le manovre di aggiustamento sono più difficili, ma noi continueremo a perseguirlo». La nuova parola in Europa è «policy mix, non più solo austerità, ma miglior uso possibile degli strumenti che abbiamo a disposizione». «La politica monetaria sta raggiungendo i limiti della sua azione e la politica fiscale ha molti pochi spazi,  questo non vuol dire – precisa il ministro – che gli spazi siano zero: io ritengo che ci siano spazi che vanno meglio sfruttati eliminando o almeno minimizzando le asimmetrie che ci sono nel sistema dell’euro nel suo complesso, in cui i Paesi in surplus hanno più spazio mentre i paesi in deficit ne hanno meno. Occorre quindi generare incentivi che consentano di utilizzare nel giusto modo questi spazi». E soprattutto puntare sugli investimenti privati «perché sono nel privato le risorse importanti da mobilitare ma gli investimenti privati, non si mobilitano se non c’è certezza sull’orizzonte temporale, se non c’è fiducia che le regole rimarranno nel tempo, non saranno cambiate e saranno favorevoli a crescita».

L’orizzonte per Padoan dovrà essere necessariamente più lungo perché altrimenti  «ci si concentra sull’aggiustamento immediato, di breve termine, che purtroppo non aiuta a risollevare la crescita». Il Ministro ha poi annunciato  che il governo sta studiando nuove misure a riduzione del cuneo fiscale da adottare con la prossima legge di Stabilità. «Il governo ha già preso misure nella direzione della riduzione del cuneo fiscale e ne stiamo studiando altre nell’ambito della legge di Stabilità».

Piena fiducia infine nella BCE: «Potrebbe essere in aumento il rischio di deflazione, ma sono convinto che la Banca centrale europea stia assolutamente controllando la situazione e stia preparandosi a utilizzare anche strumenti diversi». Sulle cifre da investire non c’è ancora chiarezza «non so se 300 miliardi di euro siano la cifra giusta, ma sicuramente dobbiamo investire di più nel  pubblico e nel privato, certo è  che queste misure richiedono una valutazione approfondita su idee concrete».

Sono sempre meno fiduciosi in Europa, peggiorano infatti  le aspettative di famiglie e imprese europee sulla situazione economica: il dato sul “sentimento economico”, calcolato ogni mese dalla Commissione europea sulla base degli indicatori della fiducia dei consumatori e dei responsabili dei diversi settori produttivi ed economici, è in calo sia nell’Eurozona, dove torna sotto la media di lungo periodo che aveva superato soltanto a dicembre 2013, sia in Ue.
 Il dato di settembre mostra una flessione di 0,7 punti nell’Eurozona, dove scende a 99,9, e di 1 punto nell’Ue a 28 paesi, dove si attesta a 103,6.

L’andamento negativo, spiega la Commissione, riflette le previsioni “più caute” soprattutto fra i consumatori e nel settore del commercio al dettaglio. Risulta invariata l’inflazione in Germania allo 0,8% per il terzo mese consecutivo. Il dato è in linea con le attese del mercato. L’inflazione era scesa a +0,8% a luglio, registrando il dato più basso da febbraio 2010.

Il ministero dell’Economia ha collocato questi mattina 5,5 miliardi di euro di Btp a 5 e 10 anni, al top del target, con rendimenti misti. I 3 miliardi di euro di decennali sono stati piazzati al 2,45%, leggermente in rialzo rispetto al 2,39% della precedente asta. La domanda è pari a 1,34 volte l’offerta. I 2,5 miliardi di euro di quinquennali sono stati collocati con un rendimento dell’1,06%, leggermente in ribasso rispetto all’1,10% della precedente asta. La domanda è stata pari a 1,48 volte l’offerta.

L’Italia ha uno sistemi fiscali più pesanti e inefficienti d’Europa: la pressione fiscale è elevata, soprattutto su lavoro e impresa, e il sistema fiscale è amministrativamente oneroso. Sono questi i risultati di una ricerca del Centro Studi “ImpresaLavoro“. «Durante la crisi la situazione è ulteriormente peggiorata per via dell’aumento della pressione fiscale reso necessario dall’impossibilità politica di tagliare la spesa pubblica. Considerando la pressione fiscale dal 1990 al 2012, si osserva come negli ultimi anni l’Italia – assieme alla Francia – abbia visto un forte aumento delle entrate fiscali, di quattro punti di PIL, nonostante la gravissima crisi economica. Buona parte dell’aumento risale agli anni immediatamente precedenti la crisi, per controllare il debito pubblico la cui virtuosa riduzione si era arrestata negli anni precedenti, ma le entrate fiscali hanno continuato ad aumentare anche con la crisi. Si è infatti deciso di ridurre il deficit e rispondere alla crisi economica sul lato delle entrate anziché su quello delle uscite, che hanno continuato ad aumentare sia in termini nominali che di percentuale di PIL, anche se di poco. La classe dirigente italiana ha cioè preferito preservare l’ingente spesa pubblica anche a costo di danneggiare ulteriormente l’economia reale, contribuendo ad aggravare e prolungare la crisi. È da considerare che l’Italia è caratterizzata da un maggior peso dell’economia sommersa rispetto agli altri paesi europei considerati, e quindi a parità di pressione fiscale sul PIL complessivo (che include anche una stima del sommerso), la pressione fiscale effettiva in rapporto al PIL prodotto alla luce del sole è ancora maggiore che negli altri Paesi».

«Rispetto alla Germania, l’Italia nel 2012 aveva una pressione fiscale superiore di ben quattro punti di PIL, pari a circa 65 miliardi di euro. Si noti che, anche se la Gran Bretagna ha una pressione fiscale ancora minore, nel 2012 aveva un forte deficit (oltre il 6%), quindi i dati di pressione fiscale possono essere fuorvianti, non essendo un forte deficit compatibile con la stabilità finanziaria nel lungo termine: la Gran Bretagna dovrà o tagliare la spesa o aumentare le tasse in futuro, e parte del vantaggio rispetto all’Italia potrebbe ridursi. Anche l’Italia ha un deficit superiore a quello tedesco (le cui finanze erano in pareggio nel 2012), e dunque una riduzione della pressione fiscale agli stessi livelli tedeschi richiederebbe una riduzione ancora maggiore della spesa pubblica».

Secondo il Presidente di ImpresaLAvoro Massimo Blasoni  «il carico e la struttura del sistema fiscale contribuiscono alla stagnazione del paese in vari modi: riducendone la competitività, costringendo a sprecare tempo e risorse in procedure burocratiche, e in definitiva riducendo gli incentivi a produrre, lavorare e risparmiare sebbene la stagnazione negli ultimi decenni e la fragilità economica messa in luce dalla crisi abbiano molteplici cause, le imposte rappresentano un fattore rilevante per le insoddisfacenti performance economiche del Paese. Resta dunque prioritario riformare il sistema fiscale riducendone la complessità a parità di entrate, spostare la tassazione dal lavoro e dalle imprese ai consumi, e ridurre la pressione fiscale complessiva tagliando al contempo la spesa». Male la Borsa che chiude in calo a – 1,29%, Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi si attesta a 144 punti , il tasso del decennale e’ pari al 2,40%.

 

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